"Massa critica" di Marco Paolini
unirsi ad altri per non rimanere imprigionati nelle molte "rotatorie"
Marco Paolini ci esorta a fare massa critica così come i gruppi di ciclisti, che si difendono dalle auto, a tirar fuori dalle nostre cantine le biciclette in disuso, ad unirsi ad altri per non rimanere imprigionati nelle molte "rotatorie", che oggi ci abbindolano, impedendoci di andare avanti, insomma ad alzare la testa ... L'intervento di Marco Paolini si è tenuto a "Villa Trabucchi" a Illasi (VR) nel corso della cerimonia di consegna del premio Trabucchi a Milena Gabanelli il 5 settembre 2010.
Ascanio Celestini in "Toni Mafioso"
una "storia politica di pura fantasia"
Ascanio Celestini racconta una "storia politica di pura fantasia" durante la cerimonia di consegna del Premio Trabucchi a Illasi (VR) il 5 settembre 2010
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“Sogno di un precario”
con Mercedes Martini
Estratto dallo spettacolo "Dreaming in reading" sul tema dei sogni interpretato dall'attrice Mercedes Martini accompagnata dal pianista Fabio Vernizzi e dal contrabbassizta Riccardo Barbera, andato in scena a Cavi di Lavagna il 23 agosto 2010. Le parole di Mercedes fanno riflettere sulla situazione amara di moltissimi giovani.
Pubblicato da: Redazione il 02/09/2010
in: Diritti e Rovesci
Tags: lavoro , politica, leggi , povertà , primo maggio
Europa Cristiana
Vittorio Rapetti, Azione cattolica di Acqui Terme
Si proclama e si invoca l'Europa Cristiana
forse sarebbe meglio considerare lo stato reale del cristianesimo oggi nel nostro continente
(portando anche un po' di rispetto per quei milioni di persone che seguono altre fedi o che non credono)
ma è anche opportuno conoscere "l'ispirazione" e gli obiettivi dei soggetti (nostrani) che urlano queste affermazioni ed il modo di usare la religione a fini politici la riflessione che segue, di Sergio Paronetto, v.presidente nazionale di Pax Christi, offre spunti significativi tanto sul versante ecclesiale che civile
Pubblicato da: Redazione il 01/09/2010
in: Diritti e Rovesci
Tags: accolti o respinti , politica, leggi , razzismo
IL CRISTIANESIMO ANTIEVANGELICO DELLA LEGA
di Sergio Paronetto
Guardiamo in profondità. Si sta sgretolando lo stato di diritto. Stiamo vivendo una fase di rottura costituzionale. Accanto al populismo aziendalista berlusconiano, sta fiorendo un populismo etnocentrico tradizionalista cattolico in prospettiva europea.
Da tempo la Lega parla di “superamento della forma di Stato” dichiarando che “i futuri soggetti territoriali costitutivi sono le comunità di popolo”, espressione tipicamente nazista (volksgenosse, il vero cittadino, membro del popolo-comunità). Si sta consolidando una nuova xenofobia. Rinasce un “cristianesimo senza Cristo” basato sul binomio sangue-suolo.
Con il leghismo trionfa una logica tribale basata sulla gestione del mercato della paura e sull’ossessione della sicurezza armata. In regioni ricche di risorse democratiche ma incattivite dalla globalizzazione, la proposta populista sembra capitalizzare molte proteste esibendosi come religione civile settaria e guerriera (“comunalista”). A supportarla, sta il cemento di una rete finanziaria che vede la Lega mescolarsi all’Opus Dei e alla Compagnia delle Opere. Ciò che spinge alcuni parroci e cattolici padani a “tollerare” una religione simile non sono solo interessi di bottega ma alcune “idee forti”: la difesa di un’identità cattolica già formata, l’esibizione ideologica del diritto naturale, l’esaltazione della “nostra gente” contraria ai vizi della modernità, la funzione di coesione sociale della Chiesa che può sentire omogenee le “comunità organiche”.
Ossessiva è la polemica contro il Concilio Vaticano II, ritenuto origine di ogni male. Presentandosi come il partito dei “valori non negoziabili”, la Lega sta diventando il soggetto emergente di un nuovo patto costantiniano. Devoti e ringhiosi, i soldati celtici frequentano i salotti vaticani. Tra tutte le spese elettorali, osserva Giancarlo Zizola, i cosiddetti valori non negoziabili sono quelli che costano meno e rendono di più. A volte, sembra che costino così poco da essere buttati nella spazzatura. Un patto simile sarebbe il trionfo del relativismo-nichilismo. Se la religione diventa preda di forze politiche che la sfruttano a proprio favore, il rischio per la novità del Vangelo è immenso. Bossi gioca col linguaggio armato, Borghezio rilancia lo spirito di Lepanto, Calderoli attacca Tettamanzi, Zaia e Cota sembrano ‘gentiluomini di sua santità’, Tremonti evoca un “nuovo risorgimento” tutto “Dio, Patria e Famiglia”.
Il leghismo vuole conquistare l’anima popolare. In realtà è la fede cristiana a rischiare di perdere l’anima. Sta sorgendo un nuovo anticristianesimo. Credenti e uomini di Chiesa devono valutare bene discorsi-provvedimenti contrari all’umanità e alla fede. Alcune dichiarazioni ecclesiastiche (tra l’ingenuo e il complice) non sono all’altezza dei gravi problemi sollevati dal leghismo, pronto a mobilitarsi contro il cardinale di Milano o ad offendere il Pontificio Consiglio dei Migranti. La rottura costituzionale in atto, sposandosi al rifiuto della Dottrina Sociale della Chiesa, ci porterebbe non solo al totalitarismo ma all’idolatria o all’eresia più radicale. La Settimana Sociale dei Cattolici parlerà anche di questo?
