Il Premio Davide Lajolo a Concita De Gregorio
Vinchio 29 maggio 2010
Il 29 maggio a Vinchio verrà consegnato il Premio Davide Lajolo – Il ramarro” a Concita De Gregorio, direttore de L’Unità, durante la passeggiata ULISSE SULLE COLLINE - Poesia, natura,musica, arte.
Concita De Gregorio ha lavorato a “Il Telegrafo” e per molti anni a “La Repubblica” e ora ricopre il ruolo che Davide Lajolo Ulisse ebbe tra il 1948 e il 1958 a “L’Unità” di Milano. Il Premio vuole essere quasi un passaggio di testimone in un momento molto travagliato per il mondo dell’informazione.
La premiazione avverrà alle ore 16.30 al Bricco di Monte del Mare nella Riserva naturale della Valsarmassa.
Pubblicato da: Redazione il 21/05/2010
in: Punti di vista
Per Edoardo Sanguineti - PIT STOP
Di Eugenio manca, giornalista
Se ne è andato in silenzio, senza una parola, lui che per mezzo secolo della parola è stato signore, maestro, esploratore, scavatore, dispensatore ineguagliato, giocoso funambolo. La parola poetica ma anche la parola civile. Edoardo Sanguineti non ha mai fatto mancare parole -e pensieri, e atti polemici, e gesti esemplari - alla vasta platea dei suoi lettori, dei suoi allievi, degli estimatori, di quanti - magari da versanti ideologici e culturali distanti- da lui si attendevano l’idea illuminante, la battuta dissacrante, la provocazione feroce, che mostrasse la faccia nascosta di una medaglia che altri non sapeva o non voleva rovesciare, specie in tempi di conio guasto. Ma - stiamone certi - la sua voce fonda e musicale continueremo a sentirla.
Pubblicato da: Redazione il 21/05/2010
in: Punti di vista
Il tavolo anticrisi
INTERVISTA A SERGIO DIDIER, segretario CISL Asti A cura di Valentina Mazzola
1) In che modo la crisi economica si è manifestata nella provincia di asti e quali possono essere e le proposte di uscita?
Asti non fa eccezione, la crisi ha picchiato duro anche su quelle aziende locali considerate intoccabili. La via d’uscita che la CISL sta perseguendo è il tavolo anticrisi costruito con le forze sociali, gli enti datoriali, le istituzioni, la Cassa di Risparmio di Asti e i sindacati. A questo proposito è già stato firmato un accordo anticrisi che ha come obiettivo la costruzione di un percorso condiviso attraverso la ricerca di una coesione sociale.
2) Quali effetti ha avuto sul nostro territorio la cassa integrazione Fiat?
Le conseguenze della crisi FIAT sono ancora all’ordine del giorno in quanto l’indotto astigiano subisce ancora l’effetto coda della crisi precedente. Fortunatamente grazie all’accordo con la Cassa di Risparmio di Asti si è riusciti ad ottenere gli anticipi della Cassa Integrazione. Un risultato importante se pensiamo alle spese correnti che ciascuno di noi affronta ogni giorno. Il lavoratore potrà accedere a questo anticipo indipendentemente dall’orario di lavoro, dalla grandezza e dalla localizzazione dell’impresa in ambito provinciale.
3) La crisi ha colpito soprattutto le classi deboli. Quali sono in questo senso le preoccupazioni del sindacato
In tempi di crisi le fasce deboli si estendono. Ecco allora che la CISL è subito intervenuta con provvedimenti finalizzati all’erogazione di contributi. A livello provinciale è stato istituito un tavolo con i sei Comuni principali (Asti, Villanova, Costigliole, San Damiano, Canelli e Nizza) al fine di studiare un accordo su prezzi, tariffe e misure di sostegno per gli affitti.
4) Quale è la posizione della CISL rispetto al provvedimento del Ministro Sacconi sull'arbitrato che viene a modificare l'applicazione dell'art. 18?"
A seguito dell’emanazione del provvedimento del Ministro Sacconi la CISL si è da subito opposta. Successivamente ha deciso di firmare un accordo che prevede che le nuove regole non intacchino l’articolo 18 ma offrano ulteriori opportunità per i lavoratori nella gestione delle controversie con i datori di lavoro.
