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La misura è colma

Di Gian Carlo Caselli

La misura è colma

Pubblichiamo uno stralcio dell’intervento che il Procuratore capo dr. Gian Carlo Caselli ha tenuto all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Torino il 29 gennaio:

“Ci indigna che il capo del governo in sede internazionale rappresenti l’azione di alcuni uffici giudiziari come atto di persecuzione politica. Ci indigna perché queste cose non sono vere e perché vengono ripetute come verità acquisite che non richiedono di essere provate.
La tecnica della ripetizione assillante che trasforma in verità anche i falsi grossolani continua ad essere applicata in modo implacabile. E dopo aver proclamato la necessità di istituire una commissione parlamentare di indagine per accertare se la magistratura opera con fini eversivi, il capo del governo ha sostenuto, in un video messaggio trasmesso a rete unificate, che i pm devono essere puniti, mentre si preannunciano manifestazioni di piazza contro di  loro.
Così la misura è colma. Non la misura della nostra pazienza: l’impopolarità nelle stanze del potere è fisiologica e talora necessaria per una giurisdizione indipendente; la provarono in vita anche Falcone e Borsellino.
Vicina al livello di guardia è la misura della compatibilità con le regole di convivenza istituzionale proprie di un sistema democratico.

Sotto nessun celo democratico del mondo il potere politico si è sostituito ai giudici nell’interpretazione della legge, sarebbe un vulnus intollerabile al principio della separazione dei poteri. Solo in Italia si registrano simili strappi. Basti ricordare la mozione approvata dalla maggioranza del Senato il 5 ottobre 2001, per indicare ai giudici l’”esatta interpretazione della legge “ dopo una pronunzia di tribunale in materia di rogatorie non gradita al Palazzo. Oppure la decisione di due giorni fa della Giunta per autorizzazioni di Montecitorio, che ha stabilito quale ufficio giudiziario sia competente a procedere in una specifica indagine.

Nessun leader democratico al mondo ha mai osato sostenere che i giudici sono malati di mente o parlare di complotto giudiziario ordito ai suoi danni da magistrati indicati come avversari politici. O si è difeso dal processo anziché nel processo.
Chi parla a vanvera del partito dei giudici voglia prendere atto che un partito dei giudici esiste davvero, ma nell’accezione dello storico Salvatore Lupo, secondo cui è attraverso l’impegno di alcuni e (purtroppo) il martirio di altri che l’idea del partito dei giudici prende forma. Nasce dalla sorpresa che in un’Italia senza senso della patria e dello Stato, ci siano funzionari disposti a morire per il loro dovere, per questa patria e questo Stato. ad ogni funerale, ad ogni commemorazione prende forma l’idea di per sé contraddittoria dei magistrati come rivoluzionari, in quanto portatori di legalità.

Pubblicato da: Redazione il 30/01/2011

in: Diritti e Rovesci

Tags: politica, leggi

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