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Avere vent'anni e chiamarsi Vittorio - seconda puntata

Di Michele Miravalle

Avere vent'anni e chiamarsi Vittorio - seconda puntata

Un romanzo a puntate, né il primo né l’ultimo della nostra letteratura, insieme di parole che formano una storia. Da leggere, come tutte le storie, per evadere, ritrovarsi o semplicemente per “perder” tempo. A voi la scelta. 
Intanto l’autore accetta idee telematiche e proposte di nuovi scenari possibili dai lettori all’indirizzo miravallem@yahoo.it

Avevi visto troppi film d’azione, con investigatori troppo intelligenti e amanti di investigatori troppo belle per essere realistiche, però una cosa eri certo di averla capita: ci vuole un piano. Sempre. Inutile brancolare nel buio, seguire l’istinto, sbattere la testa contro muri di delusione. Pianificare doveva diventare la tua parola d’ordine, urlata da un superiore inesistente, per raggiungere un obiettivo tuo e di nessun altro: trovarla.
Ma da dove si doveva iniziare per costruire un piano? Tu che nella tua vita avevi respirato anarchia, parlato e imposto menefreghismo, chiamandolo libertà, ora ti saresti dovuto dare regole, tempi, luoghi. Impossibile.
Ma l’impossibile, si sa, ha fascino e fa innamorare e così, mentre pensi e cammini, la città ti avvolge: alberghi, scuole, campi da calcio, giardinetti poco curati con panchine occupate da pettegolezzi. E’ la provincia, bellezza.
Proprio qui, vicino alla fermata di un bus che vomita studenti, bulli e ormoni; con la naturalezza di un vecchio poliziotto scafato, hai un’intuizione geniale: partire dal principio.
Già. Da dove, se no.
Il tuo piano sarebbe partito da lì, da dove tutto era iniziato. Questa era una storia troppo complicata per perdersi in inutili flashback, cambiare l’ordine degli addendi o sottintendere passaggi.
Il passo si faceva veloce e i pensieri leggeri. Sorriso sornione, felicità sottopelle e un cauto ottimismo di ritorno. Iniziavi a intravederla da lontano: la partenza.
Intimorito dal suo austero abbandono, la sua vecchiaia decadente accentuata dall’erba non tagliata e dalle aiuole non curate. Tutti l’avevano abbandonata, come si fa con un indesiderato. Avevano talmente fretta che hanno persino dimenticato di seppellirla, erano troppo avidi per darle un’altra speranza, avevano preferito lasciarla lì, sola. Proprio lei che aveva decretato tante partenze ora era arrivata al capolinea.
Brutta storia davvero, pensavi. Ma questo, nei film d’azione, sarebbe stato il momento giusto per il primo stacco pubblicitario, una buona occasione per rifiatare.
Bello avere vent’anni e seguire un piano.

>> Prima puntata

Pubblicato da: Michele Miravalle il 13/03/2010

in: Storie

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