Ribelle alla strada
di Maurizio Dematteis, giornalista Vps
«Sono stata vittima del traffiking, e sono finita per strada come tante altre ragazze del mio paese».
Era il 1999, quando la zia di un ex fidanzato convince Princess a partire per l’Europa dove, promette, potrà lavorare come cameriera in un ristorante di sua proprietà. Lei contrae un debito da 50 mila euro per mettersi nelle mani dei trafficanti, convinta di poterlo restituire in sei mesi di lavoro in Europa. [...]»
Giunta in Italia, a Torino, Princess viene venduta a una signora mai vista prima, che gestisce un giro di prostitute su strada: «Ho cercato di spiegare immediatamente a questa signora che ero all’oscuro di tutto e che di prostituirmi non se ne parlava» ricorda. «Ma ovviamente non è servito a nulla. In Nigeria ho sempre prestato la mia opera di volontariato in chiesa, per aiutare le persone. Ora ero io in difficoltà». [...]
«Ho conosciuto Alberto per strada perché parlava inglese» ricorda Princess, lui ha parlato con alcuni amici impegnati, e abbiamo deciso tutti assieme di creare un’associazione».
L’Associazione Piam onlus di via Umberto Rossi 4, ad Asti.
Princess Inyang Okokon, 35 anni, è una donna decisa, che non si fa intimorire dalle difficoltà. Giovane, nera, residente in un paese, l’Italia, che non fa certo sconti di genere, generazione o razza, è riuscita, insieme al marito Alberto Mossino, a diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale per le donne vittime di traffiking attraverso la sua associazione Piam onlus di Asti (www.piam-onlus.org). Tanto che quest’anno è stata insignita dell’autorevole Premio Protagonista sul campo Takunda 2009, manifestazione promossa ogni anno dall’ong Cesvi, con il contributo del Ministero affari esteri, Direzione generale cooperazione allo sviluppo.














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