CultureIncontri
Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
Ideazione e direzione: Laurana Lajolo
Direttore responsabile: Valentina Archimede
 
Filtri attivi: Tag = città [Togli filtro]

Incenerimento dei rifiuti

Dossier di studio sull'inceneratore

Incenerimento dei rifiuti

Pubblichiamo uno studio sull'inceneratore, definito in modo fuorviante come termovalorizzatore, che l'ing. Luigi Sardi ha predisposto per la Consulta delle organizzazioni ambientaliste della Provincia di Asti. Lo studio, molto documentato e articolato in modo chiaro e semplice, fornisce una serie di dati inconfutabili sulla pericolosità di quel tipo di impianti e smaschera molte informazioni distorte che circolano sull'argomento.

Mettiamo quindi a disposizione l'intero dossier nel file allegato.

Commenti

Non ci sono commenti a questo articolo

> Vedi tutti i commenti
> Commenta questo articolo

Contro la crisi, insieme

di Beppe Amico - direttore Caritas diocesana

Contro la crisi, insieme

Giovedì  27 Ottobre a Roma e in contemporanea in molte città italiane tra cui Asti, verrà presentato il XXI Rapporto sull’immigrazione curato da Caritas e Migrantes. I dati statistici, nel Dossier, costituiscono il filo rosso delle riflessioni sull’immigrazione e, secondo la Caritas e la Fondazione Migrantes, consentono di mostrare come il fenomeno della mobilità possa andare di pari passo con la solidarietà. Lo slogan di quest’anno è estremamente significativo: “Oltre la crisi, insieme”. Il 17 ottobre scorso è stato presentato a Roma l’XI rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia dal titolo “Poveri di diritti” dal quale è emerso l’impoverimento nel nostro Paese da parte di molte famiglie italiane e straniere. La crisi c’è e si sente. La riduzione o la mancanza di lavoro ha messo in ginocchio molti padri di famiglia, nega il futuro a molti giovani e ha gettato in gravi difficoltà, anche dal punto di vista della regolarità del soggiorno in Italia, molti immigrati. E’ con la consapevolezza di questo scenario che è stato coniato lo slogan del dossier. Il rapporto di oltre 500 pagine , approfondisce a partire dall’anniversario dei 150 anni dell’Italia unita, le relazioni che intercorrono tra l’immigrazione, da una parte, e la demografia, l’economia, la giustizia e la coesione sociale dall’altra.

La presentazione ad Asti, è fissata per giovedì 27 Ottobre alle ore 17.00 al Polo Universitario di Asti, Area Fabrizio De Andrè.
Il dott. Alessandro Bergamaschi, cuneese, ricercatore all’Universitè di Nice-Sophia-Antipolis, da anni collaboratore di Caritas Italiana nella stesura del dossier, illustrerà i tratti salienti del rapporto. Seguiranno gli interventi del dott. Andrea Pirni, Università degli Studi di Genova e del dott. Paolo Parra Saiani, Università del Piemonte Orientale – Polo universitario di Asti che illustreranno i risultati di un’indagine pilota dal titolo “L’imprenditoria straniera. L’altro lato dell’immigrazione – Il caso di Asti”. La ricerca, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, è stata seguita dall’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana e commissionata al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Genova e al Dipartimento di Ricerca sociale dell’Università del Piemonte orientale. Lo scopo è quello di conoscere ed evidenziare il contributo al tessuto imprenditoriale locale da parte della popolazione straniera.

In conclusione verrà fornito da parte della Caritas Diocesana un breve aggiornamento sull’accoglienza profughi a seguito dell’emergenza umanitaria Nord Africa.

All'incontro parteciperà  Mons Ravinale Francesco.

Pubblicato da: Beppe Amico il 19/10/2011

in: Le mappe del tesoro

Tags: città , crisi , cultura

Commenti

Non ci sono commenti a questo articolo

> Vedi tutti i commenti
> Commenta questo articolo

Valerio Miroglio un maestro

di Laurana Lajolo

Valerio Miroglio un maestro

Un gruppo di amici, molto numeroso, sta ricordando Valerio Miroglio, un maestro di giornalismo intelligente, originale e aperto al nuovo.

