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Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
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TEST: Calcola la tua impronta ecologica...

Dalla redazione di AltritAsti

TEST: Calcola la tua impronta ecologica...

Vi siete mai chiesti quanto “pesa” sulla capacità naturale del nostro pianeta di rigenerarsi il vostro comportamento di vita e di consumo ? Cioè: vi siete mai chiesti se il vostro modello quotidiano contribuisce (e in che misura) a peggiorare le sorti della nostra sempre più malconcia Terra ? Provate a fare questo semplice controllo sotto forma di test …

GAS LoLa, il Gruppo di Acquisto Solidale di Loreto/Lambrate (Milano) ha recentemente messo a punto un "metodo" per consentire a tutti di studiare il proprio comportamento nei consumi, con l'aiuto di Stefano Caserini del Politecnico di Milano e del Nodo di Lodi della Rete Lilliput.

Il metodo qui proposto, semplificato di proposito per facilitarne l'uso, permette di calcolare una parte rilevante dell'impronta ecologica personale.

Il lavoro è stato realizzato basandosi sui dati proposti in strumenti più complessi e considerando le voci più comuni, di più facile determinazione, che generalmente forniscono il contributo principale all'impronta ecologica.

Non la stima "esatta" quindi della nostra impronta, ma una stima per difetto che possa comunque essere un'utile base per capire come iniziare a ridurla.

>> Lo schema lo trovate a questo link: http://www.gaslola.org/impronta_ecologica.php

(Vedi l'articolo originale su Altritasti.it)

Pubblicato da: Redazione il 05/10/2011

in: Stili di vita

Tags: acqua , dossier ambiente , energia

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Trasformare gli stili di vita

Di Oscar Pastrone, gruppi di acquisto solidale, Asti

Trasformare gli stili di vita

Correva l'anno 1994, in quel di Fidenza prendeva forma e sostanza l'embrione del primo GAS; due anni dopo, 1996, il Centro Nuovo Modello di Sviluppo pubblicava la "Guida al Consumo Critico".
Da quegli anni, ormai di pertinenza del secolo passato, ad oggi, sono diverse centinaia i G.A.S. attivi e  diverse migliaia le persone coinvolte.
Sarebbero forse molte di più se considerassimo solo le prime due lettere dell'acronimo G.A.S.: Gruppo Acquisto: fare gruppo per acquistare con prezzi all'ingrosso anziché al dettaglio, soddisfare legittime aspirazioni di qualità dei prodotti. Sarebbero appunto, perchè la terza lettera dell'acronimo, S di Solidale, caratterizza l'acquisto e lo rende coerente ad un'idea di futuro.
Una caratterizzazione che consente di mettere in pratica nel quotidiano, nella sfera personale, nei propri stili di vita, la propria visione del mondo, i principi ed i valori che dovrebbero regolarlo.
Una caratterizzazione che come primo effetto ha lo svelamento della contraddizione in cui siamo immersi nel nostro ruolo di "consumatori”, contraddizione che si esprime spesso con un involontario consenso se non una  complicità nei confronti dello stesso sistema che in altri momenti del giorno critichiamo.
Vorremmo un mondo più giusto, rispettoso dei diritti di ogni uomo alla libertà e ad una vita dignitosa.  Poi al mercato riempiamo la borsa, inconsapevolmente, con le arance di Rosarno, il cui prezzo è reso accessibile dalla resa in schiavitù di centinaia di diseredati e dal controllo della malavità organizzata. Per  coerenza bisognerebbe acquistare solo da produttori che garantiscono i diritti dei loro lavoratori ed il rispetto della legalità.
Vorremmo una terra più pulita e sana, ci opponiamo a tutte le forme di inquinamento.  Poi caliamo nel carrello del supermercato, inconsapevolmente, il detersivo di quell'azienda che, per essere “competitiva”, ha trasferito i propri scarti di lavorazione nelle discariche abusive del napoletano. Per  coerenza bisognerebbe scegliere produttori che garantiscono il più basso impatto possibile ed osservano scrupolosamente le norme disalvaguardia ambientale.
Vorremo un territorio non soffocato dal cemento, ci adoperiamo perchè ogni anno l'agricoltura non perda centinaia di ettari a favore della speculazione edilizia. Poi nel nostro cestino della spesa ci mettiamo il pacco di farina ucraina o le pere argentine:
per  coerenza bisognerebbe  acquistare la produzione locale, sostenere chi vuole garantire la continuità storica del territorio.
Vorremmo vivere in luoghi non solcati a ciclo continuo da bisonti carichi di merci, inquinanti e pericolosi.  Poi carichiamo in macchina pesanti fustelli di acqua minerale molisana. Per  coerenza bisognerebbe adattare i propri bisogni alle disponibilità e non il contrario.
Vorremo mangiare cibi sani, che la chimica la smettesse di depositarsi nei nostri piatti, che la terra non avesse dipendenza assoluta e perenne dai fertilizzanti sintetici.  Poi non siamo disposti a spendere 25 euro in più all'anno (giusto la ricarica di un cellulare) per una pasta biologica. Per  coerenza bisognerebbe acquistare daproduttori che hanno scelto tecniche di produzione bio-compatibili.
Ecco, tutte queste coerenze elencate sono le discriminanti sugli acquisti proprie di un Gruppo di Acquisto Solidale. Ognuna di queste coerenze richiede,  ricerca, confronto, condivisione, tempo, visite ai produttori, una sintesi tra le diverse famiglie che partecipano al Gruppo, un adattamento dei bisogni dei singoli a quelli della comunità, la disponibilità a “rivedere” cosa è indispensabile da quello che non lo è.
Un percorso che comporta la trasformazione degli stili di vita, un modo più accurato di utilizzare il denaro,  la scoperta che il risparmio non lo si ottiene solo pagando meno un bene, ma anche modificando o riducendo  i proprii consumi.

