Mozione fotovoltaico
Dal Salone Internazionale del libro
La mozione approvata al salone del libro è stata inoltrata al Presidente del Salone del Libro Rolando Piccioni, a Carlo Petrini, agli assessori e ai dirigenti della Regione Piemonte, a sindaci della provincia di Asti, ai parlamentari richiedendo di sottoscrivere e di agire in difesa della produzione agricola di qualità e a tutela del paesaggio.
Dal Salone Internazionale del libro, a seguito della presentazione del volume "GLI UOMINI E LA TERRA. IL PATRIMONIO ECONOMICO, AMBIENTALE E CULTURALE DEL PAESAGGIO AGRARIO", avvenuta nello Stand del Parco culturale Piemonte Paesaggio Umano il 14 maggio, gli amministratori, gli imprenditori agricoli, i pianificatori territoriali, gli studiosi del paesaggio, il pubblico presente promuovono una richiesta ai sindaci, agli operatori economici e ai cittadini per la tutela del paesaggio e del lavoro in agricoltura, affinché la collocazione di pannelli solari e di impianti a biomasse non sottragga suolo agricolo fertile e non deturpi il paesaggio, pregiudicando in tal modo anche la candidatura dell'Unesco per le colline del vino.
Gli incentivi ministeriali e regionali a favore dell'installazione di impianti di energie alternative e la concomitante crisi di remuneratività in agricoltura favoriscono gli impianti di energie alternative anche in modo indiscriminato in siti di pregio paesaggistico e di produzione d'eccellenza, depauperando di conseguenza il valore aggiunto che il paesaggio da ai prodotti e alla qualità della vita.
Va trovato un giusto equilibrio tra economia dello sviluppo e qualificazione ambientale e paesaggistica.
Pertanto il gruppo promotore richiede che le amministrazioni comunali individuino come prioritari i tetti dei capannoni industriali e artigianali, degli edifici pubblici, le aree industriali dismesse così da salvaguardare l'uso agricolo del terreno e di conseguenza le caratteristiche peculiari del paesaggio agrario.
Suggerisce, inoltre, che in attesa di adeguate norme, vi sia una moratoria così come già richiesto dall’Osservatorio del paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano.
Torino, 14 maggio 2010
Primi firmatari gli enti promotori della prima edizione del Festival del paesaggio agrario 2009
Comune di Vinchio
Associazione Davide Lajolo
Cantina di Vinchio e Vaglio Serra
Diettore Assessorato all’Agricoltura Regione Piemonte
Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano
Associazione Terra, Boschi, Gente e Memorie
Ente Parchi Astigiani
LE FERITE MORTALI ALLE COLLINE
Di Laurana Lajolo
Da un lato si fanno proposte di turismo culturale, di riqualificazione del commercio, di promozione del paesaggio collinare, dall’altro nei comuni imperversano le installazioni del fotovoltaico. Come possiamo promuovere il turismo sostenibile distruggendo il patrimonio ambientale, paesaggistico e la tradizione del lavoro contadino della vigna, del campo e del bosco, che è il valore aggiunto della nostra terra? La forza del denaro prevale sui propositi. I comuni hanno l’interesse di far arrivare soldi nelle casse asciutte, le imprese guadagnano molto e i proprietari, in tempi di crisi dell’agricoltura, ricevono una remunerazione immediata. Sono tutti interessi di corto respiro, mentre non c’è nessuna compensazione per il danno di lungo periodo al paesaggio, che non è solo un bel panorama, ma è ricchezza comune, un insieme complesso di coltivazioni, di biodiversità, di bellezza naturale, di qualità della vita. La responsabilità dello scempio in atto è del legislatore che ha fatto i provvedimenti per le energie rinnovabili, puntando tutto sugli incentivi, senza prevedere semplici norme per l’installazione dei pannelli su capannoni, tetti di edifici pubblici e aree dimesse invece che su terreni fertili. E così, invece che coniugare le due cose, si è creata la tragica dicotomia tra l’energia pulita e l’ambiente.
(La Stampa 22.05.10)
Pubblicato da: Redazione il 20/05/2010
in: Terra Aria Acqua Fuoco
Tags: energia , fotovoltaico , paesaggio , turismo
Il turista del futuro sarà responsabile
di Alessandro Berruti
La crisi gli ha rifilato una scoppola sonora, ma l’industria turistica resta una delle più potenti e impetuose del nostro tempo. Il desiderio di viaggiare, per necessità e per piacere, coinvolge un miliardo di viaggiatori internazionali, un numero incalcolabile di turisti “interni” e dà lavoro a una persona ogni sei nel mondo. Un fenomeno, quello turistico, di enormi proporzioni, che si accompagna a pesanti contraddizioni ambientali, sociali ed economiche. Dagli alberghi costruiti lungo spiagge vergini, alle piscine colme di acqua potabile nel mezzo di aride savane; dai camerieri pagati una miseria per servire viaggiatori del “mondo ricco”, alle speculazioni edilizie nelle regioni “turistiche”. Per non dire della banalizzazione delle culture locali. In Tibet, per esempio, i monaci buddisti hanno abbreviato i propri complessi rituali religiosi per andare incontro alla scarsa capacità di attenzione delle comitive di turisti. In Tanzania, poi, un albergo a quattro stelle risulta consumare 500 litri d’acqua al giorno per cliente, mentre la media di acqua disponibile per la popolazione locale è di 25 litri. La risposta critica al turismo “insostenibile” è arrivata dal movimento del turismo responsabile. L’idea di fondo di chi viaggia in modo “responsabile” è semplice: al centro del viaggio sta l’interesse della comunità ospitante e l’incontro tra viaggiatore e ospite è “reale”, fondato sul reciproco rispetto. La sostenibilità dell’ambiente naturale visitato, la conservazione delle culture locali e la distribuzione equa dei guadagni prodotti lungo la filiera turistica, a favore soprattutto dei più poveri, diventano ricadute positive dell’esperienza turistica responsabile. Le proposte per chi desidera viaggiare in questo modo sono rivolte sia ai Paesi del Sud del mondo che a mete locali. L’Associazione Italiana Turismo Responsabile (www.aitr.org), la più importante rete di operatori di questo specifico settore, con 90 soci, offre esperienze tra le più varie: dalle gite a dorso di mulo a lunghe camminate sulle dorsali montuose; dagli agriturismi a “impatto zero” alle cooperative di turismo sociale. Fino ai viaggi alla scoperta dell’Africa o della selva amazzonica ospiti delle famiglie locali. I cambiamenti globali che stanno ridisegnando gli equilibri del mondo in una forma inedita, impongono al viaggiatore di domani un cambio di paradigma: la responsabilità sarà sempre più un “dover essere” per chi si muove con la valigia come per chi scarpina zaino in spalla.
*ufficio stampa aitr, è autore di “turismondo” (effatà editrice) e della guida “turisti responsabili” (terre di mezzo).
















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