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Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
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Ancora tagli alla scuola

Associazione italiana maestri cattolici

Ancora tagli alla scuola

Ancora una volta, tagli pesanti alle risorse di personale si riversano sulla scuola, minandone l’organizzazione, l’offerta formativa, il dialogo progettuale con il territorio e, di conseguenza, il suo  stesso valore istituzionale.
Quella che può sembrare una necessaria e inevitabile manovra economica di contenimento della spesa pubblica si sta configurando, nelle aule delle istituzioni scolastiche, come una situazione di emergenza. A fronte di una sempre maggiore complessità delle classi e delle difficoltà di tipo educativo e/o relazionale, si risponde con dati statistici e con raffronti nazionali e internazionali non sempre adeguatamente contestualizzati, nascondendo il grosso disagio delle comunità professionali che vedono frammentate le proposte educative a causa di orari rigidi e compressi, poco rispettosi dei tempi di apprendimento e dei ritmi di crescita di ciascun alunno.
Una comunità in grado di riconoscere gli innumerevoli bisogni delle giovani generazioni e di progettare i propri interventi per lo sviluppo di una cittadinanza sempre più consapevole, responsabile e aperta alla globalità del mondo non può condividere scelte che riducono prospettive di crescita culturale e sociale e accentuano la lontananza della scuola dai reali problemi presenti e futuri.

È tempo di verifiche e di valutazioni delle azioni messe in campo.L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), associazione professionale di docenti e dirigenti, avverte l’esigenza, a distanza di tre anni dalla riorganizzazione della rete scolastica e dalla razionalizzazione delle risorse umane, di dare avvio a un serio e puntuale monitoraggio di ciò che sta accadendo, che chiami in causa il Ministero,le Regioni e tutti quegli interlocutori istituzionali che hanno e avranno peso nella governance territoriale. Si teme, infatti, che nel rapporto Stato/Regioni sulla materia concorrente non vi sia un piano di condivisione e di progettualità. Ne è dimostrazione il procedere per piccoli passi e per frammenti: da una parte il ricorso delle singole Regioni alla Corte Costituzionale su questa o quella situazione al fine di abrogare aspetti della normativa, dall’altra l’operazione del federalismo fiscale che apre la questione dei livelli minimi di prestazione del servizio nazionale. Tale modalità rischia di minare il sistema di istruzione e formazione, producendo incongruenze e contrasti.

È tempo di porre mano alle modalità di attribuzione del personale. È urgente realizzare un’approfonditariflessione sui parametri con i quali costituire un organico funzionale d’istituto, capace di garantire alle scuole un livello accettabile di stabilità organizzativa e progettuale, mediante l’assegnazione di risorse che prenda in carico, oltre al tempo frontale curricolare, anche indici di progettazione scolastica e dicomplessità delle differenti realtà territoriali, valorizzando l’autonomia delle singole scuole.
È tempo di affrontare le problematiche della scuola.
Occorre dare voce ai professionisti di scuola, alle loro istanze e proposte per il bene della scuola tutta.

La presidenza nazionale Aimc
Roma, 12 maggio 2011

Pubblicato da: Redazione il 18/05/2011

in: Le mappe del tesoro

Tags: politica, leggi , scuola dimezzata

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LA SCUOLA PUBBLICA artt. 33 e 34 della Costituzione

di Piero Calamandrei, 1950 - testo inviato da Giustizia e Libertà

LA SCUOLA PUBBLICA  artt. 33 e 34 della Costituzione

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

Pubblicato da: Redazione il 06/03/2011

in: Le mappe del tesoro

Tags: costituzione , diritti , politica, leggi , scuola dimezzata

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Prolusione Card. Bagnasco al consiglio CEI

giovani/lavoro, famiglia, politica/educazione, anche con riferimento alle recenti vicende politiche

Prolusione Card. Bagnasco al consiglio CEI

Alleghiamo la prolusione del Card. Bagnasco al consiglio CEI di stamane:
Poniamo particolare attenzione alla nella seconda parte in cui è affrontata la questione giovani/lavoro, famiglia, politica/educazione, anche con riferimento alle recenti vicende politiche.

