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Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
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Introduzione

di Marisa Valente, presidente Consulta Organizzazioni Ambientaliste

Consulta Organizzazioni Ambientaliste della Provincia di Asti
Convegno “Che cosa fare per l’ambiente”
Asti, Palazzo della Provincia 18 ottobre 2010

Un anno di Consulta! E’ stato fatto molto lavoro. Riunioni, Osservazioni a vari progetti, tra questi, impianti a biomasse, biogas e tangenziale sud-ovest. Sono state fatte Osservazioni anche al Piano Paesaggistico Regionale, al Piano Energetico Provinciale e via di seguito. Molto lavoro ha richiesto il Belbo, e non solo dacché è nata la Consulta, soprattutto nella persona di Gian Carlo Scarrone e dei componenti dell’Associazione Valle Belbo Pulita; come pure il lavoro svolto dall’Osservatorio del Paesaggio Monferrato e Astigiano oltre che per le Richieste di Notevole Interesse pubblico del Paesaggio di varie località della nostra provincia.
Un andirivieni di ricerche di materiale necessario alle attività della Consulta, mail, telefonate, contatti, stesure di documenti, richieste e proposte verbali e scritte alla Pubblica Amministrazione sia direttamente sia attraverso lettere ai giornali e passaggi televisivi. Tutti i rappresentanti delle Organizzazioni e i componenti delle stesse hanno dedicato tempo ed energie alla Consulta e alle sue mete.
Abbiamo fatto molto, ma siamo in cammino. Molti i passaggi ancora da aggiungere a quelli fatti per arrivare a risultati davvero concreti.
Ringraziamo l’Amministrazione Provinciale e in modo particolare l’Assessore Ferraris per aver istituito la Consulta e ringraziamo anche tutto il Servizio Ambiente per la disponibilità e il supporto che ci ha dato fino ad ora.

Nelle nostre attività non è mancato l’inceneritore, come pure la denuncia delle incongruenze che accompagnano questi impianti, lo spreco di materiale e l’attentato alla salute dei cittadini.
L’ambiente è sempre più danneggiato anche per altri motivi già noti di cui tralascio l’elenco che richiederebbe troppo tempo. Ma è proprio per questi innumerevoli motivi che la Consulta chiede sviluppo e progresso di pari passo con tutela, salvaguardia dell’ambiente e salute dei cittadini, tanto che la Provincia assume a sua volta tali concetti e ci auguriamo che a questi possano seguire i fatti.
Ancora una volta, e non solo a proposito di inceneritore, s’impone la necessità di parlare dell’applicazione del Principio di Precauzione che secondo la Commissione Europea “….può essere invocato quando gli effetti potenzialmente pericolosi di un fenomeno, di un prodotto o di un processo sono stati identificati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, ma quando questa valutazione non consente di determinare il rischio con certezza.”

Quindi, qualora non si possa valutare a priori l'eventuale danno, ci sia incertezza o emergano dubbi, deve valere il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, di cui stiamo ampiamente discutendo in questi tempi.
E ancora secondo la Commissione (http://europa.eu/legislation_summaries/consumers/consumer_safety/l32042_it.htm)
“...I responsabili debbono costantemente affrontare il dilemma di equilibrare le libertà e i diritti degli individui, delle industrie e delle organizzazioni con l'esigenza di ridurre o eliminare il rischio di effetti negativi per l'ambiente o per la salute.”
Quindi il concetto sancito, che in ASSENZA DI CERTEZZA SCIENTIFICA SULLA INNOCUITA'di un prodotto o di una tecnologia, vale la regola del PRINCIPIO DI PRECAUZIONE secondo cui non si deve consentire la produzione, l'impiego o la diffusione nell'ambiente di tali prodotti dell'ingegno umano.
Voglio citare anche il Comitato Nazionale per la Bioetica istituito dalla PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI che sul Principio di Precauzione, in merito all’argomento, fin dal giugno 2004 evidenzia “…..il principale obiettivo del “principio di precauzione” è quello di obbligare il decisore a esplicitare, quantificandoli, i suoi obiettivi e a informare nel modo più obiettivo possibile. Nel quadro della decisione politica questo pone il problema dell’esercizio della democrazia, perché si tratta di una modalità di gestione del rischio che è anche un modo di ripensare l’etica pubblica, l’economia, la protezione sociale. E ancora “……Occorre certamente guardarsi da ogni immotivato ricorso al principio di precauzione, come zelanti sostenitori vorrebbero imporre ad ogni piè sospinto. Occorre invece fornire un’interpretazione ragionevole di tale principio, che dovrà essere rigorosamente applicato solo allorché uno specifico rischio sia identificato (benché non ancora esattamente stimato) dalla comunità degli esperti. E’ pur vero che spetta alla Comunità dei cittadini – nella composizione eterogenea di interessi diversi e talora contrapposti che la caratterizza - stabilire quale grado di sicurezza intende godere anche a prezzo di rinunzie nello sviluppo economico, ed è altrettanto vero che – anche nella Comunità Europea – le considerazioni in merito alla tutela della salute hanno la precedenza su quelle economiche e commerciali.” E aggiungo che quanto menzionato è stato sempre tutto disatteso nonostante l’alternarsi dei governi e dei referenti politici!

E’ tempo davvero di mettere in atto la Democrazia Partecipata in particolare nelle politiche ambientali e in ciò che concerne il desiderio di sicurezza sanitaria e della qualità della vita, coniugandola anche con il Principio di Precauzione.
Forse è anche tempo di tornare a pensare in altri termini, di tornare a considerare che tutti gli esseri umani strettamente collegati tra di loro e con tutto ciò che esiste costituiscono un “unicum” e che solo l’equilibrio di questo insieme può garantirne la sopravvivenza.

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