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La qualità del progetto

di Antonio Fassone - architetto

Si fa strada con sempre maggior forza l’idea del paesaggio non come termine generico per identificare elementi di apprezzabilità del territorio astigiano ma, piuttosto, come possibile asse portante di riqualificazione e sviluppo del territorio stesso.
Questo avviene in un quadro di riferimento in cui la legislazione nazionale e soprattutto gli indirizzi regionali propongono il superamento dei tradizionali strumenti di vincolo dei “monumenti” e di sola salvaguardia degli episodi emergenti per guardare alla generalità del territorio e alla sua complessità.
La legislazione regionale e la pianificazione provinciale si avviano a identificare e proporre tutele per sistemi di paesaggi significativi e il processo, a cascata, comincia a interessare i singoli comuni e i loro piani regolatori.
Al contempo una sensibilità sempre più diffusa di cittadini e di associazioni evidenzia e sottolinea contraddizioni, spesso violente, comunque stridenti, tra un modello culturale generalmente condiviso di tutela e valorizzazione del paesaggio e il diffuso sistema di trasformazioni per realizzare infrastrutture, attività agricole intensive, volumi per attività industriali e commerciali che segna il nostro territorio.
Queste trasformazioni sono generate per lo più non da atti illegali o contrari agli strumenti di pianificazione, ma da progetti che nascono da programmazioni e da istanze generali a risposta di bisogni vecchi e nuovi delle comunità di riferimento.
Esempio “vistoso”di questa contraddizione è il raccordo tra la Asti-Cuneo e la strada per Canelli con la galleria di Isola d’Asti e i relativi viadotti di collegamento; si tratta di opere attese e sollecitate da decenni dalle comunità locali, il loro impatto visivo però nel paesaggio della valle Tanaro e della valle Tiglione è indiscutibilmente pesantissimo, tanto da far pensare che il problema dell’impatto paesaggistico non si sia nemmeno posto in sede di progetto .
La stessa contraddizione è potenzialmente sottintesa a molte delle iniziative di trasformazione per infrastrutture pubbliche o private, la cui necessità è indiscussa o comunque oggetto di ampio consenso, ma la cui localizzazione pare impossibile e viene definita quasi sempre inaccettabile per  motivi connessi alla tutela del paesaggio e dell’ambiente.
Le soluzioni più comuni della contraddizione sembrano a tutt’oggi essere quelle o dell’atto d’imperio o di prepotenza (istituzionale o privata) o, più frequentemente, dell’eterno rinvio per approfondimenti, varianti, modifiche e consultazioni con comitati.
Sarebbe utile rafforzare una terza ipotesi di soluzione di questa contraddizione, quella della possibile costruzione di un rapporto virtuoso tra progetti di trasformazione, esigenze collettive, sensibilità locali che è il grande tema di governo del territorio di questi anni e che ha come fulcro la qualità del progetto inteso come strumento di mediazione tra le esigenze generali di trasformazione, i valori del contesto paesaggistico, le sensibilità delle comunità.
Senza illuderci che le contraddizioni sopra citate possano esser portate idilliacamente a sintesi con la sola luce della ragione del buon progetto, senza contrasti e contrapposizioni dialettiche, è certamente necessario , per la nostra realtà provinciale, che si avvia ad una pianificazione del territorio che vuole avere  come fulcro  il paesaggio, operare alcune riflessioni partendo proprio dai termini di paesaggio e governo del territorio.

Il paesaggio antropizzato
Il nostro territorio, come gran parte del territorio piemontese, è da secoli profondamente antropizzato e là dove non lo è più è a causa dell’abbandono da parte dell’uomo cui non è subentrato un nuovo equilibrio naturale; alle vigne abbandonate nel nord della provincia non sono tornati a subentrare grandi boschi di querce , ma gerbidi incolti, infestanti e robinie;sembra essersi spezzato il rapporto positivo e fruttuoso tra ambiente e uomo che ha costruito un paesaggio i cui valori, che vogliamo tutelare, sono per larga parte connessi proprio all’attività dell’uomo in epoche più o meno recenti.
Certamente una pesante antropizzazione alla fine dell’ 800 e all’inizio del secolo scorso ha generato il paesaggio dei vigneti sulle colline del moscato tra Canelli e Calosso e quello delle colline del barbera tra Agliano e Nizza; gli stessi grandi boschi ancora esistenti e divenuti parchi naturali sono figli di una presenza attenta di  manutenzione del territorio e hanno bisogno della continuazione di questa presenza.
Il paesaggio dell’astigiano non è la natura intatta tutelabile come le coste della Sardegna o le cime dolomitiche o alpine ma è, da  secoli, un sistema pulsante di trasformazioni che hanno generato non solo i versanti a vite e i prati e pioppeti di pianura, ma anche le sky line di tetti, torri, campanili e pioppi cipressini lungo le creste delle colline.
La trasformazione ,avviata secoli or sono, continua, ma i suoi risultati, da qualche decennio, vanno perdendo coerenza, diventando inaccettabili per le medesime comunità che ne sono autrici e consumando ricchezza senza rigenerarla.

La qualità del progetto 
Affrontare il tema della valorizzazione di questo paesaggio significa superare le logiche della semplice tutela per avventurarsi in nel campo certamente rischioso, ma non più evitabile, della valutazione di merito delle trasformazioni quindi e della loro compatibilità e del loro progetto.
Il tema del paesaggio non può più quindi essere proposto come tema di semplice tutela; questi anni ci hanno insegnato che i vincoli, ottimo strumento di tutela per i singoli episodi monumentali, non funzionano per regolare sistemi complessi in  cui le persone vivono e operano.
A fare la differenza tra trasformazioni inaccettabili e trasformazioni  compatibili con il paesaggio e capaci di diventarne parte, in un territorio vivo e pulsante, è la qualità del progetto che è fatta di cultura, di attenzione alla preesistenza e di condivisione.
Si può immaginare che si possa anche realizzare una strada, un ponte, un’antenna per la telefonia in modo compatibile con il territorio in cui insiste - lo sono e lo erano il disegno dei tetti dei paesini o le antiche torri di segnalazioni (antenne-ripetitori dell’epoca).
Bisogna però che i progetti partano dalla coscienza e conoscenza del territorio e si pongano la compatibilità come obbiettivo .

La gestione del territorio
Bisogna che vi sia un intervento continuo, sistematico e organizzato di gestione del territorio e non solo di semplice ricognizione e apposizione di un vincoli per tutelare una serie di colline , di boschi, di vigne o di case.
La possibilità di gestire continuamente le esigenze complesse di trasformazione, che sono la trama sottostante del paesaggio, in sintonia con gli interessi generali e con le comunità locali presume un azione nuova di governodel territorio che vada a sostituire o almeno integrare le logiche di semplice costruzione di piani e norme di tipo urbanistico.

Pubblicato da: Antonio Fassone il 02/02/2010

in: Polis

Tags: paesaggio

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