"... bisogna che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni.
Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che  cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese.
La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative.
«Muoversi secondo una prospettiva di responsabilità − ammoniva il Papa in occasione dell’ultima Settimana Sociale − comporta la disponibilità ad uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire insieme il bene del Paese» (Benedetto XVI, Messaggio alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani, 12 ottobre 2010). Come ho già avuto modo di dire, «chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54)» (Prolusione al Consiglio Permanente, 21-24 settembre 2009, n. 8).
...  È necessario fermarsi − tutti − in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. [pp.11-12]

Segnaliamo inoltre un altro passaggio sul rapporto scuola-società:
 
"Certamente l’istituzione scolastica fa tutto quello che può, specialmente attraverso l’impegno serrato di una moltitudine di docenti e operatori, competenti e generosi. Eppure, questo dispiegamento di disponibilità pare non bastare, tanto è grande e delicata oggi «la sfida educativa». Per questo deve entrare in campo la società nel suo insieme, e dunque con ciascuna delle sue componenti e articolazioni. Se la scuola – come oggi si intende – dev’essere «comunità educante», bisogna convincersi con una maggiore risolutezza che la società nel suo complesso è chiamata ad essere «comunità educante». Affermare ciò, a fronte di determinati «spettacoli», potrebbe apparire patetico o ingenuo, eppure come Vescovi dobbiamo caricarci sulle spalle anche, e soprattutto, questo onere di richiamare ai doveri di fondo, di evidenziare le connessioni, di scoprire i pilastri portanti di una comunità di vita e di destino. Se si ingannano i giovani, se si trasmettono ideali bacati cioè guasti dal di dentro, se li si induce a rincorrere miraggi scintillanti quanto illusori, si finisce per trasmettere un senso distorcente della realtà, si oscura la dignità delle persone, si manipolano le mentalità, si depotenziano le energie del rinnovamento generazionale. È la speranza, pane irrinunciabile sul tavolo dei popoli, a piegarsi e venire meno. Il cuore dei giovani tende − per natura − alla grandezza e alla bellezza, per questo cerca ideali alti: bisogna che essi sappiano che nulla di umanamente valevole si raggiunge senza il senso del dovere, del sacrificio, dell’onestà verso se stessi, della fiducia illuminata verso gli altri, della sincerità che soppesa ogni proposta, scartando insidie e complicità. In una parola, di valori perenni. Gesù è il modello affascinante, l’amico che non tradisce e viene sempre incontro, che prende per mano e riaccende ogni volta la forza sorgiva che sostiene la fiducia verso la realizzazione di sé e la vera felicità. Questo – come adulti e come giovani − abbiamo bisogno di vedere e di sentire sempre, oltre ogni moralismo ma anche oltre ogni libertarismo, l’uno e l’altro spesso dosati secondo le stagioni." (pag.13)

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Lettera ai ragazzi, di Roberto Saviano

La Repubblica.it 16/12/2010

Lettera ai ragazzi, di Roberto Saviano

CHI LA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.
Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un'altra Italia.
I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo.

Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei, che stanno occupando le università, che stanno manifestando nelle strade d'Italia. Alle persone che hanno in questi giorni fatto cortei pieni di vita, pacifici, democratici, pieni di vita. Mi si dirà: e la rabbia dove la metti? La rabbia di tutti i giorni dei precari, la rabbia di chi non arriva a fine mese e aspetta da vent'anni che qualcosa nella propria vita cambi, la rabbia di chi non vede un futuro. Beh quella rabbia, quella vera, è una caldaia piena che ti fa andare avanti, che ti tiene desto, che non ti fa fare stupidaggini ma ti spinge a fare cose serie, scelte importanti. Quei cinquanta o cento imbecilli che si sono tirati indietro altrettanti ingenui sfogando su un camioncino o con una sassaiola la loro rabbia, disperdono questa carica. La riducono a un calcio, al gioco per alcuni divertente di poter distruggere la città coperti da una sciarpa che li rende irriconoscibili e piagnucolando quando vengono fermati, implorando di chiamare a casa la madre e chiedendo subito scusa.