Miroglio, autodidatta, inventò un settimanale “La voce dell’Astigiano” come giornale culturale e politico della sinistra,  che dal 1958 al 1963 ebbe un peso importante nel dibattito della città, attraendo dei giovani e allargandosi dai lettori operai a intellettuali e politici, anche avversari, al largo pubblico interessato alle inchieste e alle proposte innovative che arrivarono anche al romanzo d’appendice. Poi Miroglio diede il suo importante contributo a “La nuova provincia” e quindi si dedicò all’arte, anche qui cercando strade nuove di espressività pittorica, radiofonica e teatrale. Infine tornò al giornalismo con il “Palinsesto” rivista delle istituzioni culturali della città nella seconda metà degli anni ’80. Se ne andò venti anni fa, ma le sue intuizioni, le sue sollecitazioni ai giovani, le sue curiosità e la sua simpatia umana sono ancora un patrimonio per molti di noi. Miroglio è stato un intellettuale nel senso pieno della parola: organizzatore politico e culturale spesso troppo avanzato per il suo tempo, artista della parola e del pennello, affascinato dai giovani che a sua volta affascinava con la sua incomparabile ironia e autoironia. Un maestro, appunto. 
 

Il primo appuntamento è  stato alla Cascina del racconto su Miroglio giornalista il 13 ottobre, il secondo sarà al Diavolo rosso il 16 ottobre alle ore 21 sull’attività dell’artista e il terzo il 23 ottobre in Biblioteca Astense alle ore 18 sulla sua direzione del “Palinsesto”.

Pubblicato da: Redazione il 19/10/2011

in: Storie

Tags: città

Commenti

Non ci sono commenti a questo articolo

> Vedi tutti i commenti
> Commenta questo articolo

Casa degli Alpini parco Rio Crosio

Lettera alle autorità

al Sig. Sindaco della Città di Asti,Giorgio Galvagno
all’Assessore Ambiente Provincia di AstiPier Franco Ferraris
al Presidente Associazione Nazionale Alpini Sez. Astigiana,Adriano Blengio
al Presidente Associazione Nazionale Alpini,Corrado Perona

 

Con la presentein qualità di componenti della Consulta Organizzazioni Ambientaliste della Provincia di Astidesideriamo comunicare di aver aderito alla Petizione allegata e già presentata a suo tempo da altre organizzazioni astigiane in merito alla costruzione della nuova Casa degli Alpini all'interno del Parco Rio Crosio e chiediamo all'Amministrazione Comunale e all'Associazione Nazionale Alpini l'interruzione dei lavori per dare spazio al dialogo con i firmatari del documento.

 Ci siamo a lungo interrogati sul significato e l’immagine che suscita in noi il Corpo degli Alpini, sui motivi del rispetto che nutriamo nei confronti di questi uomini e sulle aspettative della gente dell’astigiano.
Molti di noi hanno in casa un cappello con la penna nera, indossato in prima persona o da un familiare che sorride da qualche fotografia ricordando le gesta degli alpini in tempi lontani e difficili. Esperienze che molti fortunati tra noi hanno potuto cogliere nella loro interezza perché tramandate con la forza degli ideali che le hanno ispirate.
L’epoca in cui viviamo, che per certi aspetti può apparire più fortunata, ci mette però di fronte a nuove altre difficoltà e responsabilità che si aggiungono a quelle che possiamo considerare le certezze del passato.
Le guerre oggi si combattono altrove e in altra maniera e ci sono altrettante “guerre” di cui neanche ci rendiamo conto. Inoltre tutti sappiamo che al volontariato della solidarietà nei confronti degli uomini si aggiunge quello della solidarietà nei confronti dell’ambiente al quale siamo strettamente vincolati. Con stupore e tristezza la gente del nostro tempo si rende sempre più conto che la salute, la qualità della vita e la sopravvivenza stessa di tutti gli esseri umani e di tutto quanto esiste dipendono dalla terra, dall’aria, dall’acqua e dalla biodiversità. Ma il cibo è spesso causa di indebolimento delle difese immunitarie e di malattie perché frutto di una terra gravemente compromessa da scelte forse fatte in buona fede che però l’hanno fortemente penalizzata.  L’aria è sempre più inquinata e a poco servono le misure volonterose che vengono messe in atto dalle Amministrazioni. L’acqua poi, spesso inquinata  dall’agricoltura e dall’industria, rischia anche, seriamente, di diventare una merce trasformata da diritto di tutti in privilegio di pochi. La biodiversità di cui tanto si parla è trattata come un argomento di studio e non è ancora entrata  a far parte della nostra consapevolezza. E a questo proposito i dati dell’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale parlano chiaramente.
Alla luce di quanto sopra detto nasce la necessità di preservare l’ambiente e di impedire che il cemento ne riduca sempre più gli spazi, a maggior ragione quando ci sono della alternative possibili, come in questo caso per quanto riguarda la Casa degli Alpini. E’ indispensabile non creare altri precedenti che aprano la via ad ulteriori errori nel futuro. Perché noi dipendiamo dall’ambiente naturale, dal suo equilibrio, dalla sua salubrità e dalla sua estensione. E’ necessario farsene una ragione e agire di conseguenza, da subito.

