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In Piemonte il fotovoltaico lo si vuole mantenere selvaggio ...

A cura delle redazione di AltriTasti

In Piemonte il fotovoltaico lo si vuole mantenere selvaggio ...

Una Deliberazione di Giunta della Regione Piemonte individua le aree e i siti non idonei all’installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra.

Secondo il Movimento Stop al Consumo di Territorio si tratta di una decisione insufficiente che consegna ai lobbisti del fotovoltaico “industriale” i terreni ancora fertili del Piemonte, peggiorando di fatto una situazione di sfruttamento senza limiti …

Il Movimento Stop al Consumo di Territorio (a livello tanto nazionale quanto piemontese) è stato protagonista di una specifica campagna di opinione denominata “Sì al fotovoltaico, ma non su terreni liberi”, avviatasi nel Novembre 2009, che si è dimostrata essenziale per smuovere le regolamentazioni generali da parte della Conferenza Unificata Stato/Regioni. A livello regionale abbiamo lungamente interloquito con la precedente amministrazione e con tutte le amministrazioni provinciali al fine di affermare il principio – per noi essenziale – della difesa dei suoli agricoli.

Siamo ora lieti di notare come le scelte dei Legislatori e delle amministrazioni  locali inizino a prendere in autentica considerazione i nostri principi. Purtroppo, però, il Movimento Stop al Consumo di Territorio prende atto della buona volontà e delle buone intenzioni manifestate dalla Regione Piemonte dapprima con l’individuazione dei cosiddetti “criteri ERA” (introdotti con la D.G.R. del 28/9/2008 - relazione programmatica sull’energia) e poi con la cosiddetta “moratoria” per gli impianti fotovoltaici (introdotta dall’art. 27 della L.R. 18/2010) al fine di salvaguardare alcune aree “sensibili e pregevoli” del territorio regionale dalla incontrollata installazione degli impianti fotovoltaici a terra.

Con la Deliberazione di Giunta approvata lo scorso 14 Dicembre (n. 3-1183 e relativo suo allegato), dobbiamo rilevare, invece, che sono stati ribaltati buona parte dei presupposti che avrebbero dovuto portare a conciliare i principi di tutela dell’ambiente, del territorio e del paesaggio con i principi di sviluppo delle energie rinnovabili, peraltro desumibili dai principi costituzionali e dagli indirizzi impartiti dalla Convenzione europea del paesaggio, dal vigente Piano Territoriale Regionale, dal nuovo Piano Territoriale Regionale, dal Piano Paesaggistico e dai Piani Territoriali delle Province.

Nelle premesse della D.G.R., giustamente viene evidenziato che per l’attuazione delle Linee guida statali (D.M. 10/9/2010), le varie Direzioni della Regione Piemonte hanno effettuato la prevista istruttoria, avente ad oggetto la ricognizione delle disposizioni volte alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale che identificano gli obiettivi di protezione non compatibili con l’insediamento, in determinate aree degli impianti; in realtà - come si può rilevare dai contenuti dell’allegato alla stessa D.G.R. - si sono disconosciute alcune importanti problematiche sempre più attuali, quali quelle del consumo scriteriato del suolo agricolo fertile e quelle della tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico.

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