La Corte di Giustizia boccia il reato di clandestinità
di Antonio Caputo, responsabile Giustizia e Libertà di Torino
Il reato si clandestinita' e' contrario alla normativa europea che tutela la dignita' umana e il corretto rapporto tra mezzi e fini, per rendere effettivo l'ordine di espulsione e il rimpatrio, ove ne ricorressero le condizioni.
La sentenza della Corte di Giustizia del 28 aprile 2011 riporta sul binario della tutela dei diritti fondamentali della persona, inviolabili, la legge italiana del 2009, che pertanto il Giudice italiano e' ora tenuto a disapplicare.
Non e' una sentenza di "sinistra".
E' solo il riconoscimento che gli Stati devono rispettare i diritti dell'uomo, che non sono ne' di destra, ne' di centro, ne' di sinistra, in quanto un uomo e' un uomo.
E il diritto penale interno, anch'esso deve rispettare i principi comunitari, nella specie contenuti in una Direttiva che l'Italia, nell'indifferenza quasi generale, non aveva recepito.
Mancato recepimento che ha spinto la Corte europea ad invitare i Giudici nazionali a disapplicare la norma italiana che sanzionave penalmente il fatto del "clandestino" che non avesse ottemperato all'ordine di espulsione permanendo sul territorio dello Stato in condizione irregolare.
In allegato la sentenza, per meditare.
>> Leggi la sentenza nel pdf allegato














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