La Lega ago della bilancia del potere
Di Emilio Giribaldi, presidente del Comitato per la Costituzione
Le recenti vicende della politica italiana formano un quadro a dir poco deprimente dello “stato della Nazione”. In realtà, un quadro che rivela gravissimi pericoli per quel che resta del sistema democratico.
Da un lato compravendita di voti in Parlamento in uno con dichiarata apertura alle frange veterofasciste, razziste e antisemite, campagne diffamatorie dei giornali di regime aggrappati da mesi al “cordino” della notizia dell’acquisto o dell’affitto di due camere e servizi con cucina Scavolini in quel di Montecarlo e oblio totale, ovviamente, sui precedenti acquisti del cavaliere in quel di Milano avvenuti con circonvenzione di incapace, abuso di ufficio e altre piccolezze, leggi ad personam a ripetizione e ormai ammesse pubblicamente anche da ministri, vassalli e valvassori, ingerenze gravissime dell’esecutivo o meglio del suo capo sui mezzi di comunicazione specie televisivi, persistenza e aggravamento di colossali conflitti di interesse, sistematica vendita di fumo e spaccio di promesse mai mantenute, infiltrazioni affaristiche o mafiose in molte opere pubbliche: elenco soltanto esemplificativo.
Da altro lato una formazione politica, la Lega Nord, divenuta ormai l’ago della bilancia del Potere, i cui esponenti a vari livelli si stanno gettando famelicamente su banche, fondazioni, cariche pubbliche e private sprecando spesso i denari dei contribuenti (Roma ladrona!), e soprattutto ignorando o tollerando i continui attentati alla democrazia commessi dall’aspirante autocrate, in cambio della licenza di sottogoverno e della promessa di realizzazione di quel cosiddetto federalismo fiscale che, così come articolato in una prolissa e pressoché incomprensibile legislazione quadro e in decreti attuativi altrettanto oscuri, si prospetta come un disastro per le finanze pubbliche agevolato dalla presunzione e dalla impreparazione dei soggetti e degli organi incaricati dell’attuazione. Da altro lato ancora le forze di opposizione, e particolarmente quelle di sinistra, spesso disunite sul modo di agire e qualche volta anche tentate dal cerchiobottismo e che non hanno ancora trovato il modo di risvegliare un’opinione pubblica male informata, sazia di venditori di fumo e sempre più spesso soverchiata dai problemi quotidiani.
In tale situazione, soprattutto la sinistra - la quale, checché ne dica l’ottimo professor Cacciari, esiste ancora a livello sia di formazioni politiche sia di opinione diffusa - dovrebbe cercare di prendere le redini del carrozzone (a cominciare quanto meno col proporre a tutte le altre forze di opposizione il cambiamento di una legge elettorale poeticamente definita “porcata” dal suo ideatore) per cercare di trasformarlo possibilmente, col tempo, un in veicolo normale.
Fisco, lavoro, occupazione dei giovani, lotta vera alla criminalità organizzata (si farebbe volentieri a meno, in proposito, degli autoincensamenti del ministro dell’Interno, forse ignaro delle infiltrazioni mafiose anche ad alto livello nel “ricco” Nord), immigrazione (via i delinquenti ma largo a chi vuol lavorare, spesso nei campi disertati dalle leve “autoctone”), istruzione, sistema Giustizia. Temi principali ma non esclusivi.
A proposito del fisco
Quanto al primo, sarebbe ora di prendere e far prendere atto che gli equilibrismi verbali hanno fatto il loro tempo: non è lecito promettere a gran voce (e falsamente) di non infilare le mani nelle tasche degli italiani e di ridurre (domani o meglio dopodomani) le imposte quando è ormai chiaro salvo per chi non vuol vedere che l’attuale profonda crisi dalla durata purtroppo indefinita impone di trovare i mezzi sia per cercare di rilanciare l’economia su nuove basi (dal che la necessità di finanziare scuola e ricerca) sia per prevenire i disordini sociali inevitabilmente connessi al perdurare della disoccupazione e della sottooccupazione. Una lotta decisa all’enorme evasione da tempo sostanzialmente tollerata se non agevolata (si ricordino le “assoluzioni” ripetutamente elargite in proposito dal premier), il ritorno ad una equa e decente imposizione del patrimonio immobiliare (ICI in particolare) già gravemente ridotta per bassi motivi di propaganda elettorale, la tassazione delle rendite equiparata al livello europeo, l’aumento deciso delle aliquote dell’imposta sul reddito personale (non quella sulle imprese) a partire da un certo importo (attualmente l’aliquota superiore è la stessa per chi guadagna 100.000 euro lordi all’anno e per chi ne incassa trenta o quaranta volte tanto!), sono soltanto alcuni degli strumenti, insieme ad altri da studiare accuratamente, che potrebbero consentire da un lato maggiori introiti per l’Erario e dall’altro il conseguimento di un minimo di equità attraverso una riduzione, anche se inizialmente non corposa, del prelievo a carico delle classi medie di reddito, specie di lavoro. E se da ciò derivasse un ulteriore aumento della pressione fiscale complessiva non sarebbe il caso di farne un dramma: l’aggravio sarebbe ampiamente compensato sia da una crescita della pace sociale sia dall’aumento della capacità di spesa per milioni di cittadini. In Europa vi sono alcuni Stati che stanno molto meglio di noi pure in presenza di una pressione fiscale maggiore della nostra.
