Le regole per fare le riforme
Emilio Giribaldi, presidente del Comitato per la Costituzione
Lo abbiamo già detto e sentito dire tante volte, pure in mezzo alle più o meno informate disquisizioni o addirittura alle chiacchiere in materia delle “indispensabili riforme”.
1.Prima di tutto bisogna avere le idee sufficientementechiare su quali riforme siano realmente necessarie.
2.Secondo, si tratta di innovazioni legislative anche di livello costituzionale che debbono prescindere in modo assoluto dagli interessi esclusivi di una determinata categoria o, peggio, di persone singole.
3. In terzo luogo, il concetto di riforma non può prescindere da un ordine sistematico; vale a dire, non si può procedere a spizzichi e senza un quadro logico complessivo.
4. Quarto, non sono ammissibili improvvisazioni, superficialità e soprattutto lottizzazioni tra partiti o altre formazioni politiche.
In Italia sta avvenendo tutto il contrario.
Che non ci siano idee chiare è dimostrato da un solo esempio: tutto il susseguirsi di dichiarazioni di politici di vario livello e di varia appartenenza sullaRepubblica presidenziale, semi presidenziale, alla francese, alla tedesca e magari alla sudafricana, senza che nessuno si dia la pena di spiegare come dovrebbe funzionare il nuovo sistema e quali poteri dovrebbero essere assegnati, a titolo di necessario contrappeso e controllo, ad altri organi quali il Parlamento (eletto veramente e non “designato” come quello attuale), la Corte Costituzionale, la Magistratura. Prevale in chi pensa male la convinzione che l’idea, anche se confusa, del presidenzialismo preluda all’autoritarismo.
Tutti i progetti di riforma di cui si sente parlare, compresi quelli già andati in porto o quasi, sono finalizzati a tutelare soggetti determinati: immunità processuali, riduzione dei termini di prescrizione in materia penale, progetti di limitare grandemente le intercettazioni, vincoli alla stampa, tanto per fare qualche esempio. Il quadro è purtroppo sempre lo stesso.
In materia di scuola pubblica la confusione è notevole. Si capisce solo che la signora investita del Ministero competente non solo non abbia idee molto chiare su quella che dovrebbe essere una scuola moderna, ma per di più non muova un dito senza autorizzazione dell’onnipotente, o quasi, Ministro dell’Economia. Col risultato che le riforme introdotte sinora e quelle che si prospettano hanno la caratteristica comune del disordine o dell’improvvisazione. Con l’aggiunta dei continui tagli di fondi motivati dalla crisi economica, fatta eccezione quando si tratta di dare qualche “aiutino”diretto o indiretto agli istituti privati (cattolici) in violazione dell’articolo33 della Costituzione, o di passare in ruolo decine di migliaia di insegnati di religione (cattolica).
L’esempio più eclatante di attivismo, improvvisazione e disordine (il disegno è tuttavia evidente e a volte persino dichiarato) è quello della pretesa riforma della giustizia.Come si è già avuto occasione di notare recentemente, le cause della gravissima crisi che investe la giustizia italiana sono molteplici e complesse e necessiterebbero studi seri e approfonditi (che qualcuno ha già tentato) e di rimedi magari anche scomodi o dolorosi per le “corporazioni” dei giudici e degli avvocati. Tutto ciò viene totalmente ignorato da coloro che si propongono come riformatori e non fanno altro che sfornare a ripetizione progetti assurdi prima che incostituzionali, quali il cosiddetto processo breve, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, la sottoposizione del pubblico ministero al controllo dell’Esecutivo, la riduzione dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati.
Lo scopo vero, ripetiamo, è sempre lo stesso. Stravolgere la Costituzione materiale nell’interesse di un personaggio ben noto.














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