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Una casa fatta di tufo"

di Erri De Luca

Nel gennaio di quest'anno la Cascina del Racconto ha inaugurato una nuova serie di proposte, sotto il titolo "A ruota libera". La Cascina offre a chiunque un palcoscenico per raccontare di sè, degli altri, di ciò che ama, della sua visione del mondo.
Ha invitato a salire sul palcoscenico per primi due noti personaggi, che hanno accettato con piacere di raccontare a ruota libera, al di qua e al di là dei  loro libri.
Il 15 gennaio Bruno Gambarotta e il 25 gennaio Erri De Luca. Sarà poi il turno di persone non così note, ma con altrettante cose da raccontare, e poi ancora di personaggi più noti in qualsiasi campo del vivere.


ERRI DE LUCA

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Da bambino ho abitato in una casa fatta di tufo. Il tufo è un materiale molto poroso, non riesce a separare i muri, le pareti delle stanze: si sente tutto, noi sentivamo tutto quello che si diceva nella casa, quello che dicevano quelli del piano di sotto, del piano di sopra, in fondo al vicolo, nel palazzo di fronte:  eravamo collegati.  Sentivamo storie della guerra appena finita  e quelle storie passavano nelle orecchie di noi bambini e si sono infilzate  nel nostro sistema nervoso .
Così la storia del 1900 ha infettato la mia infanzia. La guerra è una storia  che ha riguardato principalmente le donne che hanno affrontato il peso principale della storia moderna:  non gli uomini al fronte, ma le donne, che stavano nelle città e hanno sopportato il peso e la responsabilità di mantenere in vita le famiglie, la vita civile.
Le guerre del Novecento rappresentano uno stravolgimento epocale nella storia: sono le guerre  che distruggono più vite di indifesi che di soldati. Hanno come obiettivo, di fatto, più le persone  civili che  obiettivi militari.
La seconda guerra mondiale è un esempio gigantesco di questa mutazione del sistema guerra : le guerre non avvengono più  fra eserciti, ma fra eserciti e indifesi, a scopo di distruzione, di espulsione, di cancellazione dalla faccia della terra o di pulizia etnica . Ancora così sono le guerre di oggi, quelle che noi spensieratamente intraprendiamo in giro per il mondo.
La novità della guerra moderna che ha permesso questo stravolgimento è stata  la possibilità di bombardare le città. Il bombardamento aereo di una città è l’atto terroristico per eccellenza. L’atto che vuole distruggere non un obiettivo militare, ma più vite umane prese a casaccio, lì dove stanno, e in più vuole terrorizzare.



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La Bibbia mi piace, mi piace quella storia che si è piantata in me tanti anni fa: ero in un posto in cui non c’era nessun libro né ne volevo, non volevo più farmi raccontare storie  dalla narrativa, dalla letteratura, così mi sono trovato quel libro e ho incominciato a sfogliarlo, a leggerlo e mi è piaciuto perché non è letteratura, è il contrario della letteratura. La letteratura vuole strusciarsi vicino al lettore, lo vuole accattivare, lo vuole tirare dentro la sua storia; quel libro se ne infischiava del lettore, raccontava una storia chiusa, di una divinità  che si voleva regalare a un piccolo gruppo di uomini in un mondo strapieno di altre divinità e con quella rivelazione voleva schiantare tutte le divinità precedenti e mettersi da sola al centro della vita e del cuore  delle persone . Era una storia completamente chiusa dentro quella volontà di rivelazione. Mi piaceva quello.
Io sono uno che non crede, un non credente, non ateo: l’ateo ha risolto il problema una volta per tutte;  il credente e il non credente sono ancora al participio presente, credono e non credono, ma tutti i giorni rinnovano il loro credito o non credito.  Continuamente pretendono di trovare o ritrovare quella linea di credito e di fiducia nei confronti della divinità. Il non credente resta incapace di rivolgersi alla divinità, di darle quel tu, indispensabile pronome per avere a che fare con la divinità

Pubblicato da: Anita Bogetti il 17/02/2010

in: Storie

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