 Questi sono i motivi della nostra adesione alla petizione. Non c’è più tempo da perdere. Bisogna agire considerando l’ambiente un bene comune da proteggere nell’interesse di tutti.

La Consulta è stata istituita dell’Amministrazione Provinciale e vi abbiamo aderito credendo di costituire una risorsa, come ci era stato detto, ma rileviamo con rammarico di non essere stati consultati su questo argomento. Chiediamo quindi gentilmente di essere interpellati, insieme agli altri firmatari della petizione, adesso che tutte le possibilità sono ancora aperte e discutibili, al fine di portare il nostro contributo positivo e incisivo come abbiamo sempre fatto fino ad ora in merito ad altre note problematiche.

Ringraziando per la cortese attenzione e nella speranza di un favorevole riscontro, rimaniamo in attesa e chiediamo ancora una volta che sia aperto un dialogo per trovare la soluzione migliore sia a favore della Casa degli Alpini, sia a favore dell’ambiente e di tutti noi che da esso dipendiamo.

Distinti saluti.
Asti, 13 giugno 2011

Consulta delle Organizzazioni Ambientaliste della Provincia di Asti

Pubblicato da: Redazione il 15/06/2011

in: Polis

Tags: asti, cultura , città , parchi e riserve

Commenti

Non ci sono commenti a questo articolo

> Vedi tutti i commenti
> Commenta questo articolo

ASL Asti: aggiornamento dei dati sulla violenza

Dall’inizio dell’anno registrati 54 accessi al Pronto Soccorso: uno ogni tre giorni

ASL Asti: aggiornamento dei dati sulla violenza

Pronti i kit di prima accoglienza per le donne vittime di violenza che utilizzano il “posto letto segreto” al Cardinal Massaia

Ogni tre giorni accede al Pronto Soccorso del Cardinal Massaia una vittima di violenza domestica o sessuale: dall’inizio dell’anno sono state registrate 54 presenze. Nella maggior parte dei casi sono le donne (43) a ricorrere alle cure dei sanitari, ma non mancano minori (6) e uomini (5). Tra le donne, la prevalenza è di nazionalità italiana (35), mentre le straniere provengono soprattutto da Romania, Marocco, Albania.

In alcuni casi, per dare immediata accoglienza alle donne che non intendono tornare a casa (e per le quali l’Asl AT, in accordo con altri soggetti del territorio, avvia la ricerca di ospitalità in centri di protezione o comunità alloggio), è stato attivato il “posto letto segreto”, stanza allestita all’interno del Massaia e predisposta anche per i figli minori della vittima.

Proprio nei giorni scorsi sono stati distribuiti i primi kit di pronta accoglienza riservati ai soggetti accolti nel “posto letto segreto” (così denominato per dare protezione a chi ne fruisce). L’acquisto è stato reso possibile grazie al finanziamento assicurato dalla Provincia attraverso un recente bando sulle pari opportunità (il progetto dell’Asl, denominato “Il salvadanaio della solidarietà” è stato quello che ha ottenuto il maggior contributo).

Il kit è composto da indumenti (pigiama e biancheria intima, tuta, asciugamani, ecc.), prodotti per l’igiene della persona (sapone liquido, spazzolino da denti e dentifricio, ecc.), una scheda telefonica. Per i bambini ci sono anche quaderni, libri e giocattoli.