Per saperne di più  www.ilgasti.it

Pubblicato da: Redazione il 17/05/2010

in: Stili di vita

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I prodotti equo-solidali all’ospedale di Asti

Ufficio Stampa ASL

I prodotti equo-solidali all’ospedale di Asti

 L’Asl AT è la prima azienda sanitaria in Italia ad aver inserito stabilmente a capitolato d’acquisto prodotti del commercio equo e solidale. Prima di finire in una delle 450 tazze di caffé che ogni giorno vengono servite al “Cardinal Massaia”, per fare un esempio, l’orzo solubile ha fatto molta strada: arriva da due regioni dell’Equador ed è acquistato dall’Asl, tramite Ctm altromercato, a un prezzo equo per i campesinos, rispettoso delle loro esigenze sociali e solidale all’ambiente in cui si trovano a lavorare.
Il risultato significativo raggiunto dall’Azienda è stato al centro dell’incontro ad Asti tra il direttore generale Luigi Robino e una delegazione di Ctm altromercato, per ampliare questa proficua collaborazione e approfondire alcuni aspetti di questa particolare scelta. “Vi citiamo come buon esempio in tutti gli incontri che facciamo con le pubbliche amministrazioni italiane, nella speranza che molti altri vi seguano”, ha commentato Cristiano Calvi, responsabile dell’ufficio Ristorazione Solidale. Ctm è la principale realtà italiana di commercio equo e riveste un ruolo importante anche sulla scena internazionale. Oggi, però, non basta solo vendere: occorre cambiare - in certi casi stravolgere - la cultura produttiva, improntandola alla biodiversità, alla sostenibilià e all’equità, per questo motivo si sta allargando il dialogo al settore pubblico.
“Accordare agricoltura, ambiente e sanità – ha rilevato Robino durante l’incontro – non è facile, però crediamo fortemente nel progetto che si basa su filiera corta, stagionalità, tracciabilità”. L’Azienda sanitaria astigiana, dal 2009, compra stabilmente orzo, tè e banane dai produttori selezionati da Ctm per i propri servizi di ristorazione collettiva (ospedaliera e aziendale).
Testimone diretto della realtà produttiva equadoregna, è intervenuto all’incontro anche Luis Hinojosa, presidente di Camari, impresa locale che commercializza i prodotti del paese sudamericano, raccogliendo oltre 15mila lavoratori locali e aiutandoli a esportare le proprie merci.
Qualità ed etica, sostenibilità ambientale e rispetto sociale, giustizia civile ed equità umana. Il cibo, prima di essere buono, deve essere giusto. L’Asl AT ha intrapreso questa strada, dunque, per garantire la qualità degli alimenti, senza trascurare la solidarietà sociale.

Pubblicato da: Redazione il 05/05/2010

in: Stili di vita

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Un giorno a Vinchio

Di Laurana Lajolo

Un giorno a Vinchio

In occasione della ricorrenza del 25 aprile, nell’ambito della settimana della cultura, l’Associazione culturale Davide Lajolo, Israt e Comune di Vinchio propongono una passeggiata sui sentieri della libertà a Vinchio (At) sabato 24 aprile con partenza alle ore 15 dal Museo “Vinchio è il mio nido” di Davide Lajolo. La passeggiata si snoda sul crinale delle colline tra Vinchio e la frazione di Noche fino al luogo della tana che ha protetto il partigiano Ulisse e i suoi compagni dal rastrellamento nazifascista del 2 dicembre 1944. Il direttore dell’Israt Mario Renosio e  Laurana Lajolo rievocheranno l’episodio e le caratteristiche della resistenza contadina nell’Astigiano, ma si potrà ragionare anche sul nostro presente. La Resistenza ha rappresentato una svolta epocale nella storia italiana perché il popolo ha sostenuto la lotta per la libertà e soprattutto perchè molti giovani di allora si sono assunti la responsabilità del loro avvenire e di quello della democrazia in Italia. Che significato ha oggi, in questa fase controversa della vita politica, quell’episodio di lotta di popolo? Cerchiamo la memoria per il nostro futuro in quel passato.