Pubblicato da: Redazione il 28/03/2010
in: Punti di vista
Lettera aperta di una scrittrice albanese a Silvio Berlusconi
Di Elvira Dones
Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".
"Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi".
Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione. "
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate.
A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.
Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.
E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.
Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente.. . Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente
camminare a spalle dritte e testa alta.
L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.
Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle
azioni di uomini come Berlusconi e company. Pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne è messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi.
Mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi"
Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all'Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.
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Ci sono 1 commenti a questo articolo(Ultimo 27/03/2010 ore 14:01)
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Per Edoardo Sanguineti - PIT STOP
Di Eugenio manca, giornalista
Se ne è andato in silenzio, senza una parola, lui che per mezzo secolo della parola è stato signore, maestro, esploratore, scavatore, dispensatore ineguagliato, giocoso funambolo. La parola poetica ma anche la parola civile. Edoardo Sanguineti non ha mai fatto mancare parole -e pensieri, e atti polemici, e gesti esemplari - alla vasta platea dei suoi lettori, dei suoi allievi, degli estimatori, di quanti - magari da versanti ideologici e culturali distanti- da lui si attendevano l’idea illuminante, la battuta dissacrante, la provocazione feroce, che mostrasse la faccia nascosta di una medaglia che altri non sapeva o non voleva rovesciare, specie in tempi di conio guasto. Ma - stiamone certi - la sua voce fonda e musicale continueremo a sentirla.
Angelo Guglielmi, che lo conosceva bene fin dal tempo in cui assieme ad Anceschi, Eco, Pagliarani e gli altri, avevano fondato il Gruppo ‘63, ha scritto che Sanguineti ha monitorato il mondo, ha scandagliato la realtà. “I suoi versi non erano incentrati sul nostro piccolo ‘io’ e sulle sue problematiche esistenziali, ma sulla totalità del reale”. La sua opera poetica raccoglie il linguaggio della modernità e lo restituisce interpretandolo. Per questo -ha spiegato- Sanguineti è uno dei pochi, veri, grandi poeti dell’ultimo secolo.
La poesia ne ha riempito gran parte della vita. La poesia altrui - dalla tesi su Dante alla traduzione dei classici greci e latini - ma soprattutto la sua, iniziata nel ’56 con la strepitosa raccolta di Laborintuse proseguita copiosa fino ai giorni nostri, con le “poesie-cartolina”, le “poesie-travestimento”, le glosse, le sciarade, i rebus. Ha scritto romanzi, racconti, saggi, libretti teatrali, testi per la musica di Berio, e ha anche occupato un seggio in Parlamento, eletto nel ’79 come indipendente nelle liste Pci. Impegno senza barriere. In una ironica nota autobiografica, dettata in terza persona, ha raccontato che “i suoi interessi più vivaci erano stati, quando era fanciullo, la musica e poi, divenuto adulto, la politica; e che la letteratura (parola che egli accompagnava per solito con una smorfia ostile) era stata per lui una maniera di surrogare, per altra via, quelle sue vocazioni (e qui, altra smorfia); quanto alla politica, poi, amava anche ripetere che tutto è politica, sicuramente, ma che la politica (e qui, una smorfia ulteriore), per contro, non è tutto”.
Una parola ha da sempre accompagnato Sanguineti, precedendolo o scortandolo come una guardia del corpo: la parola - chi non lo sa?- è “avanguardia”. Ma che cos’è esattamente l’avanguardia? Lo domandammo proprio a lui, un giorno che Genova era ancora intronata dagli spari e intossicata dai fumogeni del G8, seduti ad un caffè davanti a Palazzo Ducale. E il movimento no-global poteva in qualche modo essere inserito in quella definizione? Rispose soppesando le parole: “L’avanguardia sul piano culturale e artistico, ma anche su quello politico e sociale, è una proposta di comportamento, e attende la verifica del dopo. Lo dice la parola stessa: l’avanguardia è tale se è seguita dalle conferme”. Ma questa -insistemmo- che tipo di avanguardia è? Rispose: “Questa che vediamo è un’avanguardia che denuncia ingiustizie, scompensi, vere e proprie infamie, e indica soglie intollerabili di iniquità e sfruttamento: non solo nei mondi lontani della fame, della sete, della rapina coloniale, ma anche all’interno dell’Occidente sviluppato e opulento, dove ci sono schiere non sfruttate solo perché non sono neppure occupate. Il mercato come regolatore unico, il profitto come “legge naturale”, la flessibilità del lavoro in tutte le forme anche le più selvagge, la fine dello Stato come elemento di tutela ed equilibrio sociale: è qui che avviene la rivolta. Il movimento antiglobale che tenta di opporsi al dominio incontrastato del capitalismo internazionale dovrebbe riuscire a incontrarsi con un movimento più vasto, che solo la sinistra può produrre. Ma questa sinistra è disgregata, confusa, senza progetto. Ha smarrito il significato di parole come classe. Ma usiamole invece le vecchie parole! Il mondo è pieno di proletari: non solo il Congo o Taiwan ma le nostre strade ne sono piene!”.
