Riflessioni sull’Asti d’Appello
Di Laurana Lajolo
Grande successo di pubblico del Premio Asti d’Appello domenica scorsa con un teatro Alfieri pieno per un evento che ha avuto molto il sapore della mondanità e un po’ meno quello della letteratura, ma d’altra parte la manifestazione voleva essere uno spettacolo.
Al di là del risultato di pubblico il Premio così non funziona se va a premiare il vincitore del Premio Strega, premio ben più importante di quello astigiano, che quindi non ha avuto nessuna risonanza sulla stampa nazionale non segnalando alcuna novità. Anche Silvia Avallone, che ha vinto il premio Campiello opera prima, non avrebbe dovuto essere considerata, altrimenti l’Asti d’Appello diventa un doppione degli altri Premi più prestigiosi.
La formula che siano magistrati e giuristi ad esprimere il verdetto, senza fare alcun pronunciamento in pubblico, suona come una rappresentazione, visto che naturalmente quelle persone degnissime e specialisti di tutt’altro, non fanno altro che attenersi ai risultati della giuria del premio, che ha scelto il romanzo popolare alla “Via col vento” e non ha considerato altre corde espressive che pure erano presenti.
Inoltre la passerella di autodifesa degli scrittori risulta imbarazzante per loro e per il pubblico, meglio un’intervista non banale così da sentire come e perché hanno avuto l’esigenza di narrare, che cosa vogliono comunicare, quale difficoltà devono affrontare per uscire dall’anonimato dei moltissimi libri pubblicati, ecc.. E poi erano troppi sette scrittori davanti ai giudici.
Si è aggiunto il bel concerto di Vecchioni, che sicuramente ha richiamato altro pubblico che non sarebbe andato per sentire parlare di libri, ma tutto insieme diventa troppo lungo per un fine pomeriggio.
Io sono tra quelli che ha criticato a suo tempo il tentativo di Argirò dell’Ente del Turismo, che aveva lanciato l’Asti d’Appello proprio nel momento della più alta polemica contro i premi letterari, ma poi ho guardato con attenzione al secondo tentativo che ha coinvolto molti lettori. Ma forse questa giuriaè un club dei club della città e forse si potrebbe dare più spazio alla giuria dei giovani, invitando a dibattiti e a intelligenti utilizzazioni in città gli scrittori invitati, come succedeva con Chiaroscuro.
Ultima riflessione: constato con piacere che mentre si sta prosciugando ogni vena di finanziamento alla culturail Premio ha aumentato le sue risorse economiche. D’altro canto gli enti locali hanno delegato gli eventi culturali alla Biblioteca, che però sta soffrendo della mancanza di finanziamenti per la gestione ordinaria del patrimonio librario e degli acquisti, della gestione del servizio e del personale. Vediamo di non far mancare l’aria alla cultura quotidiana per dare spazio solo all’evento.














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