La passeggiata è anche un invito a incontrare la primavera in un’area collinare ancora salvaguardata dal cemento e connotata dalle vigne del barbera più rinomato. Al mattino, infatti, con gli amici dell’Osservatorio del paesaggio, con inizio alle ore 9.30 verranno riqualificati come scenario percettivo-paesaggistico i muri in cemento di contenimento presenti nel paese. I Muri rinverditi è una felice conseguenza della prima edizione del Festival del paesaggio agrario che si è tenuto a Vinchio l’anno scorso, rappresentando la compensazione ambientale della manifestazione.

Pubblicato da: Redazione il 22/04/2010

in: Stili di vita

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Progetto per la riapertura del Politeama

Un nuovo Polo Culturale Multidisciplinare - dal Comitato Promotore di “Riapriamo il Politeama di Asti”:

Progetto per la riapertura del Politeama

Crediamo che il Politeama sia la sede ideale per:

Un Polo Culturale Multidisciplinare

Luogo di incontro sociale e di valorizzazione del nostro territorio e dei nostri prodotti di qualità.
Con servizi ed attrezzature a carattere didattico, museale, artistico e promozionale.
Integrato
nel panorama culturale della provincia, attraverso nuove proposte alternative a quelle già disponibili.

Il Politeama si trova in una posizione centrale rispetto al territorio ed al bacino di utenza interessato al nostro intervento ed è vicino ai principali servizi di supporto al Polo (parcheggi, mezzi di trasporto ecc).


La distribuzione funzionale dell’immobile è ampia e diversificata:
Un teatro spazioso e flessibile, un cinema, molte aree di passaggio attrezzabili per funzioni aggiuntive e diversi locali adatti per differenziare l’offerta all’interno del Polo stesso, inclusi uno splendido cantinone ottocentesco con cucina attrezzata e due splendidi terrazzi.

Crediamo che la riapertura del Politeama possa essere:

Una risposta alla costante crescita delladomanda di Svago e Cultura, che ad Asti si riscontra soprattutto nel centro cittadino.
Utile per la Conservazione del patrimonio artistico, sociale e culturaleche il Politeama rappresenta.
Una soluzione per la Riqualificazione di una zona di Asti che negli ultimi anni ha subito un evidente degrado urbanistico, commerciale e sociale.
Uno stimolo per diversificare e far crescere l’Economia e ilBenessere di tutta la provincia di Asti.

Scarica l'intero programma nel .pdf allegato

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Il turista del futuro sarà responsabile

di Alessandro Berruti

La crisi gli ha rifilato una scoppola sonora, ma l’industria turistica resta una delle più potenti e impetuose del nostro tempo. Il desiderio di viaggiare, per necessità e per piacere, coinvolge un miliardo di viaggiatori internazionali, un numero incalcolabile di turisti “interni” e dà lavoro a una persona ogni sei nel mondo. Un fenomeno, quello turistico, di enormi proporzioni, che si accompagna a pesanti contraddizioni ambientali, sociali ed economiche. Dagli alberghi costruiti lungo spiagge vergini, alle piscine colme di acqua potabile nel mezzo di aride savane; dai camerieri pagati una miseria per servire viaggiatori del “mondo ricco”, alle speculazioni edilizie nelle regioni “turistiche”. Per non dire della banalizzazione delle culture locali. In Tibet, per esempio, i monaci buddisti hanno abbreviato i propri complessi rituali religiosi per andare incontro alla scarsa capacità di attenzione delle comitive di turisti. In Tanzania, poi, un albergo a quattro stelle risulta consumare 500 litri d’acqua al giorno per cliente, mentre la media di acqua disponibile per la popolazione locale è di 25 litri. La risposta critica al turismo “insostenibile” è arrivata dal movimento del turismo responsabile. L’idea di fondo di chi viaggia in modo “responsabile” è semplice: al centro del viaggio sta l’interesse della comunità ospitante e l’incontro tra viaggiatore e ospite è “reale”, fondato sul reciproco rispetto. La sostenibilità dell’ambiente naturale visitato, la conservazione delle culture locali e la distribuzione equa dei guadagni prodotti lungo la filiera turistica, a favore soprattutto dei più poveri, diventano ricadute positive dell’esperienza turistica responsabile. Le proposte per chi desidera viaggiare in questo modo sono rivolte sia ai Paesi del Sud del mondo che a mete locali. L’Associazione Italiana Turismo Responsabile (www.aitr.org), la più importante rete di operatori di questo specifico settore, con 90 soci, offre esperienze tra le più varie: dalle gite a dorso di mulo a lunghe camminate sulle dorsali montuose; dagli agriturismi a “impatto zero” alle cooperative di turismo sociale. Fino ai viaggi alla scoperta dell’Africa o della selva amazzonica ospiti delle famiglie locali. I cambiamenti globali che stanno ridisegnando gli equilibri del mondo in una forma inedita, impongono al viaggiatore di domani un cambio di paradigma: la responsabilità sarà sempre più un “dover essere” per chi si muove con la valigia come per chi scarpina zaino in spalla.

*ufficio stampa aitr, è autore di “turismondo” (effatà editrice) e della guida “turisti responsabili” (terre di mezzo).

Pubblicato da: Alessandro Berruti il 17/02/2010

in: Stili di vita

Tags: turismo

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