Manovra economica e Costituzione
Di Emilio Giribaldi, presidente del Comitato per la Costituzione di Asti
Il progetto di manovra correttiva crivellato di riscritture, ripensamenti, rappezzi e concessioni varie ai protestanti di turno, ma soprattutto iniquo perché colpisce platealmente le fasce più deboli senza neppure un abbozzo di equità (ad esempio, tassazione adeguata delle rendite e degli immobili, anche in sede ICI, revisione delle rendite catastali, aumento dell’aliquota superiore dell’IRPEF per i superredditi), è ancora comunque in alto mare e non si sa quando sarà definito nelle sedi competenti.
Nell’attesa dell’evento il presidente del consiglio e il ministro dell’economia, il primo in un accesso del solito trito liberismo propagandistico che lo ha recentemente trascinato ad accostare la Costituzione all’inferno, il secondo in vena anche di esternazioni letterario-filosofiche, hanno arzigogolato che bisogna cambiare urgentemente un altro articolo di quella prima parte della Costituzione che più volte avevano spergiurato di non voler toccare, e cioè il 41, il quale, dopo la premessa generale della libertà dell’iniziativa economica, precisa che la stessa “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”. La brillante escogitazione sarebbe diretta, se abbiamo capito bene, a liberalizzare totalmente la nascita delle imprese rinviando i controlli a momento successivo; è probabile che essa trovi consenso in una parte della classe imprenditoriale memore delle svalutazioni monetarie e del sistema dei favori governativi.
Tralasciamo le considerazioni formali (la revisione costituzionale richiede notoriamente tempi lunghi che non si conciliano con lo scopo di una manovra urgente) e quelle di merito (qualcuno ha già evocato gli abusi possibili e probabili, anche criminali). Ci dovrebbero però spiegare perché questa trovata necessiterebbe di una revisione costituzionale, dato che il terzo comma dell’articolo 41, con la formula “la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, consente già al legislatore ordinario ampia libertà di azione. Ma se con la revisione prospettata si intendesse per avventura investire il secondo comma dell’articolo, sarebbe bene chiarire ai fini giuristi proponenti che l’utilità sociale e più ancora la sicurezza, la libertà e la dignità umana sono valori supremi che neppure il legislatore costituzionale può intaccare: lo ha detto a chiare lettere, con più sentenze, la Corte Costituzionale.
Al di là di più o meno facili ironie, è estremamente allarmante il fatto che, pur facendo mostra di ignorare i gravissimi problemi sociali ed economici che affliggono l’intero occidente, al massimo livello di governo non si riesca neppure a costruire una manovra correttiva decente e passabilmente equa e si ricorra invece di continuo a sparate demagogiche e antidemocratiche le quali finiscono per addormentare la già non molto sveglia opinione pubblica.
E’ assolutamente necessario l’impegno di tutti i cittadini responsabili, prima che sia troppo tardi.














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