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Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
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Settembre 1943, due giovani donne.

di Lorenzo Mazzucato (Conques)

Settembre 1943, due giovani donne.
Settembre 1943. Manca più di un anno e mezzo alla Liberazione: saranno i 20 mesi più duri della storia italiana. Tutto si sfalda (per prime le istituzioni) e le famiglie italiane – abbandonate a se stesse – già soffrono il terrore dei bombardamenti aerei, il mercato nero, la miseria... ma sono ancora ignare del peggio che incombe.
 
Due giovani donne, ventottenni, amiche d’infanzia, entrambe sposate con prole, prendono il coraggio tra le mani e iniziano un viaggio che sembra tuttora (sessantasette anni dopo) una temeraria odissea. Partono insieme, impaurite quanto determinate, dalla stazione di Padova, bombardata due giorni prima. Destinazione: Caserma Cantore a Tolmezzo, Carnia friulana; poco lontano dal confine con il terzo Reich. Lì sono accasermati i loro giovani mariti: amici d’infanzia anche loro.
Le due amiche partono “contro” le rispettive famiglie, risolutamente contrarie ad un viaggio - in piena guerra - di due giovani donne “sole” (non accompagnate dal marito) che lasciano a casa figli piccolissimi. Nella loro fervida ma determinata immaginazione, vorrebbero tirare fuori dalla caserma e riportare a casa i loro mariti. Liberarli! mentre lo Stato sembra non esistere più – prima che i tedeschi li deportino in Germania, schiavi per i lavori più umili e pesanti. Quelle brutte notizie circolano in fretta, nonostante la censura dello stato di guerra…
Insomma, due Primule rosse padovane in gonnella, risolute quanto inesperte, che vogliono dare una raddrizzata alla loro storia personale e familiare, ancor prima che l’Italia insorgente dei partigiani cominci a raddrizzare la Storia con la s maiuscola…
La loro missione impossibile riesce. Dopo svariati cambi di treno, innumerevoli controlli di documenti, un bombardamento della stazione di Udine (cui sfuggono miracolosamente incolumi), l’8 settembre - terzo giorno di viaggio - arrivano a Tolmezzo. Trovano inopinatamente i loro mariti, già sfuggiti alle grinfie dei deportatori tedeschi, in abiti borghesi, in attesa di un’occasione propizia per abbandonare Tolmezzo accerchiata. Ma sono anche sbigottiti, increduli, di fronte a quel coraggio più maschile che femminile. Forse, considerata la mentalità dell’epoca, sono anche due maschi un po’ contrariati… Tuttavia (mi piace pensare) sono orgogliosi di queste Primule rosse in gonnella, arrivate fin lì “per salvarli”.
 
Uno di quei giovani soldati in fuga da Tolmezzo l’8 settembre del ‘43 era il mio babbo: Candido, morto sei mesi fa alla veneranda età di 95 anni.
Una di quelle Primule rosse – avventate e coraggiose – era la mia mamma, Ninetta (all’anagrafe Guerrina Umigiaga), morta ieri sera tra le mie braccia, alla veneranda età di 95 anni.
Dopo ottant’anni vissuti insieme, erano già troppi questi sei mesi “da soli” (lei di qua del fronte, lui di là..). Stavolta è venuto lui a salvarla, a liberarla!, in una di quelle caserme ipertecnologiche – un po’ scarse di anima e di umanità – che sono i nostri ospedali.
Addio Mamma. Ciao Papà. Vi voglio bene! Ricordatevi di me…
Adelante!
 
Lorenzo Mazzucato
(Conques)

Pubblicato da: Redazione il 30/08/2010

in: Storie

Tags: resistenza

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Napolitano fa il suo dovere, sono altri a tradire la Costituzione

Intervista a Renato Balduzzi il direttore di "Coscienza"

Napolitano fa il suo dovere,  sono altri a tradire la Costituzione

Il direttore di "Coscienza" Renato Balduzzi, noto costituzionalista e presidente nazionale del Meic dal 2002 al 2009, interviene sulla situazione politica attuale: “L'Italia è una repubblica parlamentare, il presidente non ha fatto altro che ricordarlo”. E aggiunge: “Nel Paese non c'è tensione tra Costituzione formale e Costituzione materiale, lo ha confermato il referendum del 2006”.
Ma siamo davanti a un “rovesciamento tra realtà e menzogna favorito dalle manipolazioni televisive”

