CultureIncontri
Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
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Casa degli Alpini parco Rio Crosio

Lettera alle autorità

al Sig. Sindaco della Città di Asti,Giorgio Galvagno
all’Assessore Ambiente Provincia di AstiPier Franco Ferraris
al Presidente Associazione Nazionale Alpini Sez. Astigiana,Adriano Blengio
al Presidente Associazione Nazionale Alpini,Corrado Perona

 

Con la presentein qualità di componenti della Consulta Organizzazioni Ambientaliste della Provincia di Astidesideriamo comunicare di aver aderito alla Petizione allegata e già presentata a suo tempo da altre organizzazioni astigiane in merito alla costruzione della nuova Casa degli Alpini all'interno del Parco Rio Crosio e chiediamo all'Amministrazione Comunale e all'Associazione Nazionale Alpini l'interruzione dei lavori per dare spazio al dialogo con i firmatari del documento.

 Ci siamo a lungo interrogati sul significato e l’immagine che suscita in noi il Corpo degli Alpini, sui motivi del rispetto che nutriamo nei confronti di questi uomini e sulle aspettative della gente dell’astigiano.
Molti di noi hanno in casa un cappello con la penna nera, indossato in prima persona o da un familiare che sorride da qualche fotografia ricordando le gesta degli alpini in tempi lontani e difficili. Esperienze che molti fortunati tra noi hanno potuto cogliere nella loro interezza perché tramandate con la forza degli ideali che le hanno ispirate.
L’epoca in cui viviamo, che per certi aspetti può apparire più fortunata, ci mette però di fronte a nuove altre difficoltà e responsabilità che si aggiungono a quelle che possiamo considerare le certezze del passato.
Le guerre oggi si combattono altrove e in altra maniera e ci sono altrettante “guerre” di cui neanche ci rendiamo conto. Inoltre tutti sappiamo che al volontariato della solidarietà nei confronti degli uomini si aggiunge quello della solidarietà nei confronti dell’ambiente al quale siamo strettamente vincolati. Con stupore e tristezza la gente del nostro tempo si rende sempre più conto che la salute, la qualità della vita e la sopravvivenza stessa di tutti gli esseri umani e di tutto quanto esiste dipendono dalla terra, dall’aria, dall’acqua e dalla biodiversità. Ma il cibo è spesso causa di indebolimento delle difese immunitarie e di malattie perché frutto di una terra gravemente compromessa da scelte forse fatte in buona fede che però l’hanno fortemente penalizzata.  L’aria è sempre più inquinata e a poco servono le misure volonterose che vengono messe in atto dalle Amministrazioni. L’acqua poi, spesso inquinata  dall’agricoltura e dall’industria, rischia anche, seriamente, di diventare una merce trasformata da diritto di tutti in privilegio di pochi. La biodiversità di cui tanto si parla è trattata come un argomento di studio e non è ancora entrata  a far parte della nostra consapevolezza. E a questo proposito i dati dell’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale parlano chiaramente.
Alla luce di quanto sopra detto nasce la necessità di preservare l’ambiente e di impedire che il cemento ne riduca sempre più gli spazi, a maggior ragione quando ci sono della alternative possibili, come in questo caso per quanto riguarda la Casa degli Alpini. E’ indispensabile non creare altri precedenti che aprano la via ad ulteriori errori nel futuro. Perché noi dipendiamo dall’ambiente naturale, dal suo equilibrio, dalla sua salubrità e dalla sua estensione. E’ necessario farsene una ragione e agire di conseguenza, da subito.

 Questi sono i motivi della nostra adesione alla petizione. Non c’è più tempo da perdere. Bisogna agire considerando l’ambiente un bene comune da proteggere nell’interesse di tutti.

La Consulta è stata istituita dell’Amministrazione Provinciale e vi abbiamo aderito credendo di costituire una risorsa, come ci era stato detto, ma rileviamo con rammarico di non essere stati consultati su questo argomento. Chiediamo quindi gentilmente di essere interpellati, insieme agli altri firmatari della petizione, adesso che tutte le possibilità sono ancora aperte e discutibili, al fine di portare il nostro contributo positivo e incisivo come abbiamo sempre fatto fino ad ora in merito ad altre note problematiche.

