Che cosa studio a fare?
Una studentessa e un'insegnante contro i privilegi delle scuole private (Da Vanity Fair)
E' mai possibile che appena guardo fuori dalla finestra della mia scuola io veda in continuazione gli studenti della scuola di fronte in pausa?
Io trascorro cinque ore la mattina e altrettante il pomeriggio in compagnia dell'allegro Seneca e del simpatico Aristotele, mentre lì davanti entrano alle nove ed escono a mezzogiorno (sempre se ci vanno), lo studio pomeridiano è vietato, hanno la pausa-sigaretta perenne, recuperano due anni in uno e usciranno dalla maturità più o meno con il mio stesso voto, olè. Basta che il papi sborsi. Ha dunque senso che io mi faccia il sederino?
CORNFLAKE
Sono insegnante in un istituto tecnico commerciale. Tempo fa, in un tranquillo zapping da domenica sera, finisco su Raitre, trasmissione Presa Diretta, tema della puntata "la scuola fallita". Si parla dei contributi pubblici alle scuole paritarie, adesso non si chiamano più private, così è tutto meno chiaro.
Si entra in questi istituti modello, in Lombardia, che vantano aule pulite, grandi laboratori, palestre, mense, piscine. Il tutto pagato dai genitori, con rette annuali dai seimila euro in su, salvo scoprire che la Regione Lombardia offre un contributo annuale di 1.050 euro alle famiglie che ne fanno richiesta, indipendentemente dal reddito: parliamo di famiglie con redditi dai 42 mila ai 198 mila euro annui; poi scopri ancora che lo Stato italiano ogni anno versa alle scuole paritarie una cifra doppia rispetto a quella che versa alle scuole pubbliche. Ci si sposta in Sicilia, agli antipodi: istituti pubblici che cadono a pezzi, laboratori inagibili, bambini di scuola materna in classe col cappotto perché il riscaldamento non funziona, alunni con grave handicap che si sono visti togliere l'insegnante di sostegno. Spero che il ministro Gelmini, quando fra un po' di anni accompagnerà la sua bambina in una di quelle scuole di élite, provi ogni mattina, varcando il cancello, una leggera fitta al petto, verso sinistra, dove di sotto sta il cuore, che le ricordi che il diritto all'istruzione nel nostro Paese non è uguale per tutti, e che sua figlia entra in quella scuola fantastica con i soldi del popolo italiano, sottraendoli ai bambini costretti a stare in aula col cappotto.
Anna Maria Boldrini














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