Era gonfio di sdegno per gli assalti violenti con cui la protesta di quei ragazzi era stata accolta, e per la “macelleria messicana” che i responsabili delle forze dell’ordine avevano pianificato. Uno sdegno politico e civile, che chiamava in campo un “odio” esso pure politico e civile contro la ferocia e l’inganno di chi puntava a terrorizzare l’Italia. Il caso vuole che Sanguineti se ne sia andato proprio il giorno in cui la Corte d’Appello di Genova, ribaltando precedenti sentenze, ha riconosciuto e condannato i responsabili di quella macelleria. Ma questa è solo un‘amara coincidenza. Ciò che ci preme rimarcare qui è che proprio da un uomo dell’avanguardia come Sanguineti venisse l’invito a usare parole nette come classe, proletariato, imperialismo, sfruttamento, considerate desuete e ormai quasi del tutto espunte dal vocabolario della politica e perfino da quello della sinistra. Simbolo dell’avanguardia, non aveva paura di mettere le mani nella storia e nel presente. “Trasmettere memoria -diceva- non significa magnificare il passato ma estrarre da esso consapevolezza critica”. Ciò che più d’ogni altra cosa ci serve oggi.
Ripost
vivendo per capire perché vivo
scrivo anche per capire perché scrivo:
e vivo per capire perché scrivo,
e scrivo per capire perché vivo:
Edoardo Sanguineti, da “Novissimum Testamentum”,
in IL GATTO LUPESCO, Feltrinelli, 2002
Pubblicato da: Redazione il 21/03/2010
in: Punti di vista
Ma Berlusconi è davvero tanto potente?
Un articolo di Aldo Cazzullo
Aldo Cazzullo su “Il Corriere della Sera del 19 marzo ha iniziato il suo articolo con questa frase:
“E se, alla fine, la vera notizia uscita dall’inchiesta di Trani fosse che Berlusconi non se lo fila nessuno?
Il presidente del consiglio, il padrone di un impero delle comunicazioni.
L’uomo più potente del paese vuole zittire una trasmissione tv. Si rivolge a un amico che ha fatto mettere all’Authority.
Lo sollecita a far intervenire il presidente dell’Authority.
Si appella al direttore generale della Rai.
Fa in modo che siano coinvolti la commissione di vigilanza, un consigliere del Csm, un altro “amico magistrato” e Gianni Letta.
Chiama pure i carabinieri.
L’unico che riesce a oscurarla per qualche settimana è un parlamentare dell’opposizione, l’onorevole Beltrami, che propone il black out elettorale.
Ma il giovedì santo Santoro sarà di nuovo in onda, prevedibilmente con una puntata monotematica sui maldestri tentativi di zittirlo.
E Berlusconi mediterà su quanto sia inefficiente la sua struttura di comando, e il paese stesso su cui in teoria spadroneggia da decenni”: Cazzullo più avanti scrive: “E’ possibile, anzi probabile che le richieste di Berlusconi siano eccessive e fuori luogo, tanto che pure uomini ansiosi di compiacerlo non riescono ad accoglierle”, Cazzullo, però, fa anche un’altra ipotesi: “Ma nell’infinita vertigine delle possibilità è dato pure che il “tiranno” sia un uomo solo, che la sera e nei festivi inveisce e si sfoga con un amico che magari ha posato il telefonino sul tavolo, mentre il maresciallo trascrive tutto”.



















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