Osservazioni di natura idrogeologica
Prof. Renato Nervo, geologo
A) caratterizzazione delle acque di falda (sotterranee)
- terebrazione di n. 3 sondaggi geognostisci a carotaggio continuo, spinti alla profondità di almeno dieci metri al di sotto della quota di posa delle fondazioni (n. 5) (cioè 10 – 20 e 20 – 15)
- registrazione dell’escursione della falda per un tempo opportuno (che sarebbe 1 anno almeno) per verificare le quote nelle diverse stagioni.
- Analisi della direzione di scorrimento delle acque sotterranee, al fine di verificare quale impatto possano avere eventuali inquinamenti dovuti all’attività dell’impianto ( è scontato che i 3 sondaggi dovranno essere dotati di piezometri, utili sia per la lettura della quota a cui si attesta la falda, che per i campionamenti e i prelievi finalizzati alle analisi chimiche delle acque).
- Indagine a tutto campo nell’interno del sito proposto sulla presenza e sulle caratteristiche costruittive di pozzi per uso irriguo e/o idropotabile, soprattutto a valle dello stesso!.
B) situazione delle acque superficiali
non è possibile che un’attività di questo genere possa “smaltire” nei fossi lungo la provinciale le acque meteoriche (e non solo) che cadranno su una superficie di 23.000 mq (n. 8 giornate; n. 2 ettari e più; almeno 5 campi regolamentari di calcio) anche perché quando tutto sarà edificato, sull’intera area movimentati scarti ……………e liquami zootecnici e date le condizioni di manutenzione di questi fossi che non hanno pendenza, manutenzione e con percorsi tortuosi a cielo aperto in mezzo alle case ed infine sottopassano la provinciale, la ferrovia e la tangenziale prima di puntare al Tanaro. La problematica verrà accertata, dal momento che non ho sentito nominare la rete fognaria, questi fossi diventerebbe delle fogne a cielo aperto!
Del resto l’impianto è dotato di una fossa imhoff per la depurazione dei reflui (spero) antropici, ma nutro serie perplessità sul suo funzionamento (poiché sarà pressoché interamente “a bagno maria” nei momenti di falda superficiale).
Va detto che l’impianto, per quanto ho visto, non prevede ambienti per il lavaggio degli indumenti, stivali etc. e nemmeno una piastra per il lavaggio dei mezzi in ingresso e uscita dal sito (obbligatoria per le discariche e/o smaltimenti di rifiuti) per evitare che la viabilità esterna diventi una pattumiera disseminata di materiali persi dai mezzi. Va verificata la necessità di un depuratore per queste acque che dovranno essere allontanate successivamente, con opportune metodologie (evitando i fossi lungo la provinciale).
Indagine anemologica
Mi sembra doveroso per l’autorizzazione di un siffatto impianto che sul sito venga installata una situazione meteo che possa documentare quali sono le caratteristiche dei venti in destra del Tanaro (e non a distanze discutibili). Scontato che i venti predominanti abbiano le dimensioni riportate (W; N; N-E) bisogna che venga chiaramente scritto chi si dovrà aspettare gli eventuali “profumi”.
Ad esempio: - Venti da Ovest _ San Marzanotto piana e/o per 150 gg/anno – venti da Nord e Nord –E – le colline alle spalle dell’impianto e cioè Mongradino, Isola (e via di questo passo) per 100gg /anno
Geognostica
Aggiungo che la caratterizzazione geotecnica dei terreno dovrà …… sulla base dei risultati dei sondaggi, che cedimenti, sprofondamenti dei manufatti (30 m di diametro per 10/11 di altezza, a regime colmi di liquami) possano determinare rotture con perdite di materiali inquinanti! (bisogna ricordare che al di sotto del livello ghiaioso affiorano le argille, per niente gradite ai progettisti quando si parla di zone sismiche come ormai vanno considerate anche queste).
Piano regolatore
Io credo che il Comune attraverso i suoi tecnici/dirigenti dovrebbe spiegarci quali sono i criteri per cui una zona agricola convive con una classe III b1 (cfr pag. 15 e 19 della circolare P.G.R. n. 7 /LAP dell’8 maggio 96 e successiva nota esplicativa del dicembre 99) che alla pag. 6 della relazione geologica allegata al progetto riporta alcune disposizione per “assentire a nuove costruzioni” tra cui il divieto di costruire locali interrati e l’esclusione di depositi insalubri.
Forse i tecnici potrebbero anche dirci quali aree del territorio comunale di Asti sono utilizzabili per accogliere questa iniziativa! Oppure i progettisti ci dicano quali altri siti hanno escluso e per quali motivi!
Visto ce si parla di bacino di utenza di 70 Km dal sito e che i liquami arriverebbero da Villanova, Priocca, Castino, forse si potrebbe estendere la ricerca! O no?
Un ultima battuta sulla “torcia”
Se ho ben capito la fusione di questo strumento è rappresentato dalla combustione dei gas che non verranno utilizzati immediatamente, quindi scatta in modo autonomo. Se è così niente vieta che ci si preoccupi di gas inutilizzati che vengono bruciati autonomamente e se disgraziatamente nella stazione di servizio, ubicata a lato del sito, un autocisterna sta rifornendo i serbatoi (con ovvi vapori di benzina, etc) che ne dicono i vigili del fuoco? Ma soprattutto cosa ne dice il gestore dell’impianto?













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