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Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
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Dal partito del mattone al partito dell’ambiente

Di Laurana Lajolo

Dal partito del mattone al partito dell’ambiente

Per questa volta non c’è stata alluvione.
Il Tanaro era pieno e tumultuoso, ma è andata bene. Purtroppo hanno sofferto altre popolazioni a noi vicine e diventa sempre più evidente quanto sia enorme e impellente il problema della messa in sicurezza dei fiumi e della difesa del territorio. Nella logica delle amministrazioni il cemento vale più del territorio e si incentiva ancora, nonostante tutto, l’espansione edilizia nelle zone a rischio per poi piangere i morti.
Difendere il paesaggio non è soltanto valorizzare le bellezze naturali, ma è una necessità di sopravvivenza per salvaguardare il territorio ed evitare traumi e disastri. I fatti sono incontrovertibili. Chi si candiderà a sindaco di Asti dovrebbe passare dal partito del mattone al partito dell’ambiente e i comuni, la Regione, il governo dovrebbero investire nello sviluppo dell’agricoltura e della tutela dell’ambiente, cosa possibile come dimostra il Trentino. Continuare a costruire in città e nei paesi quando c’è molto patrimonio edilizio da recuperare non è più ammissibile. Nel buio pesto della crisi finanziaria mondiale bisogna ridare valore alla terra e non alla speculazione e allo sfruttamento intensivo del suolo per riparare le profonde ferite inferte all’ambiente, cambiando la visione culturale e sociale della prospettiva economica.

Pubblicato da: Redazione il 16/11/2011

in: Punti di vista

Tags: asti, cultura , paesaggio , politica, leggi

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2008-2011 - Tre anni contro la Costituzione- Osservatorio dei diritti perduti

(a cura di Olga Piscitelli per l'associazione Libertà e Giustizia)

2008-2011 - Tre anni contro la Costituzione- Osservatorio dei diritti perduti

Un breve ma istruttivo ripasso di quanto è successo in questi ultimi tre anni a proposito di Costituzione e politica italiana utile a non confonderci.

Soltanto 42 leggi di iniziativa parlamentare approvate in questa legislatura. Ma tra aprile e ottobre 2011 se ne conta soltanto una. Quanto a decreti legge, questo governo viaggia con una media di due al mese; i decreti legislativi sono 143, in media 4 al mese. Brilla per velocità di approvazione solo il Lodo Alfano, licenziato dalle Camere in 4 settimane. Con la fiducia del 14 ottobre 2011, si raggiunge quota 53. Il Berlusconi IV batte il Berlusconi II che in 46 mesi aveva posto la fiducia 29 volte.
L’ultimo governo Prodi ha fatto ricorso alla fiducia, nello stesso lasso di tempo, 17 volte.
Questo governo è andato sotto per 94 volte; potevano essere di più, ma l'assenza delle opposizioni è stata determinante nel 35% delle votazioni.
Le sedute sono tante: 535 per i deputati nell'arco della XVI legislatura. Ma il Parlamento è paralizzato: riforme annunciate che non vedranno mai la luce, come l'obbligo costituzionale del pareggio di bilancio, cancellato dal calendario di novembre; mozioni (539), risoluzioni (96), atti d' indirizzo. Aumentano le ordinanze della protezione civile che dal 2001, da quando Guido Bertolaso è ai vertici e fino alle sue dimissioni, sono quasi un migliaio. Tra il '94 e il 2001 ne vennero adottate solo 7.
I casi? Dal terremoto a l'Aquila, agli zingari, ai Giochi del Mediterraneo. Dal 2008, per decreto, queste ordinanze non hanno neppure bisogno del controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti.

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Serge Latouche - Governance

una visione del "Buon Governo"

L'economista e filosofo francese Serge Latouche, che da sempre combatte la visione di un mondo globalizzato basato sul profitto e sui consumi, descrive l'attuale "good governance" cioè il dominio di un'oligarchia sul mondo, in contrapposizione al concetto di "Buon Governo" espresso nell'affresco a Siena di Ambrogio Lorenzetti (1337 - 39)

Pubblicato da: Redazione il 19/10/2011

in: Punti di vista

Tags: costituzione , cultura , politica, leggi

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Come è finito l'Uomo Onnipotente

Di Laurana Lajolo

Come è finito l'Uomo Onnipotente

Se fosse ancora il tempo in cui si raccontassero le favole, la triste e grottesca decadenza di Berlusconi sarebbe presa come esempio per giungere a una morale educativa per i bambini.

