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Vigin parte per l'Australia di Davide Lajolo

Da I mé e ristampato in Cuore di terra (Araba Fenice edizioni 2007)

(All’inizio degli anni Trenta la filossera distrugge le viti in tutto il Monferrato e costringe molti contadini all’emigrazione. Luigi Ratti di Vinchio, detto Vigin, è uno di questi. Il racconto di Davide Lajolo Vigin parte per l’Australia, letto dalla nipote Valentina Archimede a La Ru, è storia di miseria e di emigrazione, di vita dura e di desiderio di far fortuna.
Una parte della nostra storia che si ripete nelle storie dei migranti di oggi, che attraversano il Mediterraneo sui barconi di fortuna. E a loro la vogliamo dedicare).

Era la crisi. La miseria nuda e cruda senza bisogno di altri aggettivi. Gli uomini si guardavano in faccia l’un l’altro, nella casa i fratelli più alti avevano la sensazione di darsi fastidio a vicenda anche solo per sedersi a tavola come li avesse presi l’ossessione che non ci fossero più neppure le sedie per tutti. Dal mucchio di terra rimasto al centro del paese dopo aver abbattuto il Castello, la domenica, quando si saliva per assistere alla messa nella chiesa che si apriva sulla gran piazza, Vinchio, con le vigne devastate senza più filari, pareva un altro paese, un paese di morte.

Poi si incominciò a parlare di America. Come la si scoprisse allora, una terra sterminata, ricca, là sarebbe bastato piantare la vanga per avere un buon raccolto. C’era terra per tutti e lavoro nelle città. Lo raccontava uno di Mombercelli che era tornato di là con la camicia di seta e un gran cappello largo. Molti diffidavano di quel tipo così combinato, ma il bisogno li costringeva a credergli sulla parola.

Quando partì il mio vicino di casa, Vigin, io ero già in collegio a Torino, naturalmente dai preti perché i miei potessero pagare il meno possibile. Mi arrivò a metà dicembre, quando già tra noi si parlava di presepio e di castagne secche, tutte cose che facevano più pungente la nostalgia di casa, una lettera di mio padre con le parole scritte grosse, calcate con il pennino come volessero dire tutto e ancora di più: “Caro figlio, tu hai messo tante lacrime quando sei partito per Torino e pensa che Vigin di Ratti, il nostro vicino, è partito ieri per l’Australia. Dicono che è un posto lontanissimo. Deve navigare due mesi per mare e poi ancora in treno e a piedi e non sa neanche dove troverà lavoro. Fino in Australia, capisci? Ai confini del mondo, se il mondo ha confini”.

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Pubblicato da: Redazione il 03/02/2010

in: Storie

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