A proposito della soppressione dei piccoli comuni
Di Laurana Lajolo
“Un paese ci vuole per non essere solo” scrive Pavese, i racconti di Beppe Fenoglio prendono ispirazione dal piccolo paese S. Benedetto Belbo, Davide Lajolo descrive il suo luogo natale come “Vinchio è il mio nido” e Angelo Brofferio afferma che Castelnuovo Calcea è la prima meraviglia del mondo che ha visto nella sua infanzia.
Le comunità, e non l’individuo solo e egoista, sono il tessuto connettivo di una società. Bene, questi luoghi dell’anima degli scrittori formano l’identità di piccole comunità che hanno una storia millenaria. Ora quei Comuni vengono soppressi per risparmiare sui costi della politica, giustificazione ridicola.
Con tutti gli sprechi e i privilegi dei potenti la scure si abbatte su chi facendo il sindaco si occupa di una serie di incombenze necessarie alla vita degli abitanti (dalle frane ai servizi), percependo un misero compenso non certo adeguato all’impegno richiesto. Con l’abolizione del Comune i piccoli paesi diventeranno propaggini anonime, frazioni senza servizi destinate alla consunzione insieme al loro territorio. E’ stata abolita anche la provincia di Asti, impoverendo ulteriormente tutto il territorio e in particolare il capoluogo, che è già in stato di sofferenza.
Non abbiamo più diritto alla provincia ma a quattro deputati si. Costano i sindaci e le loro Giunte, ma non i parlamentari? Loro non vengono ridotti di numero e mantengono i loro benefit.
Come interpretano le istanze e i diritti dei loro elettori gli eletti, di cui una è la presidente della provincia che deve essere soppressa?
19 giugno 2011 Indignati: globarevolution
Ricevuto dalla nostra redazione
Siamo gli indignati, gli anonimi, i senza voce. Eravamo in silenzio, ma ascoltavamo, e osservavamo tutto. Ma non per guardare verso l’alto, dove ci sono quelli che guidano il mondo, ma intorno a noi, dove ci troviamo tutti e tutte; e stavamo aspettando il momento di unirci.
Non ci rappresenta nessun partito, associazione o sindacato. E non vogliamo che sia cosí, perché ognuno rappresenta sé stesso. Vogliamo pensare tutti insieme a come creare un mondo dove le persone e la natura stiano al di sopra degli interessi economici.
Vogliamo progettare e costruire il migliore dei mondi possibili. Insieme possiamo farlo, e lo faremo. Senza paura.
Le prime scintille scoccarono nei paesi arabi, dove centinaia di migliaia di persone hanno occupato le piazze e le strade e hanno ricordato ai loro governi, che loro sono il vero potere. Dopodiché sono stati gli islandesi che scesero in strada per esprimersi e scegliere il proprio futuro; e poco dopo il popolo spagnolo ha occupato le piazze dei quartieri, dei paesi, delle cittá.
Ora questo fuoco si estende rapidamente in Francia, Grecia, Portogallo, Italia e Turchia, mentre arrivano echi dall’America e dall’Asia e nuove fiamme si accendono dappertutto. Se i problemi sono globali, la rivoluzione o sará globale o non ci sará. É ora di riprenderci i nostri spazi pubblici per discutere sul nostro futuro tutti e tutte insieme.
Il 19 giugno chiamiamo alla #Globalrevolution incitiamo l’occupazione pacifica delle piazze pubbliche e la creazione di spazi di incontro, dibattito e riflessione. É nostro dovere recuperare gli spazi pubblici e decidere insieme che mondo vogliamo.
Toma la plaza!!! Toma las calles!!! #Globalrevolution.
