immigrazione: conoscenza e solidarieta’
di Beppe Amico - direttore Caritas diocesana
Il 28 ottobre è stato presentato il XIX Rapporto Caritas/Migrantes. Il Dossier non afferma che l’immigrazione non presenti aspetti problematici ma, attraverso i numeri, ci orienta verso una visione realistica e più positiva. Ciò comporta da parte di ciascuno di noi una messa a punto dell’atteggiamento personale, liberandolo dai pregiudizi. Un atteggiamento alimentato da un immaginario fatto di spot, di sentito dire, di notizie agghiaccianti e di paure che si trasmettono nella quotidianità. Un immaginario che allontana dalla realtà, che fa vivere male la relazione presente con gli immigrati e che non ci prepara al futuro. I numeri presentati sono inoltre un invito ai politici ad una maggiore apertura in materia di cittadinanza e di partecipazione, come anche la messa a disposizione di maggiori risorse per favorire l’integrazione.
L’Istat attesta che gli immigrati regolarmente residenti in Italia sono quasi quattro milioni. Perché allora continuare a inquadrare il fenomeno nell’ottica degli sbarchi irregolari, prendendo una parte per il tutto e dipingendo negativamente la situazione?
Lo slogan del Dossier, “immigrazione: conoscenza e solidarietà”, offre gli strumenti per rovesciare questa falsa immagine. Gli sbarchi coinvolgono un numero di persone pari a nemmeno l’1% delle presenze regolari, senza contare poi che oltre la metà delle persone sbarcate sono richiedenti asilo, quindi persone meritevoli di protezione secondo le convenzioni internazionali e la Costituzione italiana.
La conoscenza dei dati ci invita ad un primo passaggio culturale: pensare agli immigrati non come irregolari ma come regolari. Quando si parla di immigrati residenti, le indagini indicano che 6 italiani su 10 considerano gli stranieri più inclini a delinquere degli italiani. E’ un atteggiamento diffuso anche in ambiti ecclesiali. Diffuso ma infondato. Lo ha dimostrato la ricerca condotta dal Dossier e dall’agenzia Redattore sociale. Tali dati ci invitano a passare dall’immagine dell’immigrato criminale a quella dell’immigrato lavoratore e a considerare la valenza positiva di queste nuove presenze.
Secondo i dati gli immigrati incidono per il 7% sulla popolazione residente e per il 10% sulla creazione della ricchezza nazionale. La loro presenza, quindi, non costituisce una perdita per l’Italia. Molti immigrati si rivolgono ai centri di ascolto Caritas e sono seguiti dai servizi sociali.
Ma i dati ci dicono che nel complesso assicurano i mezzi perché questo possa essere fatto. Pagano annualmente 7 miliardi di contributi previdenziali, ma a essere pensionati sono in poche migliaia. Tra gli italiani, invece, vi è attualmente un pensionato ogni 5 residenti, mentre tra gli immigrati, tra 10 anni, vi sarà un pensionato ogni 25 residenti, con notevoli vantaggi per il nostro sistema previdenziale. I dati ci dicono che gli immigrati pagano annualmente almeno 4 miliardi di euro di tasse ma incidono, secondo una stima della Banca d’Italia, solo per il 2,5% sulle spese per istruzione, pensione, sanità e sostegno al reddito, all’incirca la metà di quello che assicurano in termini di gettito.
Il passaggio dall’immagine dell’immigrato criminale a quella dell’immigrato lavoratore ne implica un altro. La riflessione sull’immigrazione resta infatti incompleta se limitata all’utilità dei lavoratori immigrati e va estesa alla considerazione di nuovi cittadini. Una buona metà di essi si trova in Italia da più di cinque anni e ha già ottenuto, o sta per ottenere, il permesso CE per lungoresidenti, con la prospettiva quindi di una permanenza a tempo indeterminato. Ma inserimento duraturo ed estraneità sociale sono due impostazioni inconciliabili. Ed è per questo che occorre passare dall’immagine dell’immigrato come lavoratore a quella dell’immigrato cittadino.
I cambiamenti demografici in atto e la crisi economica, hanno aumentato il senso di insicurezza e ci siamo ritrovati in piena emergenza. A ben guardare manca un consistente pacchetto integrazione che aiuti ad affrontare il cambiamento in atto e ci prepari allo scenario di metà secolo, quando saremo chiamati a convivere con 12 milioni di immigrati, la cui presenza sarà necessaria per il funzionamento del Paese.













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