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Via il giornalismo, avanti tutta con l’intrattenimento

Intervista di Alberto Piccinini a Carlo Freccero su Il Manifesto 14.10.2010

Via il giornalismo, avanti tutta con l’intrattenimento

Proponiamo stralci di una interessante intervista rilasciata da Carlo Freccero a Alberto Piccinini de “Il Manifesto” del 14 ottobre perché rappresenta un’analisi molto interessante dell’uso della televisioni a proposito della sanzione a Michele Santoro e la conseguente sospensione della trasmissione “Annovero”

Dice tra l’altro Freccero: Tutte le iniziative berlusconiane non vogliono essere solo restrittive ma produttive di un nuovo ordine. L’editto bulgaro (quello contro Enzo Biagi n.d.r.) viene sempre ricordato come un atto di censura, ma c’è una seconda chiave di lettura, e Berlusconi la ribadisce continuamente con le sue decisioni. Vuole colpire un certo modo di fare televisione: il famoso uso indiscriminato del mezzo televisivo; e allo stesso tempo vuole dettare la linea editoriale del servizio pubblico. Lo fa in negativo, vietando un certo uso della televisione, ma queste decisioni diventano operative dato che indirettamente promuovono altri programmi. Praticamente vieta il giornalismo d’inchiesta a favore dell’intrattenimento: infatti, in diverse occasioni vengono portate ad esempio le reti Mediaste che seguirebbero quest’ultima linea editoriale.

C’è una costante nel pensiero berlusconiano: è buono ciò che è scelto dal popolo ed è avallato dalla maggioranza. Il pensiero critico, essendo per definizione contro la maggioranza, è criminale. E questa regola vale in tutti i campi: la maggioranza, e non il presidente della repubblica, deve scegliere il premier; i giudici, che non sono eletti dal popolo, non possono giudicare chi è eletto dal popolo, ed è perciò la maggioranza col suo voto a stabilire cosìè vero e cos’è falso. E’ una concezione della verità su base plebiscitaria. Questa regola taglia via dal servizio pubblico il giornalismo d’inchiesta e quello politico, vanificando di fatto la possibilità di fare informazione. Perciò esclusa la politica come campo d’indagine, l’informazione non può che rivolgersi al privato nelle due varianti cronaca rosa e nera.

Santoro non appartiene alla linea editoriale che lui ha codificato per le sue reti e per la Rai.

L’informazione non potendo affrontare i temi più consoni che sono politica, economia, controinformazione, si fa rotocalco popolare con processi e gossip secondo il modello di tabloid popolare che è in voga in tutti i paesi anglosassoni.

Pubblicato da: Redazione il 14/10/2010

in: Le mappe del tesoro

Tags: costituzione , cultura , informazione , censura

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