Ribelle alla strada
di Maurizio Dematteis, giornalista Vps
«La mia famiglia vive in un paesino di 5.000 abitanti nell’Akwa Ibom State, in Nigeria. Ho ancora un fratello e sei sorelle giù. Quando vado per lavoro passo sempre a trovarli, e il re del mio villaggio è contento che portiamo il nostro progetto dall’Italia. La mia famiglia è orgogliosa di me. Quando arrivo facciamo festa a casa di mio padre, e gli anziani vengono a prendere le medicine che porto dall’Italia».
Princess Inyang Okokon, 35 anni, è una donna decisa, che non si fa intimorire dalle difficoltà. Giovane, nera, residente in un paese, l’Italia, che non fa certo sconti di genere, generazione o razza, è riuscita, insieme al marito Alberto Mossino, a diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale per le donne vittime di traffiking attraverso la sua associazione Piam onlus di Asti (www.piam-onlus.org). Tanto che quest’anno è stata insignita dell’autorevole Premio Protagonista sul campo Takunda 2009, manifestazione promossa ogni anno dall’ong Cesvi, con il contributo del Ministero affari esteri, Direzione generale cooperazione allo sviluppo.
L’inganno
«Il primo “Articolo 18” dell’associazione sono stata proprio io» taglia corto Princess. «Sono stata vittima del traffiking, e sono finita per strada come tante altre ragazze del mio paese». Era il 1999, quando la zia di un ex fidanzato convince Princess a partire per l’Europa dove, promette, potrà lavorare come cameriera in un ristorante di sua proprietà. Lei contrae un debito da 50 mila euro per mettersi nelle mani dei trafficanti, convinta di poterlo restituire in sei mesi di lavoro in Europa. «Sono partita da Lagos per arrivare a Londra in aereo, con un passaporto inglese falso» racconta la premiata. «A Londra mi hanno detto di chiedere asilo politico e, quando ci hanno piantonato in un albergo in attesa di trasferirci in un centro per richiedenti asilo, sono scappata con altre tre ragazze nelle mie stesse condizioni. Un’automobile ci attendeva fuori dall’hotel. Siamo rimaste nascoste a Londra per tre giorni e poi, in automobile, ci hanno portato in Italia con altri passaporti falsi».
Giunta in Italia, a Torino, Princess viene venduta a una signora mai vista prima, che gestisce un giro di prostitute su strada: «Ho cercato di spiegare immediatamente a questa signora che ero all’oscuro di tutto e che di prostituirmi non se ne parlava» ricorda. «Ma ovviamente non è servito a nulla. In Nigeria ho sempre prestato la mia opera di volontariato in chiesa, per aiutare le persone. Ora ero io in difficoltà». Princess vuole spiegare a qualcuno i suoi problemi, ma non sa l’italiano. Chiama le sorelle in Nigeria e dice di raccontare a più persone possibili la sua storia, in modo che le ragazze sappiano. Chiama anche l’ex fidanzato che, terrorizzato dalle possibili ritorsioni dei trafficanti su lui e la sua famiglia in Nigeria, si defila.
L’uscita
«Ho conosciuto Alberto per strada perché parlava inglese» ricorda Princess. «Gli ho subito spiegato che eravamo vittime di traffiking e che volevamo scappare. Lui ha parlato con alcuni amici impegnati, e abbiamo deciso tutti assieme di creare un’associazione». L’Associazione Piam onlus di via Umberto Rossi 4, ad Asti.
«Sono scappata da Torino e ho iniziato a lavorare all’associazione come volontaria per sette mesi» spiega Princess. «Mi occupavo di altre tre ragazze che erano scappate con me, finalmente facevo di nuovo qualcosa per aiutare gli altri». L’inizio di Piam onlus non è stato facile, mancavano i soldi per sostenere le vittime di tratta e i trafficanti cercavano Princess. «Ma io non ho paura e nemmeno Alberto» tiene a sottolineare. «Ho preso qualche precauzione, tipo non andare più alle feste della comunità nigeriana piemontese o non frequentare amiche nigeriane di cui non sapevo se potermi fidare. I trafficanti hanno fatto casino, hanno telefonato in Nigeria minacciando i miei conoscenti, ma non conoscono la mia famiglia, conoscono solo quella del mio ex fidanzato. Ancora adesso capita qualche volta che parlino male di me in giro. Se vado alle feste di matrimonio mi fermano dicendo “guarda, è quella che ruba le ragazze”… Qualche volta mi entrano in casa come fossero ladri e spaccano tutto. L’ultima volta è capitato tre mesi fa. Continuano, ma io non ho paura di loro».
