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Osservazioni del Comitato Belangero

Osservazioni del Comitato Belangero

L’intervento previsto appare improponibile dal punto di vista dell’impatto ambientale per la sua collocazione a valle del Castello di Belangero.
La relazione dei progettisti
che riguarda il settore concernente il “bene paesaggistico interessato” minimizza il reale impatto paesaggistico ed è alquanto inesatta su alcuni punti.
La mappa del territorio presentata non ha una provenienza ufficiale (manca di riferimenti ufficiali) ed è quasi illeggibile; in essa manca addirittura il castello di Belangero, il paese di San Marzanotto e molte cascine storiche del territorio tra cui proprio la cascina, “la corte”, del castello che è a fianco del progettato impianto.
Le alberature esistenti che nasconderebbero in parte l’eventuale costruzione, sono citate in modo generico, in realtà il viale di ippocastani di accesso al Castello, risale all’inizio del Novecento come da carte IGM dell’epoca.
Si sostiene che non ci siano elementi di valore storico-paesaggistico. In realtà siamo in presenza di notevoli segni storici; infatti la strada provinciale, ora “Strada dei vini”, è la strada fatta costruire da Napoleone I per motivi militari. A breve distanza vi è l’antica “Via del Porto”, proveniente dal fiume ed usata fino all’epoca napoleonica come principale strada di collegamento tra Asti ed Acqui. A mezza costa tra l’appezzamento indicato per l’impianto e il Castello passa ancora la strada, ora vicinale, denominata “Vecchia di Belangero o delle Nisarole” che metteva in comunicazione San Marzanotto Paese con Isola Villa.
Questa vecchia viabilità è segnalata come percorso paesaggistico.
Le foto allegate, scattate “in corsa” dalla tangenziale, non mostrano la realtà e la sostanziale integrità paesaggistica del luogo. Il sito, definito in un “contesto fortemente urbanizzato”, è in realtà uno dei punti rimasti intatti a livello paesaggistico proprio perché di pertinenza del Castello.
In foto da noi prodotte, sono inoltre visibili, a fianco del Castello risalente all’ XI secolo, non  restaurato ma di indubbio interesse storico-architettonico e con regolare proprietario, i fabbricati dell’agriturismo del Castello, già casa del fattore, di cui non si è fatta menzione nella progetto.
L’impianto, molto irrealisticamente e a dir poco con una buona dose di fantasia e approssimazione, viene definito di basso impatto visivo in quanto inserito adeguatamente nel contesto ambientale in cui è ubicato” e ancora “dal nuovo insediamento agricolo non ci saranno, pertanto, significative trasformazioni dal punto di vista paesaggistico dirette, indirette, reversibili ed irreversibili a breve e medio termine , nell’area di intervento e nel contesto paesaggistico sia in fase di cantiere che a regime” ma realisticamente non sarà così. Inoltre qualora per motivi idrogeologici le vasche ed altro venissero costruite più in superficie l’intero impianto diventerebbe un ben più grande “ecomostro”, viste le notevoli dimensioni, e nessuna alberatura prevista riuscirebbe a mimetizzarne le strutture.

L’alibi che nelle vicinanze vi sono già alcuni “insediamenti industriali e commerciali poco consoni”, che però sono stati  costruiti molti anni fa in tempi privi di coscienza ecologica e paesaggistica, non deve essere motivo per continuare su questa strada eliminando ulteriormente punti paesaggistici ancora intatti.
A tutela del Paesaggio sono  già state  inoltrate agli organi competenti  le firme per l’avvio della procedura di Dichiarazione di notevole interesse pubblico del paesaggio di San Marzanotto per chiedere la salvaguardia del territorio agricolo. L’iniziativa ha registrato anche il sostegno di diverse associazioni. 

 

ALTRE REPLICHE ED OSSERVAZIONI 

Non si comprendono i criteri che hanno determinato l’individuazione del sito per l’impianto se si tiene conto che nelle immediate vicinanze non esistono allevamenti di bestiame di consistenza tale da poter fornire una quantità di reflui sufficiente, o quasi, per il funzionamento dell’impianto stesso; la quasi totalità del materiale di origine zootecnica deve essere trasportata da distanze rilevanti (Villanova d’Asti, Castino, Priocca) con aggravio dei costi e con tutti i problemi connessi con il trasporto dei materiali nelle quantità previste (15,30 t/giorno di liquame suino e 30,00 t/giorno di letame bovino).
Si evidenzia, come si può facilmente verificare tramite una ricerca su Internet (come da allegati), che impianti di questo tipo sono generalmente collocati presso aziende zootecniche di consistenti dimensioni.
L’area interessata dall’intervento in progetto ricade in zona geologicamente identificata in classe 3 b. 1 (inondata nell’evento alluvionale del 1994), ai sensi della Variante strutturale al P.R.G. di adeguamento al P.A.I. adottata.
In tale zona secondo l’articolo 11 delle Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.) vige il divieto di costruzionedi locali interrati e sono esclusi depositi di materiali nocivi, pericolosi, insalubri, ecc.
L’intervento in oggetto prevede invece la realizzazione di locali interrati fino ad una quota inferiore di oltre 4,50 m dal piano campagna, ben al disotto della falda acquifera.
L’area interessata non è soltanto a rischio esondazione in seguito ad eventi catastrofici, ma viene allagata in occasione di tutte le precipitazioni di una certa abbondanza, come può riferire qualunque abitante della zona, a causa della situazione altimetrica dell’area stessa.
Il progetto prevede la realizzazione di oltre 1600 m di superficie coperta e la pavimentazione mediante conglomerato bitumoso dell’intero lotto (superficie dichiarata 23.670 mq); questo comporta la formazione di una superficie impermeabile molto ampia con conseguente variazione del regime delle acque superficiali a danno dei fondi circostanti, a meno che non si provveda ad un attento studio ed adeguamento della regimazione delle acque di tutta la zona.
Rimane poi da risolvere il problema dello smaltimento delle acque meteoriche inquinate dai reflui zootecnici utilizzati e dagli scarti dei liquami stessi.

Il sito indicato si trova in una zona che, seppur classificata come agricola dal P.R.G., è ormai da considerarsi come la prosecuzione del centro abitato di San Marzanotto Piana se si tiene conto che poco più a sud si trovano insediamenti residenziali che proseguono senza soluzione di continuità fino ad Isola d’Asti.
Nelle vicinanze del sito interessato non si trovano altre aziende agricole (come erroneamente indicato sulle planimetrie del progetto) ma soltanto fabbricati residenziali o porzioni non più utilizzate per scopi agricoli e suscettibili di recupero a fini abitativi.

Pur non essendovi al momento una distanza minima prescritta di un impianto come quello in progetto da fabbricati residenziali, occorre far notare che le N.T.A. del P.R.G. di Asti (art. 29) prescrivono una distanza minima di 200 m tra fabbricati destinati ad allevamento del bestiame ed il perimetro di zone urbanizzate; si tenga presente che la distanza prevista tra l’impianto in progetto e le più vicine abitazioni è di poco superiore a 100 m.

Il Comitato “Belangero” fa proprii gli ulteriori spunti e suggerimenti del geologo Prof. Renato Nervo.

Pubblicato da: Redazione il 03/03/2010

in: Terra Aria Acqua Fuoco

Tags: energia , paesaggio , san marzanotto

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