Ringraziando per la cortese attenzione e nella speranza di un favorevole riscontro, rimaniamo in attesa e chiediamo ancora una volta che sia aperto un dialogo per trovare la soluzione migliore sia a favore della Casa degli Alpini, sia a favore dell’ambiente e di tutti noi che da esso dipendiamo.

Distinti saluti.
Asti, 13 giugno 2011

Consulta delle Organizzazioni Ambientaliste della Provincia di Asti

Pubblicato da: Redazione il 15/06/2011

in: Polis

Tags: asti, cultura , città , parchi e riserve

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SALVARE I PARCHI NATURALI ITALIANI!

lettera spedita ieri agli organismi internazionali competenti

SALVARE I PARCHI NATURALI ITALIANI!

Pubblichiamo la lettera spedita ieri agli organismi internazionali competenti, relativa allo stato di "abbandono" istituzionale in cui si stan facendo silenziosamente cadere le aree protette italiane, in particolare i parchi nazionali, ma a pioggia tutti gli altri...
Facciamola girare!

" L'Italia ha un patrimonio di biodiversità molto elevato e, in Europa, è il paese con il maggior numero di specie di vertebrati terrestri e di piante da seme. Gran parte di questa biodiversità, costituita anche da numerose specie endemiche e di importanza comunitaria, è ospitata nelle aree protette dove, per tale motivo, vi è anche la più alta concentrazione di siti natura 2000 (normativa comunitaria di riferimento: Direttiva 92/43/CEE e Direttiva 79/409/CEE), la cui gestione è affidata agli Enti Parco. In alcuni casi la perimetrazione dei Parchi Nazionali coincide totalmente con i siti natura 2000 e alcune specie di interesse comunitario prioritarie, come il camoscio appenninico, vivono esclusivamente all'interno di Parchi Nazionali.

Le aree protette, così intese ai sensi della dir. 92/43 (…) godono di un livello di protezione elevato che deve intendersi come “tutela assoluta” (…) L’obbligo per gli Stati di astenersi dal prendere iniziative tali da pregiudicare il valore ed il pregio naturalistico delle aree, risponde (…) anzitutto ad una logica di sviluppo sostenibile e di protezione integrata al fine di realizzare gli obiettivi di qualità ecologica che l’umanità si è posta per salvaguardare anche il diritto dell’ambiente naturale delle generazioni future.

I Parchi Nazionali italiani effettivamente operativi sono attualmente 23 e comprendono circa 1.500.000 di ettari di territorio protetto; 57.000 sono le specie animali tutelate e 6.000 le specie floristiche protette, ovvero circa la metà della flora europea.
I parchi sono le principali organizzazioni che oggi tutelano la biodiversità - anche nei siti natura 2000 - e più in generale i valori ambientali e culturali del Paese, oltre ad essere insostituibili laboratori per lo sviluppo sostenibile e la conservazione; operano sulla base di obiettivi di ampia portata stabiliti nella legge quadro nazionale n. 394 del 1991 e sono in grado di incidere concretamente sulle politiche ambientali e territoriali di aree vaste. [...]"

>> Leggi tutto nel .pdf allegato!

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Presentazione Libro MURI VIRTUOSI DELL'ASTIGIANO

e Rinverdimento dei Muri di Vinchio con i ragazzi delle Scuole medie di Mombercelli

Presentazione Libro MURI VIRTUOSI DELL'ASTIGIANO

Un frutto prezioso del primo FESTIVAL DEL PAESAGGIO tenutosi a Vinchio è stata la decisione maturata dal Comune di Vinchio, in accordo con l’Associazione culturale Davide Lajolo e l’Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano, di realizzare una pubblicazione, un volumetto, in grado di porre l’attenzione sul tema dei Muri e di valutarne le possibilità operative di intervento nel recupero e corretto inserimento nel paesaggio, grazie soprattutto alla vegetazione.