Professore, che cosa sta succedendo? Il Capo dello Stato accusato di “tradire” la Costituzione perché ricorda che è sua prerogativa nominare il Governo e verificare, in caso di crisi, se il Parlamento sia o meno in grado di esprimere una maggioranza.
Il presidente Napolitano non ha fatto altro che ricordare, a tutti, che l’Italia è una repubblica parlamentare, nella quale cioè è compito del Capo dello Stato verificare se esista in Parlamento una maggioranza capace di sostenere il governo. Tradisce la Costituzione e attenta ad essa chi la confonde con il testo bocciato nel referendum costituzionale del 2006. Quello sì che prevedeva la fuoriuscita dalla forma di governo parlamentare e dava al cosiddetto Premier il potere di mandare tutti a casa da solo. Ma gli italiani, nonostante la contrarietà di parte del centro-destra e il sostegno tiepido di parte del centro-sinistra, confermarono la fiducia nella Carta: furono la società civile, i gruppi di base, l’associazionismo diffuso (mi piace ricordare anche l’impegno del Meic) a “salvare” la Costituzione.

Eppure, anche alcuni costituzionalisti stanno sostenendo che la sola alternativa alla crisi dell’attuale governo sarebbero le elezioni anticipate, perché diversamente si tradirebbero la “costituzione materiale” e la sovranità popolare…
Si scambiano i propri auspici e i propri orientamenti politici con le regole costituzionali. La cosiddetta costituzione materiale altro non è che il consenso politico-culturale attorno alla Costituzione formale. Non c’è in Italia tensione tra l’una e l’altra, lo ha confermato appunto il referendum del 2006. Quanto alla sovranità popolare, essa si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, come dice con chiarezza l’art. 1: tra le forme e i limiti, ci sono naturalmente il Capo dello Stato e le altre istituzioni di garanzia. Devo dire che alcune prese di posizione di costituzionalisti in questi giorni (poche, per la verità) mi hanno stupito: non c’è manuale di diritto costituzionale che non dica quello che il presidente Napolitano ha ricordato. Che è poi quello che insegniamo ai nostri studenti del primo anno di giurisprudenza. Non vedo perché ciò che va bene sui libri e nelle aule universitarie debba poi esser negato sulla scena pubblica. Ma forse è colpa della fretta della settimana di ferragosto …

Non è che siamo in presenza di un’ennesima variante di un fenomeno purtroppo ricorrente, la trahison des clercs, il tradimento degli intellettuali rispetto al proprio ruolo critico?
Mi auguro di no. Certo, sotto il profilo culturale non possiamo dimenticare che la situazione attuale è anche frutto negativo della trascuratezza con cui alcuni di noi intellettuali, rinunciando al proprio ruolo, hanno validato e giustificato locuzioni giornalistiche come Prima e Seconda Repubblica (e, secondo qualcuno, Terza). Come se bastasse il mutamento della legge elettorale a cambiare la Costituzione!

Già, la Costituzione. È proprio questa a essere oggi in discussione…
Lo è da molti anni, e non soltanto a parole. Si è iniziato a violarla senza che i suoi primi difensori, i cittadini-elettori, ne avessero consapevolezza. Esattamente vent’anni fa, alcuni ministri (tra cui quello della Difesa, Mino Martinazzoli) si dimisero dal governo di cui facevano parte perché contrari all’appoggio governativo all’approvazione parlamentare della cosiddetta legge Mammì, la quale, in spregio ai principi della Costituzione e a numerose sentenze della Corte costituzionale, consentiva a un privato lo strapotere televisivo, rischiando di condizionare in modo irrimediabile il funzionamento della democrazia rappresentativa. Tutto ha origine da lì, da questa ferita costituzionale che rende il nostro Paese un’eccezione negativa tra le democrazie contemporanee.

Nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista “Coscienza”, il bimestrale del Meic[1], lei ha denunciato con forza l’inversione di ruoli, nel nostro Paese, tra “ladri e caramba”, per cui spesso sono i primi a perseguire i secondi. Alla luce delle vicende di queste ultime settimane, che cosa si può aggiungere?
Quelli a cui noi assistiamo sono aspetti di un più generale rovesciamento tra realtà e apparenza, tra verità e menzogna, appunto tra ladri e carabinieri. Favorito dalle manipolazioni televisive, ciò rende difficile la formazione di una vera e libera opinione pubblica democratica. Se a ciò aggiungiamo una legge elettorale profondamente sbilanciata a favore degli apparati mediatici e politici, il cerchio negativo si chiude pericolosamente.

