L’inarrestabile declino del Paese
di Tullio Gregory, filosofo
Il filosofo Tullio Gregory in un articolo su “Il Corriere della Sera” del 27 ottobre fa un raffronto tra la decadenza dei siti archeologici della Domus aurea a Roma e di Pompei con lo stato generale dei beni culturali, della scuola pubblica, dell’Università, della ricerca e, quindi, dell’”inarrestabile declino del nostro Paese”. Il titolo dell’articolo dice già molto Cinismo, disinteresse, volgarità in questo Paese che non c’è.
Ma Gregory si occupa anche della classe politica e del disinteresse per la cosa pubblica: “Collasso e crollo delle pubbliche istituzioni, occupate, utilizzate a fini privati, volgarità di comportamenti, decomposizione dei linguaggi e delle varie forme di comunicazione, aggressività e violenze gratuite”.
E continua evitando di parlare di “perduti valori”, perché è una parola troppo nobile, trovando più appropriato il termine cinismo che porta all’impossibilità di sapere dove va il Paese. Prosegue con queste parole: “Parliamo di mancanza di responsabilità, latitanza nell’affrontare i problemi da parte dei nostri politici appena sbarcati da Marte”. E sottolinea la “diffusa ignoranza della classe politica anche rispetto alle più elementari nozioni di storia civile e istituzionale italiana”. Per Gregory ne è specchio il linguaggio, non del “vuoto” e dell’inconcludenza del discorso politico, ma “delle normali espressioni linguistiche sgangherate, dialettali, approssimative, talvolta volgari”.
E commenta sarcasticamente chiedendosi quanti nostri parlamentari supererebbero la prova di dettato che si fa in Francia o la prova scritta di italiano corrente che è stata proposta per gli immigrati. “La vuotezza, la banale ripetitività del linguaggio politico, scrive, sono specchio fedele di una dilagante incultura del potere”
Non si può dire che la classe politica è espressione del Paese fino a quando il Parlamento è determinato dai partiti e non dalle scelte degli elettori. E’ forse più corretto dire che “i cittadini subiscono i comportamenti della classe politica e tendono a ripeterli e che la stessa società civile – almeno nelle strutture pubbliche – è governata da orientamenti e scelte di persone che di quella classe sono espressione”.














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