Sabato 30 ottobre 2010 ha dunque avuto luogo a Vinchio la presentazione del Volume “MURI VIRTUOSI DELL’ASTIGIANO”, edito da Diffusione Immagine a cura di Marco Devecchi e Franco Correggia.
Il libro si compone di un ricco apparato iconografico delle specie vegetali naturalmente presenti sui muri o potenzialmente utilizzabili per il rinverdimento, accanto a 25 esempi di muri astigiani rinverditi.

Al termine della presentazione del Volume è stata effettuata la MESSA A DIMORA di parecchie decine di piante rampicanti e decombenti lungo i muri di Vinchio da parte dei ragazzi di due classi della locale Scuola media di Mombercelli. La partecipazione dei ragazzi ha anche lo scopo di sottolineare l’importanza ed utilità dei piccoli gesti nel miglioramento concreto della qualità dei luoghi di vita quotidiana.

L’esperienza di Vinchio potrà certamente rappresentare un esempio interessante anche per molte altre realtà astigiane che attendono un’analoga ricucitura del paesaggio in presenza di muri in cemento non in sintonia con i lineamenti paesaggistici più tipici del nostro territorio.

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Dossier “Che cosa fare per l’ambiente”

Convegno, Palazzo della Provincia 18 ottobre 2010

Dossier  “Che cosa fare per l’ambiente”

>> Introduzione,
di Pier Franco Ferraris, Assessore all'Ambiente Provincia di Asti

>> Introduzione
di Marisa Valente, Presidente Consulta Organizzazioni Ambientaliste

>> A proposito del fotovoltaico sui terreni fertili
di Massimo Fiorio, deputato, Commissione agricoltura della Camera

>> Il Biogas tra le abitazioni di “Belangero” (in frazione San Marzanotto ad Asti)
di Monica Gentile, Comitato Belangero

>> Perché l’Associazione VALLE BELBO PULITA
di Giancarlo Scarrone, Presidente associazione Valle Belbo pulita

>> Energie rinnovabili,
di Erildo Ferro, Osservatorio del paesaggio dell'Astigiano

>> La tangenziale Sud Ovest
Avv. Giorgio Caracciolo, Presidente Comitato Tangenziale Sud Ovest

>> Commento al Convegno
di Roberto Zanna

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Quale sviluppo? Intervista al sociologo Luciano Gallino

di Carla Ravioli, Il manifesto

Quale sviluppo? Intervista al sociologo Luciano Gallino

Un capitalismo ecologico (se potesse esistere) allontanerebbe o scongiurerebbe il disastro che è già cominciato?
il manifesto, 24 ottobre 2010

Il neoliberismo divora le risorse della crescita. La politica si fa ancella della finanza. Le sinistre hanno capito ben poco della globalizzazione. E parlare di ambiente a una donna di Haiti è complicato. Ma la crisi ecologica è planetaria e il rilancio dell'economia mondiale la aggraverà

Luciano Gallino, come giudica le politiche seguite da quanti hanno responsabilità pubbliche (industriali, economisti, politici) al fine di superare la crisi. Politiche che di fatto si riassumono in rilancio di produzione e consumi, aumento del Pil, insomma crescita... Una linea che nessuno mette in discussione.
Gli interventi postcrisi sono l'esito di un processo di ristrutturazione dell'economia cominciato con Reagan e Thatcher nei primi anni anni 80, cui hanno contribuito anche governi europei guidati da socialisti: dopo aver fabbricato la crisi, tentano ora di porvi rimedio con metodi tipicamente neoliberali. Ma bisogna fare qualche distinzione. Gli Stati Uniti, motore primo del capitalismo finanziario, da cui è partita la crisi, stanno facendo una politica un po' più progressista dell' Europa: salvando le banche, ma anche contenendo la disoccupazione con forti interventi di stimolo, e destinando decine di miliardi a una politica ecologica. Con tutti i suoi limiti, si tratta pur sempre del primo segno di vita della politica nei confronti della finanza. Mentre la Ue, fedele alla strategia di Lisbona, sta andando in tutt'altra direzione.

Quello che lei mi dice conferma la totale disattenzione del mondo politico nei confronti della crisi ecologica planetaria, e che il rilancio dell'economia mondiale non può che aggravare. Come giudica tutto ciò?
Lo giudico un grosso pericolo. E' come essere su un aereo che sta andando dritto contro una montagna e in cabina non c'è nessuno...