Napolitano fa il suo dovere, sono altri a tradire la Costituzione
Intervista a Renato Balduzzi il direttore di "Coscienza"
Il direttore di "Coscienza" Renato Balduzzi, noto costituzionalista e presidente nazionale del Meic dal 2002 al 2009, interviene sulla situazione politica attuale: “L'Italia è una repubblica parlamentare, il presidente non ha fatto altro che ricordarlo”. E aggiunge: “Nel Paese non c'è tensione tra Costituzione formale e Costituzione materiale, lo ha confermato il referendum del 2006”.
Ma siamo davanti a un “rovesciamento tra realtà e menzogna favorito dalle manipolazioni televisive”
Professore, che cosa sta succedendo? Il Capo dello Stato accusato di “tradire” la Costituzione perché ricorda che è sua prerogativa nominare il Governo e verificare, in caso di crisi, se il Parlamento sia o meno in grado di esprimere una maggioranza.
Il presidente Napolitano non ha fatto altro che ricordare, a tutti, che l’Italia è una repubblica parlamentare, nella quale cioè è compito del Capo dello Stato verificare se esista in Parlamento una maggioranza capace di sostenere il governo. Tradisce la Costituzione e attenta ad essa chi la confonde con il testo bocciato nel referendum costituzionale del 2006. Quello sì che prevedeva la fuoriuscita dalla forma di governo parlamentare e dava al cosiddetto Premier il potere di mandare tutti a casa da solo. Ma gli italiani, nonostante la contrarietà di parte del centro-destra e il sostegno tiepido di parte del centro-sinistra, confermarono la fiducia nella Carta: furono la società civile, i gruppi di base, l’associazionismo diffuso (mi piace ricordare anche l’impegno del Meic) a “salvare” la Costituzione.
Eppure, anche alcuni costituzionalisti stanno sostenendo che la sola alternativa alla crisi dell’attuale governo sarebbero le elezioni anticipate, perché diversamente si tradirebbero la “costituzione materiale” e la sovranità popolare…
Si scambiano i propri auspici e i propri orientamenti politici con le regole costituzionali. La cosiddetta costituzione materiale altro non è che il consenso politico-culturale attorno alla Costituzione formale. Non c’è in Italia tensione tra l’una e l’altra, lo ha confermato appunto il referendum del 2006. Quanto alla sovranità popolare, essa si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, come dice con chiarezza l’art. 1: tra le forme e i limiti, ci sono naturalmente il Capo dello Stato e le altre istituzioni di garanzia. Devo dire che alcune prese di posizione di costituzionalisti in questi giorni (poche, per la verità) mi hanno stupito: non c’è manuale di diritto costituzionale che non dica quello che il presidente Napolitano ha ricordato. Che è poi quello che insegniamo ai nostri studenti del primo anno di giurisprudenza. Non vedo perché ciò che va bene sui libri e nelle aule universitarie debba poi esser negato sulla scena pubblica. Ma forse è colpa della fretta della settimana di ferragosto …
Non è che siamo in presenza di un’ennesima variante di un fenomeno purtroppo ricorrente, la trahison des clercs, il tradimento degli intellettuali rispetto al proprio ruolo critico?
Mi auguro di no. Certo, sotto il profilo culturale non possiamo dimenticare che la situazione attuale è anche frutto negativo della trascuratezza con cui alcuni di noi intellettuali, rinunciando al proprio ruolo, hanno validato e giustificato locuzioni giornalistiche come Prima e Seconda Repubblica (e, secondo qualcuno, Terza). Come se bastasse il mutamento della legge elettorale a cambiare la Costituzione!
Già, la Costituzione. È proprio questa a essere oggi in discussione…
Lo è da molti anni, e non soltanto a parole. Si è iniziato a violarla senza che i suoi primi difensori, i cittadini-elettori, ne avessero consapevolezza. Esattamente vent’anni fa, alcuni ministri (tra cui quello della Difesa, Mino Martinazzoli) si dimisero dal governo di cui facevano parte perché contrari all’appoggio governativo all’approvazione parlamentare della cosiddetta legge Mammì, la quale, in spregio ai principi della Costituzione e a numerose sentenze della Corte costituzionale, consentiva a un privato lo strapotere televisivo, rischiando di condizionare in modo irrimediabile il funzionamento della democrazia rappresentativa. Tutto ha origine da lì, da questa ferita costituzionale che rende il nostro Paese un’eccezione negativa tra le democrazie contemporanee.
Nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista “Coscienza”, il bimestrale del Meic[1], lei ha denunciato con forza l’inversione di ruoli, nel nostro Paese, tra “ladri e caramba”, per cui spesso sono i primi a perseguire i secondi. Alla luce delle vicende di queste ultime settimane, che cosa si può aggiungere?
Quelli a cui noi assistiamo sono aspetti di un più generale rovesciamento tra realtà e apparenza, tra verità e menzogna, appunto tra ladri e carabinieri. Favorito dalle manipolazioni televisive, ciò rende difficile la formazione di una vera e libera opinione pubblica democratica. Se a ciò aggiungiamo una legge elettorale profondamente sbilanciata a favore degli apparati mediatici e politici, il cerchio negativo si chiude pericolosamente.
Il quadro che lei dipinge è tutt’altro che roseo. Che cosa può aiutarci?
Lo ha scritto qualche giorno fa un intellettuale cattolico della levatura di Francesco Paolo Casavola [che fu il primo presidente del Meic, ndr]. Ci può aiutare un impegno capillare e diffuso, da amico ad amico, da cittadino a concittadino, di persuasione con argomenti da Socrate redivivo, per abbandonare la strada della menzogna e della violenza. Non saprei dirlo meglio.
















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