Il quadro che lei dipinge è tutt’altro che roseo. Che cosa può aiutarci?
Lo ha scritto qualche giorno fa un intellettuale cattolico della levatura di Francesco Paolo Casavola [che fu il primo presidente del Meic, ndr]. Ci può aiutare un impegno capillare e diffuso, da amico ad amico, da cittadino a concittadino, di persuasione con argomenti da Socrate redivivo, per abbandonare la strada della menzogna e della violenza. Non saprei dirlo meglio.

 


Pubblicato da: Redazione il 18/08/2010

in: Diritti e Rovesci

Tags: costituzione , politica, leggi , resistenza

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Una giornata emozionante

A cura dell'Associazione Davide Lajolo

La passeggiata del 29 maggio 2010 Ulisse sulle colline a Vinchio nella Riserva naturale della Valsarmassa è stata una giornata carica di emozioni e di intensità di sentimenti condivisi tra protagonisti e pubblico.
L’inizio della manifestazione è stata come tutti gli anni al Bricco dei Tre Vescovi, dove si è parlato di biodiversità, di difesa dell’ambiente, di agricoltura di qualità che non deve essere messa in pericolo dall’assalto disordinato del fotovoltaico, che risponde soltanto a profitti privati. E’ intervenuto con Laurana Lajolo il presidente dell’Ente Parchi Astigiani Gianfranco Miroglio.
Il gruppo si è quindi soffermato al Giardino delle erbe aromatiche, collocato sul crinale con la vista delle Alpi da un lato e degli Appennini liguri dall’altra.
Il momento centrale della manifestazione si è svolto al Bricco di Monte del Mare, dove Renzo Arato  ha letto poesia, accompagnato dal clarinetto di Nadia Seia, con versi di Davide Lajolo, Rafael Alberti, Pablo Neruda, Paul Eluard, Alfonso Gatto, Nazim Hikmet, poeti amici di Lajolo,.
Laurana Lajolo ha ricordato la fuga della madre Rosetta con lei bambina di due anni sulla bicicletta durante il terribile rastrellamento nazifascista del 2 dicembre 1944 alla ricerca di un rifugio sicuro, che è stato trovato, dopo tre giorni di viaggio nella neve, presso la famiglia Caracciolo di Agliano, che con coraggio e generosità ha protetto la giovane donna e sua figlia dalla violenza della guerra. Laurana ha voluto consegnare una targa a Silvana Caracciolo, erede della memoria della famiglia che le ha salvato la vita.
E’ stato quindi consegnato il Premio Davide Lajolo -  Il ramarro alla giornalista Concita De Gregorio quasi a segnare il passaggio di testimone da Davide Lajolo, direttore de L’Unità di Milano dal 1948 al 1958 nei tempi bui della guerra fredda, a Concita de Gregorio, che dirige oggi il quotidiano con coraggio e passione in un periodo molto difficile della nostra storia. De Gregorio ha sottolineato l’esigenza di saper difendere gli spazi di libertà e di democrazia, perché la Resistenza è anche adesso.
L’incontro si è svolto tra le bellissime sculture di Elio Garis Le sirene sulle colline del mare. Le flessuose forme di sirene e di voli in diversi materiali hanno trovato una suggestiva collocazione tra le piante sulle colline sorte dal mare millenni di anni fa.
Alla Ru, la quercia secolare monumento naturale della Valsarmassa, Valentina Archimede ha letto alcuni brani sul giornalismo che Davide Lajolo ha annotato nel suo diario Ventiquattro anni: dalla passione per il mestiere di giornalista, alla battaglia per la libertà di informazione al rapporto con il popolo dei lettori, alla poesia condivisa con il tipografo sul bancone in attesa dell’uscita del giornale.

>> Leggi i testi delle letture e le motivazioni delle premiazioni scaricandoli dal sito www.davidelajolo.it

VIDEO CRONACA

Appunti di giornalista di Davide Lajolo


 

Laurana Lajolo in fuga a due anni


 

Concita De Gregorio e l’odierna resistenza

Pubblicato da: Redazione il 03/06/2010

in: Storie

Tags: asti, cultura , gallery , lajolo , parchi e riserve , racconto fotografico , resistenza

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Don Gallo a Casa Cervi - 25 aprile 2010

Il 25 aprile 2010 don Andrea Gallo è stato invitato alla Casa dei Fratelli Cervi (Gattatico - Reggio Emilia) e ha animato e commosso i numerosi spettatori venuti ad applaudirlo.

In questo estratto dal suo lungo intervento don Gallo parla di antimilitarismo e di De André mentre il gruppo musicale “Ostinati e contrari” della Comunità di San Benedetto intona “fiume Sand Creek” (De André-Bubola).

Pubblicato da: Redazione il 02/05/2010

in: Le mappe del tesoro

Tags: resistenza

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