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Architettura: una realtà in crisi

di Fabrizio Gagliardi - Architetto

La situazione dell'architettura contemporanea e soprattutto la situazione del suo progetto versa in uno stato di profonda crisi. Questa crisi coinvolge tutto il campo architettonico dalla figura dell'architetto al suo operare nel territorio, dalla produzione dei discorsi alla trasmissione e comunicazione di essi.
Lo stato delle cose dipende dalla pressoché totale scomparsa di una ricerca teorica che investa direttamente le ragioni e le possibilità del progetto di architettura. Quest'ultimo sembra attualmente sopraffatto da una onnivora rappresentazione delle complessità e contraddizioni della città contemporanea. Non si vuole negare la validità relativa di queste rappresentazioni della città e del territorio ma, al loro interno, si vorrebbe iniziare a verificare il ruolo e le ambizioni del progetto di architettura come fatto urbano e come luogo di produzione di una teoria dell'architettura, da intendersi come una chiara presa di posizione ideologica nei confronti del linguaggio architettonico come dispositivo critico rispetto alla realtà e non un suo semplice manifesto.
Per linguaggio architettonico si intende una chiara messa a punto di meccanismi e tecniche poetiche capaci di congetturare, di inventare e non solo promuovere il progetto come soluzione di problemi o come rappresentazione della realtà. È indispensabile uscire dalla retorica della dispersione, dell'ibrido non tanto come rappresentazione della città, ma come idea utopica di dissolvere l'architettura in essa. La dispersione come luogo del progetto si è dimostrata finora una deriva relativista, ampiamente avvallata e celebrata dalla critica corrente e capace soltanto di produrre falsi problemi, per i quali l'architettura fabbrica false soluzioni.
Il progetto si concentra alla fine su un sito specifico e circoscritto, su un fatto urbano per dirla alla Aldo Rossi, e non si disperde su tutto il territorio dove altri fattori tendono a conformarlo. La scala di questo fatto urbano è conforme alla scala entro cui il progetto di architettura è riconoscibile come forma rilevante. Ed è proprio all'interno di come costruire questa forma che gli architetti devono con rigore tornare a ragionare con costruzioni teoriche.
Si tratta di riabilitare l'economia formale del progetto come ricerca e non confonderlo con il ruolo importante di altre discipline che fanno ricerca sulla città (sociologia, geografia, etc). Vittorio Gregotti si interroga sull'esistenza di una identità dell'architettura europea, se è ancora data un'idea di Europa o sarebbe meglio parlare di cultura occidentale, e ancora se c'è ancora spazio per la memoria collettiva in un mondo dove la realtà si dissolve in immagine.
In un momento di presa di coscienza  di profonda crisi della città e dell'architettura trentacinque architetti italiani, tra cui Gregotti stesso, lanciano un appello e firmano un documento dal titolo: L'architettura italiana attraversa una situazione drammatica, nel quale viene esplicitato quanto segue: mentre in altre nazioni europee, in particolare in Francia, in Germania, in Spagna, negliultimi decenni sono state realizzate grandi opere di interesse sociale che hanno trasformato sensibilmente l'ambiente urbano mettendo a disposizione dei cittadini nuovi servizi che esprimono lo spirito del nostro tempo, in Italia iniziative del genere si contano sulle dita, mancano di un meditata programmazione e si devono quasi sempre all'intervento di architetti stranieri. Nel riconoscere il carattere positivo dell'apporto di forze culturali esterne non si può fare a meno di notare che una delle ragioni della preferenza loro accordata si deve alle realizzazioni compiute, realizzazioni per le quali in Italia sono mancate le premesse concrete, con la conseguenza di aver privato gli architetti italiani di quelle occasioni di lavoro che avrebbero permesso loro di offrire un contributo originale all'attuale stagione di rinnovamento dell'architettura”.Ci auguriamo che vengano presi provvedimenti in grado di modificare il quadro complessivo in cui attualmente si opera.
Per rilanciare l'architettura italiana anche sul piano internazionale occorrono una serie di provvedimenti che riducano l'inerzia dell'apparato burocratico e consentano il libero accesso ai concorsi di progettazione, occorre infine potenziare gli organismi direttamente interessati alla promozione dell'architettura come il DARC (Direzione architettura), facendo sì che le decisioni che riguardano i nuovi servizi urbani e territoriali vengano prese non da una sola persona, ma all'interno di un consesso in cui vengano rappresentati gli esponenti delle diverse amministrazioni.

Pubblicato da: Fabrizio Gagliardi il 03/02/2010

in: Polis

Tags: città

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