Il seme della vita
Jairo Restrepo Rivera In collaborazione con Deafal México
Riceviamo dal Messico un testo che rivela i principi ispiratori di un progetto di agroecologia sostenuto dall’Associazione Deafal Mexico (VEDI LA SCHEDA DEL PROGETTO NEL PDF ALLEGATO) :
Il seme è l’unità di base della perpetuazione della specie. È l’elemento di resistenza e di progresso evolutivo. É la maternità, simbolo della germinazione di nuove idee come omaggio al più puro miracolo dell’esistenza umana: la perpetuazione della vita a partire da un altro essere vivente.
Ogni seme porta dentro di sé non solo i geni necessari per riprodursi, ma anche l’identità dei popoli, delle terre, delle tradizioni millenarie e delle ideologie di vita che li hanno accompagnati nella loro continua trasformazione. Allo stesso tempo il seme, se affidato alle mani dei contadini, è il garante dell’autodeterminazione alimentare di quel popolo.
Da sempre i popoli indigeni e contadini si sono presi cura dei propri semi, nutrendosi dei loro frutti. Conoscono il loro valore e il loro potere nel momento in cui li tengono in mano. Sanno che i semi costituiscono il prodotto della selezione attenta, del lavoro generazioni dopo generazioni per la loro riproduzione, dello scambio fra regioni, che ha favorito l’evoluzione genetica delle specie in maniera naturale.
É un fatto che un popolo, per essere indipendente deve essere autosufficiente dal punto di vista della sua alimentazione, ovvero deve raggiungere un livello sufficiente di autodeterminazione alimentare, che dipende in gran parte della conservazione dei semi. Un paese che possieda ricchezza e beni materiali, ma che non affidi i suoi semi ai contadini, sarà sempre dipendente, in ginocchio. Se i semi nativi non sono stati conservati, al loro posto, per la coltivazione, devono essere acquistati semi modificati nei laboratori industriali. Questi, non solo devono essere accompagnati da un kit di agrochimici venduti dalle stesse industrie, ma hanno subìto un grado di trasformazione tale che le piante non producono più semi fertili, provocando una spirale di dipendenza sempre maggiore.
L’agricoltura industriale rischia di derubare i contadini dei loro semi, del loro sapere, non curandosi allo stesso tempo dell’essenza intrinseca dei semi: il loro essere vita. Non è possibile, neanche nel caso del laboratorio più sofisticato e attrezzato, sintetizzare la vita. Non è possibile sostituire la natura nelle fabbriche.
Oggi i contadini possiedono ancora le migliori condizioni per sviluppare semi agro-ecologici, recuperandone il loro valore qualitativo, culturale e morale.
I semi in mano ai contadini continuano ad costituire un grande potere nel mondo. Continuano ad rappresentare sapere, potere, intimità, libertà, sovranità alimentare, autonomia.













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