Avere vent'anni e chiamarsi Vittorio - prima puntata
Di Michele Miravalle
Un romanzo a puntate, né il primo né l’ultimo della nostra letteratura, insieme di parole che formano una storia. Da leggere, come tutte le storie, per evadere, ritrovarsi o semplicemente per “perder” tempo. A voi la scelta.
Intanto l’autore accetta idee telematiche e proposte di nuovi scenari possibili dai lettori all’indirizzo miravallem@yahoo.it
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Inspirare, espirare.
Lassù si arriva solo nei momenti speciali, quando bisogna fermare un fotogramma di vita e preparare il prossimo ciak. E’ il luogo di tutti i luoghi, quei mattoni rossi caldi di sole trasudano parole importanti dette da troppo giovani, parlano di avventure “da grandi” che a guardarle ora vien da sorridere.
E poi lì c’è la città, talmente stanca da sembrare sdraiata ai tuoi piedi, bella addormentata in un bosco fatato mai esistito, solo sognato.
Pensi che forse, a vent’anni è ora di smetterla con le fiabe e guardarla per quel che è, ammasso di intime speranze e asfalto, cumulo di vite e calcinacci, uomini e palazzi.
Ma non sei arrivato lì per perderti nei pensieri tirandotela da filosofo urbano e neanche per bruciare calorie con qualche pigra sgambata invernale, tentando invano di dare un senso al tuo essere uomo.
Non è questo il tempo di ricordare il muretto e le prime birre, troppo amare per piacerti, i “tagli” da scuola con il terrore che il prof sbucasse da dietro la curva, come se i prof non avessero di meglio da fare che sbucare dalle curve.
Non era tempo per tutto questo e così, mentre ti perdevi in quell’orizzonte nebbioso di colline, cercavi di trovare una maledetta via di uscita, arrendersi era da codardi e tu odiavi i codardi.
In fondo l’obiettivo era uno solo e molto chiaro: trovarla.
Un po’ Jonh Wayne, un po’ Montalbano.
Eri certo che sarebbe stata un’avventura rischiosa, ma pensavi anche che quello era il posto migliore da cui cominciare.
La nebbia si era ormai mangiata la città, ora potevi solo immaginarla, eppure tu eri lì da qualche parte, avvolta nella stessa nebbia. Ma dove?
Bello avere vent’anni e chiamarsi Vittorio
(continua…)














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