People of the World, rise up!!!
takethesquare.net
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Pubblicato da: Redazione il 17/06/2011
in: Nuovomondo
Tags: politica, leggi , povertà
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Cipolle e libertà
Marco Paolini
Marco Paolini accompagnato da Lorenzo Monguzzi in "Cipolle e libertà" ovvero la storia di un operaio veneto tipica dell'Italia del dopo guerra e ricca di spunti riguardo alla situazione attuale. La ripresa fu fatta il 18 luglio 2006 nella cava di Tarpezzo nei pressi di Cividale del Friuli nel corso di uno straordinario spettacolo del Mittelfest diretto da Moni Ovadia intitolato "Storie di Lavoro" con la partecipazione di tanti bravissimi artisti e esponenti della cultura: Gualtiero Bertelli, Mario Brugnaro, Ascanio Celestini, Mauro Corona, Alessandra Kersevan, Giovanna Marini, Patrizia Nasini, Francesca Breschi, Marco Paolini, Gian Antonio Stella, Lorenzo Monguzzi. Marco Paolini dimostra la sua bravura nel raccontare e nel conservare la memoria del nostro recente passato facendoci riflettere sul presente.
Le straniere di Asti
Pubblicato su La Stampa il 12 febbraio 2011
Aicha Nourdine
Quando arrivò in Italia, nel 1995, non sapeva né leggere né scrivere. S’impunto e da autodidatta cominciò a imparare l’italiano leggendo e riscrivendo le etichette al supermercato. Aicha Nourdine è cresciuta tra i berberi del deserto marocchino: non ha mai visto un banco di scuola, e laggiù da bambina lavorava la campagna. A 32 anni, vorrebbe iniziare a lavorare sul serio: «Seguo il corso di cucito: non mi dispiacerebbe fare la sarta». Il marito, ambulante del mercato, è d’accordo. L’ha conosciuto quando era già in Italia e hanno quattro figli, tutti maschi da uno a 11 anni. «I due più grandi – racconta Aicha – mi aiutano a studiare l’italiano e mi sgridano quando sbaglio. Sono severissimi, ma anche contenti che la loro mamma abbia deciso d’iniziare a studiare. Per loro, è stato più facile: sono nati e cresciuti qui. Parlano l’arabo, ma l’italiano è la loro lingua». Prima d’iniziare a lavorare, Aisha vuol crescere i figli: «Aspetterò l’età della scuola, e poi forse farò la sarta. Vorrei un giorno poter comprare una casa per loro». FI. M.
Saida Eddafi
«Da piccola, sognavo di fare la giornalista. Oggi, ho tre figli di uno, sei e dieci anni e vorrei continuare a lavorare con i bambini». Saida Essafi, 27 anni, ha imparato in fretta a parlare l’italiano. Dopo sette anni in Italia, fa ancora fatica a scriverlo, ma è una giovane donna tenace: «Ho cominciato a capirlo guardando i cartoni animati in televisione e poi, ho fatto la badante. Ora non lavoro: ho un bimbo di un anno da crescere. Ma leggo tutto ciò che posso: i cartelli per strada, gli avvisi negli uffici. L’altro giorno, ho stupito delle persone perché leggevo le scritte su un portaombrelli!». E’ nata, cresciuta e si è sposata a Casablanca: «Un giorno mio marito Adil mi disse: “Partiamo per l’Italia. Qui i nostri figli non hanno un futuro”. I miei genitori si arrabbiarono tantissimo». La prima casa in affitto da una signora di Rocca d’Arazzo: «Sono stata fortunata: con Zinetta, la mia ex padrona di casa, sono ancora molto amica». Adil trova lavoro come marmista: «E pazienza se io non son riuscita a far la giornalista. Spero sia il mio primogenito a realizzare il suo sogno: fare lo scienziato». FI. M.
«Macché gelosi, i nostri mariti sono stufi di fare tutto.
Ci dicono: “Imparate l’italiano e andate a lavorare anche un po’ voi”». E’ la più irriverente del gruppo a parlare. Sguardo vispo e battuta sagace ruba sorrisi e consensi alle compagne.
Il velo bacia il loro volto, ma gli occhi brillano di ironia e sogni.
Ne hanno tanti quelle giovani donne. Sono venticinque. Tutte marocchine, tra i 20 e i 32 anni.
Tutte sposate e con almeno due figli.
Vivono ad Asti, a Praia. Chi da più di dieci anni, chi da pochi mesi. Alcune, a scuola, non c’erano mai state, neanche in Marocco. Parlavano poco o male l’italiano. Da ottobre, lo studiano.
