Per l’unità nazionale
Di Emilio Giribaldi, presidente del Comitato per la Costizione
E’ stato autorevolmente proposto e augurato da chi ha avuto in sorte di partecipare alla formazione della Carta costituzionale del 1948 di aggiungere al nome di “Festa della Repubblica” assegnato al 2 giugno la frase “e della Costituzione”.
Riteniamo che il suggerimento e l’augurio siano da accogliere prontamente.
Il Capo dello Stato ha recentemente richiamato tutti i cittadini a riflettere sui danni irreparabili che deriverebbero dalla rottura dell’unità nazionale procurata o favorita da egoismi paesani, ignoranza della nostra storia, diffidenze e pregiudizi di tipo razziale e simili, il tutto aggravato dalle presenti grandi difficoltà economiche globali che qualcuno si illude di poter affrontare con localismi di ogni tipo, anche fiscali, e che invece non possono essere contenute efficacemente, al contrario di quanto sognano certi male informati, se non con una visione e una collaborazione generali, a tutti i livelli.
Il che non significa affatto negare l’essenzialità delle articolazioni locali, specie sul piano operativo: va confermato per le Regioni e gli altri enti territoriali il compito prezioso di operare in sintonia con le realtà politico-sociali di rispettiva competenza. Le autonomie e il decentramento delle funzioni non contrastano affatto con l’unità superiore quando, e ve ne sono esempi anche in Italia, sono usati correttamente come strumenti per conseguire sul piano locale quegli obbiettivi di ordine, di equa distribuzione delle risorse, di giusta tassazione, di incremento dell’istruzione generale e della cultura, di efficienza dell’amministrazione e di solidarietà che sono comuni a ogni “livello di governo”, espressione questa molto usata in recenti testi legislativi.
Ma perdere di vista o addirittura combattere l’impianto unitario tacciandolo di una arretratezza che è in realtà peculiare a chi non capisce o non vuol capire che ormai si vive in un mondo globale e che con esso è necessario fare in conti, sicché neppure le singole Nazioni possono più fare da sole, è semplicemente disastroso. Prelude, come è stato autorevolmente affermato, a consentire e anzi a favorire l’instaurazione in alcune regioni dello Stato di veri e propri regimi mafiosi pronti a espandersi nelle altre e anche all’estero.
La giornata della Repubblica e della Costituzione dovrebbe inoltre richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sul pericolo estremo rappresentato dalla erosione della legalità e della stessa Carta derivante, all’interno del sistema, dall’abuso incontrollato di decreti, ordinanze e provvedimenti “amministrativi” del genere emanati all’insegna di emergenze troppo spesso inesistenti. Lo scoppio dello scandalo delle vili speculazioni sul terremoto d’Abruzzo e degli appalti affidati arbitrariamente sempre alle stesse imprese a scapito di molte altre con le carte in regola, e dei conseguenti abusi di ogni genere di cui sono piene le cronache, nel quadro della gravissima crisi economica globale richiedente gravi sacrifici, dovrebbe far riflettere tutti sulla necessità di quel “ritorno allo Statuto” che oltre cent’anni fa un politico reclamava anche se in vista di un fine diverso dall’attuale che è quello dell’eguaglianza e della giustizia per tutti.














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