L’uomo che è apparso onnipotente, ricco fino alla nausea, capitano d’industria onnivoro, dongiovanni e amatore di un numero infinito donne (basta pagare), eternamente giovane e baldanzoso, capo di governo e amico di molti leaders stranieri sembra avere avuto tutto dalla vita.
L’uomo che ha plasmato con le televisioni, i giornali e con il suo stesso modello di vita la mentalità di qualche generazione illudendo i giovani che tutto è facile, basta volerlo, che i soldi sono la vera misura dell’uomo e quello che conta è il successo in tv e sulle copertine dei giornali, è ora finito sommerso dallo strame delle sue azioni.
Si dibatte scompostamente per difendersi dai suoi nemici (sono nemici tutti quelli che non la pensano come lui), è ossessionato dai tribunali, è pressato dai ricattatori e via via diventa sempre più ridicolo. Persino i suoi amici più servili sono in imbarazzo a difenderlo. Nessuno lo protegge da se stesso; questo uomo, che si credeva e faceva credere di essere onnipotente, è solo nel suo delirio di non lasciare la scena. Tenta di resistere, non si sa per quanto, per non prendere atto del fallimento della sua esistenza.
Se si raccontassero ancora le favole, questa sarebbe una favola edificante di come nessuno è potente se non segue la retta via. Troppo facile? Troppo retorico? Può darsi, ma sta avvenendo questo: Berlusconi è distrutto dai suoi comportamenti, è ingiustificabile e persino irriconoscibile visto che anche il suo corpo tradisce il fallimento, che, si badi bene, non è la vecchiaia, fatto del tutto naturale e irreversibile, ma il disfacimento di una maschera fittizia di impossibile giovinezza. Povero Berlusconi: vedete giovani cosa accade se seguite il suo esempio.

Pubblicato da: Redazione il 20/09/2011

in: Punti di vista

Tags: crisi , politica, leggi

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(Ultimo 27/09/2011 ore 16:01)

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Molti sguaiati teatrini

di Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera

Molti sguaiati teatrini
Al convegno di Cernobio al Workshop Ambrosetti sull'economia Ferruccio De Bortoli è stato applaudito per tre minuti dopo il discorso introduttivo tenuto il 4 settembre, di cui riportiamo alcune frasi:
"Nella nostra attualità c'è poco teatro, ci sono molti sguaiati teatrini. C'è troppo avanspettacolo".
Rivolto ai politici ha aggiunto: "Siate semplici e sinceri, o almeno provate ad esserlo. Non raccontateci di un paese che non c'è e non fateci sognare un paese che non ci sarà.
Siamo stanchi di riti e qualche volta abbiamo al sgradevole sensazione di essere presi in giro".
 
(da La Repubblica, 5.09.11)

Pubblicato da: Redazione il 06/09/2011

in: Punti di vista

Tags: cultura , informazione , politica, leggi

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Imposta patrimoniale? Qualche osservazione sul versante delle entrate.

Di Emilio Giribaldi, presidente del Comitato per la Costituzione

Imposta patrimoniale? Qualche osservazione sul versante delle entrate.

Da uno studio del Dipartimento delle Finanze e Agenzia del territorio riferito al 2008 operato con incrocio tra le banche dati del Catasto e dell’Amministrazione finanziaria risulta che il valore di mercato del patrimonio nazionale immobiliare residenziale (escluso dunque quello di altra natura, come industriale, alberghiero etc.) ammonta a circa 6200 miliardi di euro.

 Altro studio ha accertato che più del 70 per cento delle famiglie italiane vive in casa di proprietà.

Come qualcuno ha già osservato, il mattone non si può esportare nei paradisi fiscali per sottrarlo alla tassazione.

 Ipotizzando una imposta patrimoniale riferita esclusivamente agli immobili residenziali, non una tantum ma protratta per tre-quattro anni per fine di lotta all’emergenza, applicando un’aliquota del 2 per mille si otterrebbe un gettito teorico di oltre 12 miliardi di euro annui. Per fare qualche esempio, un appartamento del valore di 500.000 euro pagherebbe 1000 euro all’anno, un alloggio del valore di 250.000 euro, che possiamo considerare quasi popolare, ne pagherebbe 500. Non è certamente poco, ma sempre meno (a far bene i conti) e soprattutto meglio, che la somma della serie di balzelli espliciti, occulti o indecenti escogitati da un governo che, anche per dichiarazione arrogante e irresponsabile di qualche suo sostenitore, non intende tassare i ricchi e vuol far pagare i soliti noti, e cioè quelli che hanno reddito fisso da stipendio o pensione e che dichiarano gli altri proventi, nonché i consumatori attraverso aumenti dell’IVA e altre imposte indirette. L’imposta, per ragioni pratiche, colpirebbe anche i patrimoni immobiliari modesti, salva l’ipotesi di una modica franchigia o esenzione da attuarsi con la massima attenzione al fine di evitare frodi, ma da un lato concreterebbe il principio di solidarietà nazionale (“sacrifici per tutti”) contro la crisi e dall’altro consentirebbe di realizzare se non la progressività impositiva di cui all’articolo 53 della Costituzione almeno una certa proporzionalità.