E i progressi si vedono ogni giorno: «Alcune vogliono imparare bene la lingua per poter lavorare – dice Nadia Maruf, mediatrice culturale del Comune – altre per inserirsi meglio nella vita della città.
Tutte sono molto motivate: non riuscire a comunicare significa non andare dal medico, non parlare con gli insegnanti dei figli, non riuscire a fare i documenti, non trovare amiche». Andar oltre le frontiere della lingua è l’obiettivo di «Parlando s’impara». E’ il progetto di formazione rivolto alle donne straniere a rischio di emarginazione concertato dalla Prefettura. Solo un esperimento, ma ci credono in tanti: la Provincia che lo ha finanziato con 11,5 mila euro, mediati dalla consigliera delle Pari opportunità Francesca Ragusa.
Il Comune di Asti che ha aperto la «scuola» del Trovamici di via Monti e creato un asilo, gestito dalla cooperativa «Jokko». Il VI Circolo che con la direttrice Pierpaola Umboschi, ha concesso il laboratorio della Gramsci. La sarta Francesca Barbuscia v’insegna l’arte del cucito. La Croce rossa, che con i suoi volontari, spiega come destreggiarsi tra uffici e servizi. Coordina il medico Antonio Silvestri che in Africa, ha imparato cosa vuol dire vivere lontani da casa. Il Ctp, il centro di formazione per stranieri, che ha imprestato la maestra Floriana Basso.
Anche il Provveditorato ha dato il suo benestare. «E’ un progetto nato sotto una buona stella» racconta Patrizia Maria Binello, assistente sociale della Prefettura, che coordina l’iniziativa con Maria Angela Savoca, traduttrice, ed Elisa Chechile della Cri. Ad aprile, nella giornata contro la violenza sulle donne, Nadia Maruf lanciò l’idea, subito raccolta con entusiasmo da un gruppo al femminile, tra cui c’era anche l’insegnante Maria Rotella. «Tante donne straniere – prosegue Binello – hanno un problema d’integrazione dovuto all’ostacolo della lingua: ci voleva un corso propedeutico a quelli del Ctp, che si occupasse anche delle ragazze analfabete.
Ne parlammo in Commissione Donne, minori e scuola ed è nato così il nostro piccolo asilo della lingua italiana, ispirato alla scuola delle mamme di Milano. E insegnamo a queste donne anche a muoversi nel labirinto di servizi della città». Mentre le mamme sono a scuola, i bimbi più piccoli vengono guardati dalle educatrici della«Jokko» Paola Scarzella ed Elisa Sardi, aiutate dalle volontarie Irene Alchera e Jessica Murdaca. Due volte al mese, c’è il mercoledì creativo con lo yoga e lezioni di ballo di Paola Grillone. Le prime 25 studentesse si «diplomeranno» fine maggio. In una festa, saranno consegnati diplomi e speranze.
L’iniziativa ha così successo, che è bastato il passaparola per creare una lista d’attesa di oltre 50 donne straniere. Anche il Ctp di Canelli si sta muovendo per far partire le lezioni in autunno. Ad Asti, si lavora già per il bis. La buona volontà c’è, si cercano i finanziatori.
Pubblicato da: Fiammetta Mussio il 18/02/2011
in: Nuovomondo
Tags: accolti o respinti , diritti , lavoro , politica, leggi , povertà , razzismo
Prolusione Card. Bagnasco al consiglio CEI
giovani/lavoro, famiglia, politica/educazione, anche con riferimento alle recenti vicende politiche
Alleghiamo la prolusione del Card. Bagnasco al consiglio CEI di stamane:
Poniamo particolare attenzione alla nella seconda parte in cui è affrontata la questione giovani/lavoro, famiglia, politica/educazione, anche con riferimento alle recenti vicende politiche.
"... bisogna che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni.
Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese.
La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative.
«Muoversi secondo una prospettiva di responsabilità − ammoniva il Papa in occasione dell’ultima Settimana Sociale − comporta la disponibilità ad uscire dalla ricerca del proprio interesse esclusivo per perseguire insieme il bene del Paese» (Benedetto XVI, Messaggio alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani, 12 ottobre 2010). Come ho già avuto modo di dire, «chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54)» (Prolusione al Consiglio Permanente, 21-24 settembre 2009, n. 8).
