L’assoluzione dei fascisti a Brescia
Di Laurana Lajolo
Il viso dolente e mortificato di Manlio Milani, presidente delle Associazioni delle vittime della strage di Brescia del 1974, alla lettura della sentenza di assoluzione con formula dubitativa degli imputati fascisti della strage non lo dimenticherò. Come non ho dimenticato l’annuncio straziante della strage in quel maggio del ’74 con al voce del sindacalista “State calmi”. Allora mi sono in particolare immedesimata nei due insegnanti Trebeschi, dilaniati dalla bomba, che avevano un figlio di due anni, dell’età di mia figlia. A Brescia, quel giorno una manifestazione pacifica contro le stragi fasciste e in difesa del dettato costituzionale è diventata una carneficina che rimane dunque impunita e Milani e la sua associazione hanno dignitosamente e testardamente combattuto per la verità.
Manca la sentenza giusta, ma, proprio per merito loro, è vero che ormai si sa con precisione un quadro definito di verità storica con le responsabilità, anche se senza condanna, con il contesto politico, con il coinvolgimento di servizi stranieri italiani e americani.
Sta a noi, che sappiamo, che siamo convinti dei risultati delle indagini, continuare a ricordare e a impegnarci. Dobbiamo anche accettare la nostra responsabilità di non esserci più occupati della strage di Brescia come di altre stragi, ci siamo distratti e invece questa stragi come le altre è storia italiana che non insegniamo e non ricordiamo più, presi da gossip e teatrini politici.
Intanto le trame hanno inquinato e inquinano forse ancora la nostra società. L’ultimo processo di Brescia si è svolto fuori dai riflettori, sottovalutato da tutti e nel silenzio mediatico e politico è arrivata l’assoluzione per gli indiziati.
Anche questa è una lezione che serve per il presente e il futuro.














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