A proposito del fotovoltaico sui terreni fertili
di Massimo Fiorio, deputato, Commissione agricoltura della Camera
Anche in Italia è cresciuta la consapevolezza del pericolo che il nostro Paese e l'intero pianeta stanno correndo attraverso l'esponenziale consumo di suolo agricolo, una delle principali cause del progressivo surriscaldamento del pianeta, che pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche, impoverisce la sovranità alimentare e non reca più alcun beneficio né sull'occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.
Il fotovoltaico può rappresentare una grande opportunità di diversificazione dell’attività da parte degli imprenditori agricoli che in maniera multifunzionale possono creare un connubio tra le attività inerenti le colture e la produzione di energia pulita. Il tutto chiaramente nel rispetto di determinate condizioni, mentre gli investimenti speculativi attraverso la realizzazione di grandi impianti fotovoltaici a terra, che vanno a ridurre la superficie agricola disponibile, non si spingono in tale direzione
Gli impianti fotovoltaici posti su terreni rischiano di ridurre fortemente l'attività fotosintetica e la biodiversità, con impoverimento progressivo del tenore di carbonio nel suolo e di biomassa emergente: la conseguenza più evidente è l'emissione anziché la fissazione di CO2 climalterante (il suolo rappresenta il maggior pozzo di assorbimento di carbonio): questione paradossale per una tecnologia che punta a ridurre le emissioni climalteranti
Per carenza/assenza di precipitazioni, a causa della copertura, la superficie andrebbe incontro a progressiva desertificazione, a meno che non si intervenga con recupero delle precipitazioni e loro utilizzo su tali superfici con impianti irrigui ad hoc, cosa che comporterebbe, per pompaggio/irrigazione, l'ultimo di una quota di energia prodotta.
Le numerose e crescenti richieste riguardanti l'installazione a terra su estese superfici agricole che stanno interessando tutto il territorio nazionale, senza il filtro di regolamentazioni che permettano formali valutazioni sull'impatto estetico ed ambientale, rischiano di compromettere seriamente l'integrità ed il valore del paesaggio agricolo.
In che direzione vanno le nuove linee guida nazionali?
Quali sono le priorità del nostro Governo?













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