A proposito della soppressione dei piccoli comuni
Di Laurana Lajolo
“Un paese ci vuole per non essere solo” scrive Pavese, i racconti di Beppe Fenoglio prendono ispirazione dal piccolo paese S. Benedetto Belbo, Davide Lajolo descrive il suo luogo natale come “Vinchio è il mio nido” e Angelo Brofferio afferma che Castelnuovo Calcea è la prima meraviglia del mondo che ha visto nella sua infanzia.
Le comunità, e non l’individuo solo e egoista, sono il tessuto connettivo di una società. Bene, questi luoghi dell’anima degli scrittori formano l’identità di piccole comunità che hanno una storia millenaria. Ora quei Comuni vengono soppressi per risparmiare sui costi della politica, giustificazione ridicola.
Con tutti gli sprechi e i privilegi dei potenti la scure si abbatte su chi facendo il sindaco si occupa di una serie di incombenze necessarie alla vita degli abitanti (dalle frane ai servizi), percependo un misero compenso non certo adeguato all’impegno richiesto. Con l’abolizione del Comune i piccoli paesi diventeranno propaggini anonime, frazioni senza servizi destinate alla consunzione insieme al loro territorio. E’ stata abolita anche la provincia di Asti, impoverendo ulteriormente tutto il territorio e in particolare il capoluogo, che è già in stato di sofferenza.
Non abbiamo più diritto alla provincia ma a quattro deputati si. Costano i sindaci e le loro Giunte, ma non i parlamentari? Loro non vengono ridotti di numero e mantengono i loro benefit.
Come interpretano le istanze e i diritti dei loro elettori gli eletti, di cui una è la presidente della provincia che deve essere soppressa?














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Ci sono 1 commenti a questo articolo(Ultimo 02/09/2011 ore 18:55)
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