Asti, Alba, Casale nel Risorgimento
Recensione di Laurana Lajolo
“Il Risorgimento nell’Astigiano, nel Monferrato e nelle Langhe”, a cura del prof. Silvano Montaldo dell’Università di Torino, studioso tra i più qualificati di quel periodo, non è solo la strenna 2010 della Cassa di Risparmio e della Fondazione, ma è un ottimo libro di storia della società del periodo attraverso interessanti contributi di molti studiosi.
Infatti i collaboratori, con le loro specifiche competenze, ricostruiscono, attraverso schede accurate di personaggi e luoghi, la struttura sociale, economica e culturale del territorio.
Il filo conduttore è tenuto da Silvano Montaldo nelle introduzioni ai capitoli, con un’interpretazione stimolante del processo dell’unità italiana, che viene fatto iniziare dalle repubbliche giacobine (1976-1799) come la Repubblica astese, soffocate dalle repressioni dei nobili. Nel periodo dal Consolato all’Impero napoleonico (1800-1814) vengono individuati interessanti elementi di ammodernamento dell’economia e delle istituzioni, interrotti dal ritorno dei Savoia. La terza parte viene infatti dedicata alla Restaurazione (1814-1830), che rappresenta da un lato un arretramento evidente, ma dall’altro alimenta le cospirazioni del 1821 e quindi il radicarsi di sentimenti di libertà soprattutto tra i giovani borghesi e alcuni esponenti dell’aristocrazia illuminata. Con l’età carloalbertina (1831-1849) si registrano, quindi, provvedimenti modernizzanti e orientati, anche se molto cautamente, a forme di liberalità, mentre si prepara il grande sommovimento del 1848 e la concessione dello Statuto.
Si apre così quello che Silvano Montaldo chiama il “decennio straordinario” del processo di unificazione guidato da Camillo Cavour, in cui vengono segnalati gli interventi innovativi in campo economico e non solo, come la nascita dell’industria vinicola, la costruzione della ferrovia, la vita dei teatri, oltre che la grande stagione politica nazionale.
Il volume si conclude con una riflessione sulla memoria e il mito del Risorgimento così come si è costruito negli anni successivi. E Montaldo ricorda Tommaso Villa da Valfenera, uomo politico e statista, come uno degli artefici più importanti delle celebrazioni risorgimentali fino alla prima parte del secolo ventesimo, comprendendo l’epopea della prima guerra mondiale.
Il percorso storico, descritto con un linguaggio rigoroso, ma attento alla comunicazione verso il grande pubblico, è sostanziato dalle figure più significative delle varie fasi risorgimentali, che permettono degli spunti di approfondimento e di conoscenza della cultura del territorio quale emerge anche dal confronto tra la situazione di Asti, Alba e Casale.
Raffinato è l’apparato iconografico, che descrive la consistenza del patrimonio artistico e pittorico delle aree considerate e permette una galleria di personaggi, di castelli, di parchi storici, di ambienti rurali.
In sostanza la Cassa di Risparmio e la Fondazione, contando su collaborazioni prestigiose e qualificate, hanno offerto uno spaccato storico del Risorgimento fuori dalla retorica delle celebrazioni d’occasione, un libro non solo da sfogliare, ma da leggere per imparare in modo piacevole la nostra storia.













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