Per perfezionare la risposta nel trattamento delle vittime, inoltre, si è appena concluso un corso di formazione rivolto a 25 operatori del Massaia di servizi differenti (medico dell’emergenza/urgenza, psicologo, psichiatra, ginecologo, ostetrica, infermiere, assistente sociale, mediatrice culturale, ecc.). Il tema del maltrattamento e della violenza sessuale è stato trattato con docenti interni ed esterni; tra questi ultimi, anche il sostituto commissario Antonella Reggio, in servizio alla sezione di polizia giudiziaria della Procura, Elisa Chechile dell’Orecchio di Venere con gli avvocati volontari dello stesso centro d’ascolto Francesca Maccario e Rosa Gligora. Un altro corso, appositamente rivolto a 12 addetti del Pronto Soccorso, si terrà alla fine di giugno.

Sul sito Internet dell’Azienda (www.asl.at.it), intanto, si può scaricare il pieghevole “Uscire dalla violenza è possibile” con i numeri telefonici e i servizi territoriali a cui ci si può rivolgere in situazioni di emergenza. 

Nella foto: l’assistente sociale Francesca Lanfranco (Gruppo di coordinamento sull’assistenza delle vittime di violenza sessuale e domestica dell’Asl AT) con alcuni componenti del kit: pigiama, asciugamani, magliette, articoli per l’igiene personale

Pubblicato da: Redazione il 08/06/2011

in: Diritti e Rovesci

Tags: città

Commenti

Non ci sono commenti a questo articolo

> Vedi tutti i commenti
> Commenta questo articolo

Contro la cementificazione - L'opinione di Carlo Petrini

da “La Repubblica" del 18 Gennaio 2011.

Contro la cementificazione - L'opinione di Carlo Petrini

In 15 anni edificati tre milioni di ettari di territorio, l'equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme. E con il piano casa il processo ha avuto un'accelerazione. Appello per fermare lo scempio del paesaggio, prima che sia troppo tardi ...

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell'Italia, un'enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l'avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani …

I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perché anche la proprietà privata del terreno non dà automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo così alle generazioni future. Circa due anni fa su queste pagine riportavamo che l'equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un'area equivalente sei volte a Piazza uomo a Milano. E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unità d'Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all'agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.

Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma è sufficiente viaggiare un po' per l'Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall'articolo 9, la legislazione in materia è in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonché ampi margini di azione per gli speculatori. Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l'installazione d'impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma è già contestata da alcune forze politiche. In Piemonte è stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessità dal "Movimento Stop al Consumo del Territorio". In realtà, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici - quelli mangia-agricoltura - essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.
Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall'alluvione che l'ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l'equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri.

Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre più oggetto d'importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l'osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un'indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un'impotenza sconsolata. Del resto, costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male:l'Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s'impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso.
Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l'ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall'oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un'energia pulita anche da noi nell'ennesimo modo di lucrare a danno della Terra. Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo già scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l'impermeabilizzazione dei terreni, ed è profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che è veramente avanti anni luce rispetto al resto d'Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre. Dell'eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre già saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge. È sufficiente spulciare su internet il sito del movimento "Stop al Consumo del Territorio", tra i più attivi, e subito salta agli occhi l'elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi.

Intendiamoci, questo non è un articolo contro il fotovoltaico o l'eolico: è contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perché l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la più grande catastrofe ambientale e culturale cui l'Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perché se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E' come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido.
Il problema poi s'incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l'agricoltura da un po' di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell'Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: "I redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa". Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili. Ricordiamoci che difendendo l'agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilità di fare comunità a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza.

Per questo è giunto il momento di dire basta, perché rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Non un blocco totale dell'edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi. Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti.
Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell'Agricoltura, quello dell'Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni. Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d'accordo e disposti a unire le forze. È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l'urlo di milioni d'italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un'ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c'è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l'anima, tutti i giorni.

Pubblicato da: Redazione il 28/01/2011

in: Punti di vista

Tags: città , paesaggio

Commenti

Non ci sono commenti a questo articolo

> Vedi tutti i commenti
> Commenta questo articolo
1 · 2 · 3 · »
ADL via Alta Luparia, 5 14040 Vinchio (AT) - P.IVA. 91006490055 Valid XHTML / CSS - By emZED.it & Wiz