Così inizia la nuova strategia della tensione, che è sempre la stessa: com'è possibile non riconoscerla?

>> Leggi tutto l'articolo originale su Repubblica.it

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IL CASO: Il lungo elenco degli atenei a rischio così i ricercatori bloccano le lezioni

di SALVO INTRAVAIA su Repubblica.it del 06/10/2010

IL CASO: Il lungo elenco degli atenei a rischio così i ricercatori bloccano le lezioni

Da anni garantiscono la didattica anche se non è un loro compito. E ora, per protesta contro la Gelmini che li ha tagliati, mettono on line la lista delle università dove non andranno oltre le loro mansioni. Mentre è corsa contro il tempo per approvare la riforma

Avvio delle lezioni nel caos all'università. La protesta dei ricercatori contro la riforma Gelmini rischia di bloccare buona parte dell'offerta formativa per l'anno accademico 2010/2011. I ricercatori, che da anni si occupano anche della didattica impartendo anche più di un insegnamento, sono determinati e intendono incrociare le braccia. Il loro contratto non prevede infatti l'obbligo di insegnare e il loro rifiuto getterà nel panico presidi e rettori. Intanto, la politica sta cercando di chiudere al più presto la partita della riforma, magari con qualche aggiustamento che scongiuri il blocco delle attività didattiche da parte dei ricercatori.

Il Cnru (il Coordinamento nazionale dei ricercatori universitari) pochi giorni fa ha messo in linea una lettera aperta indirizzata a studenti e genitori, che spiega loro a cosa andranno incontro quest'anno. "I ricercatori universitari italiani stanno protestando contro il disegno di legge sull'università e la manovra finanziaria dell'onorevole Tremonti. Questa forma di protesta  -  avvertono  -  comporterà disagi anche per voi". L'elenco di università e facoltà in cui i ricercatori hanno deciso di ritirare la loro disponibilità all'insegnamento è lunghissima.

>> Leggi tutto su Repubblica.it

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Il Diritto allo Studio Piemontese è sotto attacco!

di SImone Baglivo, Rappresentate degli Studenti presso il C.d.A. dell'EDISU Piemonte per il Poli.

Il Diritto allo Studio Piemontese è sotto attacco!

"Si passerà nel giro di un anno direttamente dal 100% di borse per gli aventi diritto allo 0%."

L'Edisu Piemonte è l'ente regionale che gestisce tutto il comparto del Diritto allo Studio Universitario (DSU) per i tre atenei piemontesi: UNITO, POLITECNICO, UPO (piemonte orientale).

La normativa che regola il DSU nazionale è datata 1990 con successive modifiche. Nel 2001 attraverso la riforma del titolo V della costituzione, la gestione di tale materia è stata delegata agli enti regionali e sempre nel 2001 è stato fatto un decreto ministeriale (DPCM) che stabilisce i criteri per accedere e i livelli essenziali dei servizi. Da allora ogni regione si è dotata di propri regolamenti e di pratiche spesso differenti fra i vari enti. Ci sono grosse disparità nell'erogazione dei diritti, borse di studio, residenzialità studentesca, ristorazione, sale studio, contributi affitto, contributo erasmus, collaborazioni part time, ecc...

Il Piemonte in tale quadro, nonostante alcune carenze nei posti letto, solo in parte coperte dagli alloggi post olimpici, si colloca ai primi posti per quanto riguarda buone pratica e livello generale di erogazione servizi. Basti pensare che da oltre 10 anni riesce a coprire interamente le richieste di borsa di studio. Negli ultimi anni inoltre, su richiesta dei rappresentanti degli studenti presso l'EDISU, come i rappresentanti dell'UDU, da sempre vicini al tema del DSU, sono stati aggiunti nuovi servizi. Per esempio la Borsa PLUS, una borsa dedicata a coloro che con un reddito superiore per la richiesta di borsa (secondo il DPCM) ma non tanto da far considerare lo studente un benestante (25.000 euro circa di ISEE) e con una buona media, possono accedere a questa graduatoria per la borsa. Nell'ultimo anno per esempio più di 700 studenti meritevoli hanno ricevuto il contributo. Sono stati aggiunti nuovi posti letto e aule studio.

