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Il turista del futuro sarà responsabile

di Alessandro Berruti

La crisi gli ha rifilato una scoppola sonora, ma l’industria turistica resta una delle più potenti e impetuose del nostro tempo. Il desiderio di viaggiare, per necessità e per piacere, coinvolge un miliardo di viaggiatori internazionali, un numero incalcolabile di turisti “interni” e dà lavoro a una persona ogni sei nel mondo. Un fenomeno, quello turistico, di enormi proporzioni, che si accompagna a pesanti contraddizioni ambientali, sociali ed economiche. Dagli alberghi costruiti lungo spiagge vergini, alle piscine colme di acqua potabile nel mezzo di aride savane; dai camerieri pagati una miseria per servire viaggiatori del “mondo ricco”, alle speculazioni edilizie nelle regioni “turistiche”. Per non dire della banalizzazione delle culture locali. In Tibet, per esempio, i monaci buddisti hanno abbreviato i propri complessi rituali religiosi per andare incontro alla scarsa capacità di attenzione delle comitive di turisti. In Tanzania, poi, un albergo a quattro stelle risulta consumare 500 litri d’acqua al giorno per cliente, mentre la media di acqua disponibile per la popolazione locale è di 25 litri. La risposta critica al turismo “insostenibile” è arrivata dal movimento del turismo responsabile. L’idea di fondo di chi viaggia in modo “responsabile” è semplice: al centro del viaggio sta l’interesse della comunità ospitante e l’incontro tra viaggiatore e ospite è “reale”, fondato sul reciproco rispetto. La sostenibilità dell’ambiente naturale visitato, la conservazione delle culture locali e la distribuzione equa dei guadagni prodotti lungo la filiera turistica, a favore soprattutto dei più poveri, diventano ricadute positive dell’esperienza turistica responsabile. Le proposte per chi desidera viaggiare in questo modo sono rivolte sia ai Paesi del Sud del mondo che a mete locali. L’Associazione Italiana Turismo Responsabile (www.aitr.org), la più importante rete di operatori di questo specifico settore, con 90 soci, offre esperienze tra le più varie: dalle gite a dorso di mulo a lunghe camminate sulle dorsali montuose; dagli agriturismi a “impatto zero” alle cooperative di turismo sociale. Fino ai viaggi alla scoperta dell’Africa o della selva amazzonica ospiti delle famiglie locali. I cambiamenti globali che stanno ridisegnando gli equilibri del mondo in una forma inedita, impongono al viaggiatore di domani un cambio di paradigma: la responsabilità sarà sempre più un “dover essere” per chi si muove con la valigia come per chi scarpina zaino in spalla.

*ufficio stampa aitr, è autore di “turismondo” (effatà editrice) e della guida “turisti responsabili” (terre di mezzo).

Pubblicato da: Alessandro Berruti il 17/02/2010

in: Stili di vita

Tags: turismo

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