Piam onlus
Oggi Piam onlus realizza progetti in Italia e all’estero, tutti indirizzati ad aiutare le vittime di sfruttamento sessuale: ad Asti gestisce un’unità di strada, uno sportello informativo e due comunità di accoglienza. Princess ormai è diventata il punto di riferimento in città non solo per le donne vittime di traffiking, ma per tutti gli stranieri in difficoltà. Che arrivano da lei attraverso il passaparola e che Piam onlus cerca di indirizzare.
«Abbiamo anche un progetto internazionale in Nigeria» spiega la mediatrice. «Si chiama Safe sex long life, è finanziato dalla Regione Piemonte ed è partito nel 2004 a Benin City. Oggi siamo anche a Akwai Bon State, mia regione natale. E’ il primo progetto specificamente rivolto al contrasto della diffusione dell'Aids e delle malattie sessualmente trasmissibili fra le prostitute in Nigeria». Una serie di unità mobili che cercano di contattare le ragazze attraverso la rete creata da associazioni locali. Con buona pace dei trafficanti. «In realtà con loro non abbiamo mai avuto problemi. Perché io, prima di partire con il progetto in quella tale zona, sono andata a parlare con loro» spiega Princess. «Li ho incontrati per spiegare che noi non diamo fastidio, gli ho sottoposto il progetto e loro sono tranquilli. Si tratta solo di prevenire e curare le malattie sessualmente trasmissibili. Se poi, attraverso le unità mobili, riusciamo ad agganciare le ragazze per farle uscire dal giro… tanto di guadagnato. Ma questo i trafficanti non hanno da saperlo».
Princess del progetto è il capo indiscusso. Conosce la Nigeria, gestisce la rete di contatti con le associazioni locali e sa dove andare a trovare i trafficanti. «Loro hanno locali notturni dove fanno prostituire le ragazze. Spesso sono club con presidenti e direttori» spiega. «E queste persone che sfruttano le prostitute in Nigeria hanno sempre contatti con i trafficanti internazionali».
A partire dal 2010 però, Safe sex long life ha perso il contributo della Regione Piemonte, e Piam onlus sta cercando di trovare nuovi finanziatori.
La famiglia
«Un po’ di paura del periodo passato per strada mi è rimasta» dice Princess. «Ma ho capito immediatamente che con loro non avrei avuto futuro. Il mio futuro è con Alberto, ci siamo sposati cinque anni fa, prima in Italia poi in Nigeria. La mia famiglia è contenta di avere un cognato europeo perché pensa che possa portare benefici al nostro paese. La famiglia di Alberto è altrettanto contenta di avere un membro nigeriano. Io lavoro a Piam onlus e studio alla scuola serale per imparare meglio l’italiano, Alberto è presidente dell’associazione in cui fa volontariato e lavora come chimico in uno studio».
Figli? «Ancora un po’ di pazienza e tra poco arriveranno».
*articolo gentilmente concesso dalla rivista VpS (www.volontariperlosviluppo.it).
BIOGRAFIA
Princess Inyang Okokon, 35 anni, nasce in Nigeria in un paesino di 5.000 abitanti nell’Akwa Ibom State. Titolare di un ristorante, nel 1999 vende per trasferirsi in Italia. Dove finisce in un giro di sfruttamento della prostituzione a Torino. Con il marito Alberto Mossino fonda l’associazione Piam Onlus di Asti, un punto di riferimento per stranieri in difficoltà. Che dal 2004 promuove dei progetti di cooperazione internazionale nel suo paese natale














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