... È necessario fermarsi − tutti − in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. [pp.11-12]
Segnaliamo inoltre un altro passaggio sul rapporto scuola-società:
"Certamente l’istituzione scolastica fa tutto quello che può, specialmente attraverso l’impegno serrato di una moltitudine di docenti e operatori, competenti e generosi. Eppure, questo dispiegamento di disponibilità pare non bastare, tanto è grande e delicata oggi «la sfida educativa». Per questo deve entrare in campo la società nel suo insieme, e dunque con ciascuna delle sue componenti e articolazioni. Se la scuola – come oggi si intende – dev’essere «comunità educante», bisogna convincersi con una maggiore risolutezza che la società nel suo complesso è chiamata ad essere «comunità educante». Affermare ciò, a fronte di determinati «spettacoli», potrebbe apparire patetico o ingenuo, eppure come Vescovi dobbiamo caricarci sulle spalle anche, e soprattutto, questo onere di richiamare ai doveri di fondo, di evidenziare le connessioni, di scoprire i pilastri portanti di una comunità di vita e di destino. Se si ingannano i giovani, se si trasmettono ideali bacati cioè guasti dal di dentro, se li si induce a rincorrere miraggi scintillanti quanto illusori, si finisce per trasmettere un senso distorcente della realtà, si oscura la dignità delle persone, si manipolano le mentalità, si depotenziano le energie del rinnovamento generazionale. È la speranza, pane irrinunciabile sul tavolo dei popoli, a piegarsi e venire meno. Il cuore dei giovani tende − per natura − alla grandezza e alla bellezza, per questo cerca ideali alti: bisogna che essi sappiano che nulla di umanamente valevole si raggiunge senza il senso del dovere, del sacrificio, dell’onestà verso se stessi, della fiducia illuminata verso gli altri, della sincerità che soppesa ogni proposta, scartando insidie e complicità. In una parola, di valori perenni. Gesù è il modello affascinante, l’amico che non tradisce e viene sempre incontro, che prende per mano e riaccende ogni volta la forza sorgiva che sostiene la fiducia verso la realizzazione di sé e la vera felicità. Questo – come adulti e come giovani − abbiamo bisogno di vedere e di sentire sempre, oltre ogni moralismo ma anche oltre ogni libertarismo, l’uno e l’altro spesso dosati secondo le stagioni." (pag.13)
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Pubblicato da: Redazione il 24/01/2011
in: Punti di vista
Tags: crisi , cultura , diritti , europa cristiana , lavoro , politica, leggi , povertà , precari , scuola dimezzata
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Giovani abbandonati - cittadini dimezzati
Di Laurana Lajolo
Quando ho saputo che due milioni di giovani in Italia né studiano né lavorano mi sono chiesta che cosa è della loro educazione, dove non interviene né la formazione scolastica né l’apprendimento di un mestiere per forgiare il carattere e dare dignità a una vita.
Mi preoccupa che quella parte consistente di giovani dimenticati e esclusi riceva le forme di educazione dalla società attuale.
I modelli pubblicizzati non sono certo orientanti verso il senso civico e la solidarietà, verso la conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri, verso la convivenza civile.
Il culto del denaro e del sesso facile, i vari aspetti i mercificazione, la prevaricazione e la competitività sfrenata, il rifiuto dalle regole, i messaggi volgari di cinema e tv che cosa insegnano a quei giovani che sono emarginati dalle agenzie formative tradizionali?
Come crescono questi figli di nessuno, che hanno troppo tempo libero e troppe poche idee?
Mancano loro gli strumenti conoscitivi e normativi per formarsi un’idea critica, per discernere le informazioni, per esercitare i loro diritti e sono destinati a diventare dei cittadini dimezzati.
Invece avrebbero bisogno di nuovi eroi, non di tronisti e di profittatori, e di veri valori per non rassegnarsi a credere che nella vita vincono sempre la prepotenza, la lascivia, la corruzione.


















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Ci sono 1 commenti a questo articolo(Ultimo 02/09/2011 ore 18:55)
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