Di recente il Global Footprint Network ha annunciato che è già stata consumata la quantità di natura da potersi usare quest'anno senza squilibrare ulteriormente l'ecosistema. E la data viene anticipata ogni anno... Ma nessuno ci fa caso: seguitano a invocare crescita, dimenticando che (a prescindere dall'aumento di catastrofi) alla crescita può mancare la materia prima...
Ha detto quasi tutto lei. Io ho finito di scrivere un libro sulla crisi come crisi di civiltà, in cui tra l'altro ricordo che l'impronta ecologica dell'economia globale occupa ormai un pianeta virgola tre. Se il Sud del mondo dovesse produrre come l'Occidente, in pochi anni di Terre ce ne vorrebbero due. I responsabili principali sono la fede neoliberale e le pratiche economiche che ne sono derivate. Le dottrine economiche del neoliberalismo parlano di foreste, di mari, di acque, di terreni, ecc. sotto un unico aspetto: la valorizzazione. Uno distrugge mille kmq di foreste pluviali in Indonesia o in Brasile e la considera un'opera di valorizzazione: qualcosa che pareva non servire a nulla diventa materiale da costruzione. Questa dottrina economica è affatto irrazionale, perché non calcola nei passivi la distruzione dei servizi che quella foresta - o quella palude, quell'agro, quel fiume - rendeva: un valore annuo che in media supera di due o tre volte il ricavo della cosiddetta valorizzazione. Con la differenza che quei servizi che erano durevoli sono scomparsi per sempre, mentre la valorizzazione avviene una volta sola.

Ma questo comportamento non attiene alla natura stessa del capitale?
Del capitale senza regole e senza controlli. Ma ci sono stati dei periodi in cui il capitale era ragionevolmente regolato.

Forse perché, come dice Wallerstein, c'erano ancora degli spazi in cui fuggire... Il mondo non era antropizzato, sfruttato come ora.

Questo è indubbio. Oggi, al di fuori della società capitalistica mondiale, non c'è nessuno spazio. Ma ci sono anche altri fattori geopolitici da considerare. Tra il 1945 e il 1980 il capitalismo fu in qualche modo regolato. In diversi paesi europei gli orari di lavoro furono ridotti: in Francia si arrivò alle ferie di cinque settimane. Per molti motivi. Non ultima la presenza di una grande ombra a oriente, che induceva imprenditori, banchieri, politici, a muoversi con cautela. Finito ciò, s'è avuta la controffensiva, mirante a tagliare le conquiste sociali intervenute tra il '60 e l'80. E tutta la legislazione è stata modificata in modo da dare massimo spazio al capitalismo finanziario.

Secondo una politica totalmente identificata con l'economia neoliberista...
Certo, quella vincente. La politica neoliberale è a suo modo una politica totalitaria, persino con connotazioni fideistiche: lo stato deve essere ridotto ai minimi termini. Le strade verso la crisi ecologica globale sono state spianate a colpi di legge da una politica che ritiene prioritaria l'economia. Bisogna recuperare la capacità della politica di imporsi in qualche misura all'economia, in specie alla finanza. Certo con difficoltà enormi: questa realtà è stata messa in piedi già dalla fine degli anni '40.

Quando il problema ambiente ancora non si poneva...
Sì, allora la conquista del dominio dell'economia sulla politica si poneva in termini molto chiari. La globalizzazione è stata uno degli strumenti per costruire un dominio politico e ideologico non meno che economico. E finora è mancata la controffensiva. Soprattutto è scomparso il pensiero critico.

E in tutto ciò il problema ambiente è stato completamente rimosso...
Non direi che è stato rimosso. Gli economisti neoliberali, principali artefici del disastro, in realtà ne erano e ne sono benissimo consapevoli. Soltanto che, finché dura, ci vedono un'occasione di profitto.

Il moltiplicarsi di questi disastri, dovrebbe allarmare questi signori...
Perché mai dovrebbero allarmarsi... La cosa, pensano, capiterà ai pronipoti...

