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OGM ed agenzia per l’(in)sicurezza alimentare

Di Gianfranco Corgiat Loia, direttore Assessorato Agricoltura Regione Piemonte

OGM ed agenzia per l’(in)sicurezza alimentare

Il recente “via libera” dell’Unione Europea alla coltivazione in Europa della patata transgenica Amflora, contestuale all’autorizzazione ad immettere sul mercato tre mais geneticamente modificati, ha riaperto il dibattito politico sul futuro del dossier degli Ogm e sull’opportunità di imporre o meno la loro coltivazione in Europa.
Naturalmente la Commissione si è premurata di sottolineare che “le nuove decisioni …..si basano su esami di sicurezza condotti dall'EFSA'', l'agenzia europea per la sicurezza degli alimenti.
Partirei proprio da questa considerazione ritenuta “rassicurante” per esprimere, invece, l’aumento di diffuse preoccupazioni. Subordinare le decisioni di liberalizzazione degli OGM alla sola valutazione del rischio per la sicurezza dei consumatori è un grave errore perchè si falsa scientemente l’approccio al problema che, come tutti sanno, è prevalentemente etico, ambientale ed economico.

Vi sono alcune domande alle quali occorre rispondere prima di decidere il futuro degli OGM:

  1. la popolazione mondiale cresce ed il cibo sta diventando una risorsa strategica. La popolazione ed i loro Governi sono disposti ad accettare brevetti e monopòli sulle produzioni agroalimentari primarie?
  2. Come si pensa di poter tutelate i diritti degli agricoltori che non vogliono l’OGM? L’introduzione di piante OGM in ambienti non confinati “contamina” rapidamente le altre colture presenti. Al grave danno subito dagli agricoltori convenzionali potrebbe seguire la beffa di dover risarcire i danni per aver utilizzato materiale brevettato senza aver pagato le “royalities” alle multinazionali.
  3. La creazione di filiere OGM nettamente separate dalle filiere tradizionali comporta costi elevati e nessuno è propenso ad accollarseli. Se la convenienza a produrre OGM viene misurata su segmenti della filiera la risposta può anche esser favorevole ma è giusto assecondare l’interesse economico di pochi (primi tra tutti le multinazionali dell’OGM) scaricando le conseguenze negative sulla collettività?
  4. Che diritto abbiamo di compromettere l’ambiente ed il futuro dell’agricoltura e, forse, anche dei nostri figli per un interesse privato di breve periodo?
  5. I Governi e le popolazioni che hanno scelto gli OGM o che non hanno avuto la possibilità di opporsi a questa scelta sono soddisfatte? Hanno potuto dare risposta ai problemi di fame o di sviluppo economico del loro Paese? I brillanti risultati sulla diffusione degli OGM nel mondo resi pubblici dalle multinazionali che li hanno brevettati hanno avuto ricadute economiche, sociali ed ambientali positive anche sulla popolazione?

Per questo non basta interrogare l’EFSA: dire che gli OGM non fanno male alla salute non vuol dire che fanno bene.
Per questo va respinta ogni tentazione effimera di uscire dalla crisi economica mondiale scegliendo la scorciatoia improvvida  degli OGM.
Per questo va contrastato il disegno di imporre alle sovranità nazionali la scelta degli OGM. Ogni Paese deve poter scegliere il suo futuro e la qualità delle sue produzioni e l’Italia deve respingere i tentativi di globalizzazione e di omologazione che non fanno onore alla nostra storia, alle nostre invidiate tradizioni enogastronomiche ed alla nostra capacità di valorizzare i prodotti agricoli.
In Italia non si mangia soltanto per vivere, si vive anche per mangiare bene ed una larga fascia di popolazione continua ad anteporre al parametro del PIL (Prodotto Interno Lordo) quello del FIL (Felicità Interna Lorda).

immagine: genitron sviluppo

Pubblicato da: Gianfranco Corgiat Loia il 10/03/2010

in: Terra Aria Acqua Fuoco

Tags: ogm

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