 Aggiungiamo il valore di mercato degli immobili non residenziali e di quelli che godono di esenzioni ingiustificate (come gli alberghi e gli ostelli di enti religiosi), al momento non noto ma sicuramente ingentissimo, e possiamo concludere per un gettito annuo certo di almeno venti miliardi di euro.

Ovviamente, con un’aliquota del solo 1 per mille, l’onere (certamente sostenibile senza forti sacrifici) e il gettito sarebbero dimezzati; ma il secondo si manterrebbe sempre intorno alla rispettabile cifra annua di una decina di miliardi di euro. Altro che andare a raspare qualcosa a spese di chi ha già sborsato fior di soldi per riscattare il servizio militare e gli studi universitari, secondo la geniale trovata di quel ministro che vorrebbe anche smontare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori!

La tassazione dei cosiddetti grandi patrimoni immobiliari sarebbe teoricamente ottima cosa perché realizzerebbe anche il principio di progressività; tuttavia non solo è difficile calcolarne il gettito ma essa potrebbe essere elusa in tutto o in parte con intestazioni fittizie o conferimenti a società di comodo.

Se poi il calcolo venisse effettuato, per rapidità e immediatezza, con riferimento ai valori catastali, e cioè seguendo lo schema e la procedura dell’imposta comunale sugli immobili, basta pensare al fatto che la sola abolizione integrale dell’ICI (che è una specie di patrimoniale) sulla prima casa decisa nel 2008 da Berlusconi e dall’allora fido Tremonti per motivi esclusivamente elettorali ha provocato, secondo calcoli attendibili, una perdita per i Comuni di circa tre miliardi di euro rispetto al gettito che essa avrebbe dato vigendo l’esenzione parziale (decisa dal Governo Prodi, e che consentiva al proprietario di una casa modesta di cavarsela con poche decine di euro), per concludere che anche adottando tale sistema semplice e sicuro non si sarebbe lontano dal gettito sopra indicato (va tenuto presente che l’imposta graverebbe sui fabbricati, sulle aree fabbricabili e sui terreni agricoli “a qualsiasi uso destinati” come prevede l’articolo 1 della legge sull’ICI).

 In altri termini, quell’uno o due per mille equivarrebbe a un non ingente aumento dell’aliquota ICI attualmente in vigore, e il provento potrebbe essere equamente ripartito tra i comuni e lo stato.

Alla prevedibile obbiezione secondo cui l’imposta deprimerebbe il mercato immobiliare e l’industria delle costruzioni si potrebbe rispondere: primo, che a giudicare dai prezzi pazzeschi di cui si sente parlare non pare che il mercato sia molto suscettibile di depressione; secondo, che se l’industria edilizia continua a consumare annualmente con nuovi palazzi e grattacieli migliaia e migliaia di ettari di territorio sottraendolo all’agricoltura e alla vegetazione, forse una piccola frenata non guasterebbe; terzo, che dall’imposta potrebbero essere esentati totalmente o parzialmente gli edifici già esistenti e in ristrutturazione (documentata rigorosamente) spostando così l’attività edilizia dalla distruzione dell’ambiente al recupero dell’esistente.     

Se, infine, l’imposta fosse estesa, come sarebbe doveroso, ai patrimoni mobiliari di una certa consistenza e alle rendite e se la lotta all’evasione fiscale fosse decisa non a parole ma con fatti concreti e dai risultati immediati (tracciabilità dei pagamenti, controlli incrociati, etc.), gran parte della cosiddetta manovra potrebbe essere attuata, sul versante delle entrate, senza particolari riflessi negativi sull’attività produttiva e sull’occupazione.

Pubblicato da: Emilio Giribaldi il 06/09/2011

in: Diritti e Rovesci

Tags: costituzione , crisi , politica, leggi

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