Sta già capitando anche a loro. Con il Golfo del Messico, ad esempio.
Sta di fatto che cercare di convincerli è del tutto inutile, perché la loro forma mentale, il modo in cui calcolano costi e benefici, è strutturato in quella direzione.

Lei mi conferma che l'economia è un sistema completamente autoreferenziale, che ignora la realtà...
Abbia pazienza, attendersi qualcosa di diverso da queste persone è irrazionale da parte nostra. Sono loro i costruttori di questo mondo, che dal loro punto di vista va benissimo. Uno come Warren Buffet, il primo o il secondo uomo più ricco del mondo, alcuni anni fa ha scritto ai suoi azionisti una lettera in cui diceva: «Io non so bene se esiste qualcosa come la lotta di classe, ma se esiste è chiaro che noi siamo i vincitori». Come fai a convincerli... Il problema è che qualcuno a sinistra dovrebbe muoversi, e non soltanto l'1 o il 2 per cento.

Infatti. Non sarebbe il momento per le sinistre di rendersi conto che sfruttamento del lavoro, disoccupazione, precarietà, salari inadeguati, orari insostenibili, sono parte integrante di questa realtà ? Già Marx diceva che la produzione è solo produzione per il capitale. E Napoleoni asseriva che la vita del capitale consiste essenzialmente nella crescita di sé stesso... Sono domande centrali, oggi più di ieri. Le sinistre non dovrebbero vedere l'insostenibilità di questa situazione? In fondo erano nate per battere il capitalismo, poi hanno scelto il riformismo. Forse oggi dovrebbero accorgersi che il riformismo non serve più... Sarebbe il momento buono....
Sì, ma il momento buono cominciava almeno trent'anni fa .....

Sono d'accordo, e non è cominciato... Ma serve continuare così?
Se lei mi chiede una diagnosi, le dico che le sinistre (tranne forse una quota minima della sinistra-sinistra) di quello che è successo nel mondo hanno finora capito ben poco. Perché non c'è nessuna analisi approfondita del processo di globalizzazione, che al tempo stesso è un progetto politico, economico e tecnologico. La globalizzazione per certi aspetti è stato un gigantesco progetto di politiche del lavoro, volte a portare la produzione il più possibile nei paesi dove non solo il lavoro costa meno, ma ci sono meno diritti, il problema ambiente quasi non esiste, i sindacati sono solo sulla carta o poco più. Analisi approfondite, a livello di partito, non ne abbiamo viste. Sono molto più avanti alcuni think tank liberal americani ...

Solo che poi nessuno, nemmeno autori di fama, pensa che si debba, o si possa, superare il capitalismo. Ad esempio Stiglitz, o Krugman: criticano le enormi disuguaglianze ... le condizioni tremende di certi paesi "in via di sviluppo"... Auspicano correzioni ai singoli problemi. Ma nessuno sembra supporre che il capitalismo possa avere una fine.


Senta, se mi mettessero davanti un bottone verde e uno rosso, e mi dicessero "Prema il bottone verde e il capitalismo scompare", io lo premo subito (magari dopo aver chiesto che cosa lo sostituisce). Credo tuttavia che -considerando le forze in campo e la schiacciante vittoria del neoliberismo - il massimo che oggi si possa realisticamente sperare sia un capitalismo ragionevolmente regolato. I rapporti oggi sono tali che appare già una smisurata ambizione tentare di regolare in modo pratico il capitalismo. Partendo dal terreno politico, perché è lì che bisogna intervenire.

Ma assumendo in tutta la sua portata lo squilibrio ecologico non sarebbe possibile proporre un discorso più radicale? E' un azzardo pensarlo?
E' un azzardo perché non ci sono le forze sociali. Perché il proletariato mondiale (2 miliardi e mezzo tre- miliardi di persone) nell'insieme si può anche considerare "una classe in sé". Però c'è un' enorme distanza da colmare perché diventi "una classe per sé". E ' difficile contribuire a colmare questa distanza con persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno... Come si fa a parlare di problemi ambientali a una donna di Haiti che vede i figli morire di fame?