Nel corso del 2010 il bilancio dell'ente ha visto un forte ridimensionamento a causa di un taglio del fondo di finanziamento regionale da 22.5 milioni di euro a 17 milioni di euro, al quale però è riuscito a supplire attraverso gli avanzi virtuosamente creati negli anni precedenti. Per il 2011 e quindi dal prossimo anno accademico il bilancio avrà tale ridimensionamento:

- 6 milioni da parte del MIUR, cioè il finanziamento statale, che passerà da 12 a 6;

- un grossissimo taglio da parte della Regione che andrà dai già insufficienti 17 milioni a 6 milioni.

Con questo grosso ridimensionamento per l'anno accademico 2011/12 non si riuscirà a coprire neanche una borsa di studio (altro che meritocrazia come blaterano importanti ministri di questo governo).

Si passerà direttamente dal 100% di borse per gli aventi diritto allo 0%.

Ora non so quanti di voi usufruiscono dei servizi dell'EDISU, borsa completa, ma tale situazione è insostenibile per il Diritto allo Studio, anzi ne decreta ufficialmente la fine. Credo sia giunto il momento di dire basta a questo continuo attacco nei confronti dei diritti basilari che la COSTITUZIONE Italiana (art. 34) a chiare lettere ha stabilito nel secolo scorso. L'Università Pubblica è sotto assedio, il diritto allo studio è dilaniato e vede delle importantissime disparità da regione a regione. Il futuro dell'ITALIA sta venendo compromesso da delle politiche scellerate nei confronti del mondo dell'istruzione e della ricerca.
E' il momento, e se non ora quando, per far sentire la nostra voce, per alzare il livello del dibattito pubblico, che si occupa troppo spesso di case e di veline, di nani, barzellette e chiacchiere e non delle questioni che interessano la gran parte del paese e il futuro stesso di un'intera generazione. Un futuro che sta per essere compromesso definitivamente dalle riforme (o pseudo tali) della Gelmonti-Tremini e dalla Lega sempre silente e compiacente.
Bisogna manifestare tutto il nostro dissenso nei confronti di questi tagli, che dal 2008 colpiscono sempre di più la scuola e l'università, bisogna ribadire la centralità e l'importanza per il sistema paese e per noi dell'UNIVERSITA' PUBBLICA, LAICA E ACCESSIBILE.
Accessibile significa anche Diritto allo Studio, significa art. 34 della Costituzione: "...i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto, con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze...".

Reagire significa informarsi, informare e partecipare numerosi a tutte le iniziative di lotta e di protesta che saranno programmate nelle prossime settimane. Il Politecnico farà numerose assemblee congiunte tra ricercatori, precari della ricerca, docenti e studenti.

Andrea Aimar (rapp. studenti Edisu per l'Unito - Studenti Indipendenti) ed io, stiamo lanciando un appello pubblico, rivolto all'intera comunità piemontese, per salvaguardare e rilanciare la politica pubblica sul tema del DSU. L'UDU per il Politecnico, Studenti Indipendenti per l'Unito e le Officine Corsare saranno sempre in prima linea per difendere e garantire l'art. 34 della Costituzione.
Venerdì prossimo, 8 Ottobre, alle ore 9.00 ci sarà una grande manifestazione cittadina, in concomitanza con tutte le altre città italiane, che vedrà protagonisti tutte le componenti sotto attacco, dagli studenti medi agli studenti universitari, dai precari ai ricercatori. Anche dal Poli ci sarà uno spezzone per il corteo.

La campagna per salvare il Diritto allo Studio ci vedrà protagonisti tutti quanti.
Ed è solo l'inizio.

E' importantissimo essere numerosi.
Insieme possiamo cambiare.

Simone Baglivo
Rappresentate degli Studenti presso il C.d.A. dell'EDISU Piemonte per il Poli.
http://www.facebook.com/simone.baglivo

UDU - UNIONE DEGLI UNIVERSITARI - POLITECNICO DI TORINO. 

www.udutorino.it

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