Salvare il lavoro: lo sciopero generale CGIL
di Alessandro Berruti, Nidil Cgil
Uno sciopero generale giusto e necessario.
Per esigere misure vere di contrasto pubblico alla crisi economica, per chiedere un fisco più equo, contro il razzismo e per respingere il nuovo provvedimento normativo sul lavoro voluto dal Governo (DDL 1167).
La CGIL ha chiamato in piazza, per venerdì 12 marzo, le lavoratrici e i lavoratori su questi temi in tutta Italia e il Congresso della Camera del Lavoro di Asti, appena concluso, si è impegnato a sostenere le ragioni della protesta. Le modifiche apportate dalle norme recentemente approvate ai processi di lavoro destano seria preoccupazione.
Si prevede, innanzitutto, l’estensione dello “staff leasing”, ovvero la possibilità per un’azienda di “affittare a vita” la forza lavoro, tramite un’agenzia di somministrazione. Devastante, inoltre, la possibilità di “certificare” i contenuti dei contratti individuali di lavoro, estromettendo in questo modo il giudice del lavoro dalle valutazioni di merito. In altre parole, se un datore di lavoro e un lavoratore sottoscrivono un orario o un salario infimi “in accordo tra loro”, al di fuori di qualsiasi “minimo” legale previsto, nessun giudice potrà annullare tale contratto; la volontà della parti va rispettata, sostiene in tal modo la norma, dimenticando però una banale verità: imprese e lavoratori non stanno sullo stesso piano, non contrattano tra loro con la stessa forza, e la debolezza strutturale di chi “chiede” lavoro va bilanciata grazie a contratti nazionali, sindacati e leggi specifiche.
Secondo aspetto inquietante: la possibilità di ricorrere per la soluzione di controversie in materia di lavoro ad una sorta di “arbitro” che dovrà decidere secondo “equità”, senza doversi riferire cioè a contratti nazionali e leggi. Questa norma è un assalto frontale ai diritti dei lavoratori e la CGIL, per ora da sola, è pronta a dare battaglia fino in fondo contro l’inciviltà giuridica promossa dal Governo e dalle imprese.














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