Però adesso in Pachistan c'è un milione e mezzo di persone in fuga dall' alluvione... Dei poveracci che il problema ambiente lo patiscono sulla propria pelle. Sono i poveri che scontano lo squilibrio dell'ecosistema... Non è proprio su questo che la sinistra potrebbe lavorare?
Sì. basta trovare dov'è questa sinistra. E bisognerebbe lavorare, sgobbare, fare un'analisi approfondita, resuscitare il pensiero critico... Ci hanno rinunciato quasi tutti. Ma è vero che la questione della disuguaglianza è tragicamente collegata all'ambiente. Anche se con quelli che non sanno cosa si mangia stasera, di ambiente è difficile discorrere.

Forse sarebbe necessario per un momento mettere da parte i problemi storici delle sinistre - lavoro, salario, casa ... - per affrontare questa aporia di una crescita produttiva illimitata in un mondo che illimitato non è. ... In questa chiave tutte le politiche tradizionali potrebbero essere riviste...
Lei con me sfonda non una porta aperta, ma un cancello. Però occorre considerare che ci troviamo di fronte a formazioni politiche che hanno drammaticamente perso la loro battaglia. D'altronde temo non basti l'esortazione, né la critica più dura. Il loro carattere sociale è stato formato in quel modo e non si può tagliare la testa al soggetto per cambiargliela. Bisogna trovare il modo di mostrargli altre cose, di insegnarli altre cose. Ma per questo mancano i think tank, mancano i politici. Ad esempio, una delle grandi questioni politiche di cui non si parla è che le enormi disuguaglianze esistenti nel mondo sono state un fattore importante sia della crisi finanziaria sia della crisi industriale, e non da ultimo della stessa crisi ecologica. La lotta alle disuguaglianze è la prima da combattere se si vuole che qualcuno ci segua anche sul terreno della politica ambientale.

Forse occorre considerare anche quello che a me pare uno dei guasti più profondi: cioè il fatto che il consumismo, l'identificazione col possesso di oggetti...e quindi la competitività, la corsa al reddito, siano causa di una corruzione mentale gravissima, che comporta poi anche la corruzione spicciola.....
Non c'è dubbio. Penso all'ultimo libro di Benjamin Barber "Consumati", che analizza l'infantilizzazione dei consumatori, addirittura il rimbecillimento, dei giovani soprattutto ma anche degli adulti. Io non parlerei però di corruzione o deformazione, userei termini come carattere sociale, come diceva Erich Fromm, per indicare un carattere molto diverso e magari opposto a quello che noi vorremmo.

E però la consapevolezza di una crisi non solo ecologica non più sopportabile, si va diffondendo, specie tra i giovani... E' gente che, magari duramente criticandole, astenendosi dal voto, fa però riferimento alle sinistre... Non sarebbe questa una base da cui partire?
Io sono scettico su posizioni di questo genere, sostenute peraltro da più d'un autore. A me sembrano una riedizione in piccolo della speranza nel soggetto rivoluzionario che sorge per forza propria. Certo esiste tra un certo numero di persone la consapevolezza del rischio ecologico, ma non basta. Occorre che questa consapevolezza entri nella politica, si faccia politica... e per questo ci vogliono le forze, ci vogliono dei voti, dei parlamentari... Mi pare che siamo ancora lontani da questi traguardi.

BIOGRAFIA
Dalla Olivetti di Ivrea 
ai testi sull'Italia postindustriale

Nato a Torino nel 1927, Luciano Gallino è tra i sociologi del lavoro più autorevoli del paese, avendo contribuito, nel secondo dopoguerra, all'istituzionalizzazione della disciplina. Chiamato a Ivrea da Adriano Olivetti, che aveva incontrato a Torino nell'autunno del 1955, Gallino ha compiuto il proprio apprendistato sociologico tra il 1956 e il 1971, prima come collaboratore dell'Ufficio studi relazioni sociali costituito da Adriano Olivetti, il primo del suo genere in Italia; poi, nel periodo 1960-1971, come direttore del Servizio di ricerche sociologiche e di studi sull'organizzazione (SRSSO), che di quel primo ufficio fu una filiazione diretta. Tra il 1968 e il 1978 è stato direttore dell'Istituto di sociologia di Torino, una delle prime strutture di ricerca in questo ambito disciplinare costituite nell'università italiana. Tra gli ultimi libri pubblicati si possono ricordare: «La scomparsa dell'Italia industriale» nel 2003; «Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità» nel 2007; infine «Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l'economia» nel 2009.