La riforma della giustizia
Quanto al secondo tema, si è già detto e ripetuto, e da ultimo è stato ribadito dal Presidente della Repubblica soprattutto, si pensa, per le orecchie di chi fa il sordo, che i gravissimi problemi della giustizia italiana non si risolvono ed anzi si aggravano per effetto di norme estemporanee o emanate a spizzico senza una visione del quadro complessivo. Per non parlare delle leggi ad personam tenacemente e sfacciatamente programmate in questi ultimi anni nell’interesse esclusivo, come chiarisce la denominazione, della posizione di un singolo soggetto convinto di non essere sottoposto all’ordinamento giuridico comune e di essere persino in diritto, al limite della patologia e comunque con inammissibile aggressione di un altro potere statuale, di accusare ripetutamente i magistrati “scomodi” di “associazione per delinquere” e di altre ignominie.
La riforma è un problema molto complesso. Distribuzione territoriale degli uffici, mezzi, procedure (e relativi tempi e costi), personale amministrativo, reclutamento, formazione e compiti dei magistrati, avvocatura, sono soltanto alcuni dei temi che occorrerebbe affrontare decisamente per tentare di porre rimedio ad una situazione non più tollerabile che spesso si risolve in vessazione o denegata giustizia per la collettività nazionale e per i cittadini. La prescrizione di reati anche gravi, la lunghezza spropositata e i costi eccessivi dei procedimenti civili sono gli effetti negativi principali non più ammissibili in uno Stato di diritto. Il rimedio, anche se certo non miracoloso, sta in un progetto generale che esige ben altra impostazione e ben altri contributi (anche a livello universitario e di organismi tecnico-scientifici e professionali) che quelli delle leggine più o meno improvvisate quando non dirette, come il famigerato “processo breve” o la limitazione dei poteri di intercettazione delle comunicazioni, ad allungare ulteriormente i processi o a dare impunità ai “colletti bianchi”.
In attesa del vasto rimedio da accogliere nel programma politico riformatore, è auspicabile che in sede per così dire di autotutela il Consiglio Superiore della Magistraturae l’Associazione Nazionale Magistrati(questa nei limiti consentiti dalla legge e dallo statuto) si accingano ad interventi decisi non certo sull’esistenza e sulla dialettica democratica delle cosiddette correnti associative bensì sulla copertura degli organici, sulla preparazione e sulle reali attitudini dei nuovi entranti, sul rendimento degli addetti, sulla idoneità dei dirigenti degli uffici di tribunale, di procura, di corte d’appello e di cassazione, sulle purtroppo già verificate deplorevoli ingerenze esterne sulle nomine e sulle promozioni, sugli altrettanto constatati collateralismi indebiti di alcuni magistrati con politici, avvocati, esponenti degli affari e della finanza o affaristi di vario genere. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al sistema degli esami per avvocati e dei concorsi per l’ingresso in magistratura, sulla cui corretta gestione da tempo gravano fondati sospetti. Ma non si può fare a meno di rilevare, quale ulteriore segnale del deterioramento della situazione, che mentre da parte di chi governa abbondano gli insulti gratuiti a coloro che cercano di fare il proprio dovere con spirito di indipendenza anche se disturbando il manovratore, vi è silenzio assoluto sui comportamenti appena denunciati, certo perché così fa comodo.
Le modeste proposte sono libro dei sogni? Forse, ma i rimedi non sono più eludibili, pena la dissoluzione del sistema














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