“Non è la Valle dell’Eden” Intervista al titolare dell’impianto
di Fiammetta Mussio, giornalista La Stampa
È già in Conferenza dei servizi l'impianto di biogas di Belangero. Il tavolo tecnico si riunirà di nuovo il 16 marzo: entro giugno, dovrà dare un parere sul progetto che ha sollevato un coro di no da San Marzanotto a Mongardino. Stasera, se ne parlerà ancora in un Consiglio aperto, convocato dalla Circoscrizione alle 21, nel salone parrocchiale. Sono invitati gli assessori Ferraris e Zavattaro. Interessata a costruire l'impianto che produrrà energia è la Valle Tanaro Energy, società fondata da un allevatore di Govone e due agricoltori astigiani. Uno è Claudio Brignolo, presidente cantina «Astibarbera»; l'altro Massimo Forno, titolare di un agriturismo a San Marzanotto, presidente Confagricoltura e consigliere comunale di Asti (lista Galvagno).
Petizioni, assemblee, proteste: signor Forno, ci sono una valle e una collina mobilitate contro il vostro progetto.
«Sinceramente non mi aspettavo questa insurrezione: ci sono già impianti di questo tipo, costruiti vicino ad abitazioni, agriturismo e case di riposo, e non creano nessun tipo di problema: non inquinano, non fanno odori, non producono rifiuti. Solo energia pulita e rinnovabile».
In realtà, più che la lavorazione in sé, molti abitanti sono preoccupati per l'impatto paesaggistico della costruzione. Vi chiedono di valutare la possibilità di spostarla da un'altra parte. Siete disponibili?
«Lo già detto in più di un'occasione: quella non è la valle dell'Eden. È una zona con insediamenti produttivi, distributori di benzina, un'autostrada e una provinciale. Sopra c'è il castello di Belangero, ma è mezzo diroccato. Capisco se avessimo deciso di costruirlo tra i vigneti, ma lì....».
Nessuna alternativa, dunque?
«L'impianto deve essere vicino alle aziende e facilmente raggiungibile da mezzi agricoli. Si poteva pensare alla zona dell'argine, ma c'è divieto di costruire. Qualcuno ha proposto l'area dell'Isolone, ma come ci arriviamo là con i mezzi agricoli?».
Torniamo all'impianto. Quanto sarà grande e quanta energia produrrà?
«Il terreno è di poco più di due ettari (23.670 metri quadrati compresi tra la strada che sale al castello e il distributore Q8 ndr). Produrrà 999 kilowatt ora, il limite imposto per un impianto agricolo. Oltre i mille è considerato già industriale».
Progetto ambizioso. E come funzionerà?
«Si otterrà biogas dalla fermentazione di biomasse agricole: metà trinciato vegetale, metà refluo animale. Le vasche sono chiuse ermeticamente. Il gas prodotto va ad alimentare un motore che genera energia elettrica. Loscarto, il digestato, si può usare come fertilizzantenei campi. Risolve il problema delle puzze e riduce l'impiego di concimi chimici nei campi».
Tra i timori, c'è il traffico di mezzi per portare il materiale all'impianto. Il progetto prevede una quantità giornaliera di 86 tonnellatedi scarti agricoli. Da dove e come arriveranno?
«La parte vegetale, cereali e colza, dalle aziende locali, mentre lo sterco animale da Govone e stalle non oltre i 70 chilometri. Saranno al massimo sei rimorchi agricoli al giorno. S'immagini che traffico...».
Un investimento da quasi 5 milioni di euro: ci sono anche contributi pubblici?
«Assolutamente no: è un investimento di privati. Una banca ci concede il prestito. Certo, l'energia prodotta avrà un incentivo dallo Stato».
Quanto?
«Ogni kilowatt sarà pagato 28 centesimi».
Quindi, l'incasso sarà di 2800 euro al giorno e 84 mila al mese...
«Qualcosa in meno, l'impianto non va a regime completo. Contiamo di rientrare delle spese in 15 anni».
Cosa ci guadagna la collettività?
«Ad esempio, potrebbe esserci un accordo per l'utilizzo dell'energia termica nelle case della valle. Un bel risparmio sulla bolletta».
Ha l'opportunità di convincere un indeciso sulla validità del vostro progetto?
«L'agricoltura, da sola, non crea più reddito: molte aziende saranno costrette a chiudere, se non avranno la possibilità di riconvertire parte dell'attività. Anche dall'energia rinnovabile dipende il futuro di colline e vigne. Faremo un bell'impianto, mascherato dal verde. Non lo vedrete dalla strada, né dal castello. Promesso».
9 marzo 2010 La Stampa













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