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World Heritage at Work

Di Aldo Buzio, tutor del Master internazionale

World Heritage at Work

Il Master Internazionale "World Heritage at Work" apre le porte a professionisti, studiosi e appassionati del patrimonio culturale e naturale, il corso è organizzato dall'Università di Torino, il Politecnico di Torino, il Centro per il Patrimonio Mondiale dell'UNESCO e il Centro Internazionale di Formazione dell'OIL e prevede 4 mesi di lezione a Torino per professionisti e ricercatori provenienti da tutto il mondo All'interno del programma delle lezioni alcuni moduli offrono la possibilità anche ai non iscritti all'intero corso di poter approfondire alcune tematiche di assoluta rilevanza presentate da docenti e operatori di elevato profilo internazionale

I corsi brevi, tutti in lingua inglese, sono così articolati:

1) Managing tourism in heritage sites

- 3 e 4 Novembre Antonio Paolo RUSSO, Università di Tarragona, Economia  del turismo culturale
- 5 Novembre Robert GOVERSFlemish Center for Tourism Policy Studies, University of Leuven, Promuovere un sito World Heritage: branding del turismo
 

2) Conservation and management of UNESCO World Heritage Sites- 8 Novembre, Giovanni BOCCARDI, Responsabile della sezione Asia e Pacifico del World Heritage Center UNESCO Protezione e Gestione dei Siti Partimonio dell’Umanità

- 9 Novembre Joseph King, direttore dell’ICCROM, Conservazione dei siti del patrimonio culturale tangibile
- 10 Novembre Anthony G. BIGIO, World Bank, Progetti culturali per lo sviluppo economico
- 11 Novembre Lodovico Folin CALABI, Progetti Speciali World Heritage Center UNESCO, L’approccio al paesaggio urbano storico
- 12 Novembre Oriol FREIXA, Europeaid - Commissione Europea, Cultura e sviluppo attraverso i progetti delle città creative
- 15 Novembre Karim HENDILI, UNESCO Bahrain, Siti Patrimonio Mondiale negli Stati Arabi
- 16 Novembre Maria GROPA, World Heritage Center UNESCO, Progetti per il Patrimonio Mondiale negli Stati Arabi
 

3) Planning and Management for cultural landscapes

- 17 Novembre Roberto GAMBINO, Politecnico di Torino, Principi fondamentali dell’analisi e pianificazione per il paesaggio
- 18 Novembre Agata SPAZIANTE, Politecnico di Torino, Conoscenza per la pianificazione: il riuso del patrimonio industriale
- 19 Novembre Marc ANTROP, University of Ghent, Cambiamenti nel paesaggio in Europa
- 22 Novembre John STUBBS, Columbia University, Restauro e riabilitazione dei siti culturali
- 23 Novembre Paolo CECCARELLI, Università di Ferrara, Pianificazione strategica per i siti culturali

 

4) Evaluating and monitoring cultural heritage

- 1 e 2 Dicembre, Patrizia LOMBARDI, Politecnico di Torino, Modelli di valutazione per la gestione dei siti culturali
- 3 Dicembre Christina DU PLESSIS, consulente internazionale, Preparazione e contenuti dell’Agenda 21 per i paesi in via di sviluppo
- 6 Dicembre Ian COOPER, consulente Eclipse Research, Metodi partecipativi per il patrimonio intangibile
- 7 Dicembre Krassimira PASKALEVA, Institute for Technology Assessment and Systems Analysis, Ruolo e potenzialità delle ICT per il governo del patrimonio culturale urbano
 

Tutti i corsi verranno svolti presso il Centro Internazionale di Formazione dell’OIL, viale dei Maestri del Lavoro 10 Torino e prevedono una quota d’iscrizione in base al numero di giornate di lezione. Per maggiori informazioni si prega di contattare la segreteria worldheritage@itcilo.org telefono 011 6936945.

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