Amartya Sen: riprendiamoci la democrazia
24 giugno 2011 The Guardian Londra
La crisi della Grecia dimostra cosa succede quando la politica cede la sua autorità a istituzioni non elette come le agenzie di rating. È il momento di invertire la tendenza.
L’Europa ha indicato al mondo intero la via della democrazia, ed è preoccupante che i pericoli per l’odierna pratica democratica – che arrivano passando dalla porta sul retro della priorità finanziaria – non ricevano la debita attenzione. La governance democratica europea potrebbe essere compromessa dal ruolo sempre più centrale delle istituzioni finanziarie e delle agenzie di rating, che ormai spadroneggiano in ampi settori dello scenario politico europeo.
È necessario prima di tutto distinguere tra due questioni. La prima riguarda le priorità democratiche e il posto che esse devono occupare, inclusa quella che Walter Bagehot e John Stuart Mill chiamavano la necessità di “una governance tramite la discussione”. Supponiamo che i boss della finanza abbiano una comprensione realistica di ciò che occorre fare: in un dibattito democratico ciò corroborerebbe la tesi per cui si dovrebbe prestare loro attenzione, ma in nessun caso ciò equivale ad accordare alle istituzioni finanziarie e alle agenzie di rating una forma d’autorità su governi democraticamente eletti.
La seconda è che è difficile individuare come i sacrifici che le autorità finanziare stanno esigendo da paesi in situazione precaria possano garantire la capacità dei medesimi di essere solvibili e assicurare la sopravvivenza dell’euro senza riforme né uscite dall'eurozona. La diagnosi dei problemi economici da parte delle agenzie di rating non è quella voce della verità che pretende di essere. Vale la pena ricordare che l’operato delle agenzie nel certificare gli istituti finanziari e le aziende poco prima della crisi economica del 2008 fu così disastroso che il Congresso degli Stati Uniti prese seriamente in considerazione l’idea di perseguirle.
Tenuto conto che buona parte dell’Europa al momento è impegnata nel tentativo di conseguire in tempi rapidi una riduzione dei deficit pubblici tramite drastici tagli alla spesa pubblica, è di vitale importanza capire quale possa essere l'impatto di queste scelte politiche sulle popolazioni e la crescita economica. Indubbiamente, i nobili sentimenti legati allo spirito di “sacrificio” hanno un effetto inebriante. Ma si tratta della filosofia del “corsetto giusto”: “Se la signora si sente comoda in questo corsetto, di sicuro le occorre una taglia in meno”. Tagli repentini troppo repentini potrebbero spezzare il meccanismo della crescita economica.
Questa preoccupazione vale per un certo numero di paesi, dalla Gran Bretagna alla Grecia. La caratteristica comune della strategia “sangue, sudore e lacrime” per la riduzione del deficit presenta qualche evidente somiglianza con ciò che viene imposto a paesi in situazione molto più precaria, come Grecia o Portogallo. Inoltre rende più complesso trovare una voce politica unica in Europa che possa gestire il panico generato dai mercati finanziari.














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