Crisi ed etica del mercato. Giuda e la Maddalena come metafora dell’economia
ASTI - Polo Universitario di Asti “Studi Superiori” ex caserma Colli di Felizzano - Piazzale Fabrizio De Andrè Corso Vittorio Alfieri n. 105
(a cura di Barbara Molina e di Ezio Claudio Pia)
La costante attenzione che il Centro Studi “Renato Bordone” sui Lombardi, sul credito e sulla banca dedica all’economia sia sul piano storico, sia come riflessione sulla contemporaneità è stata recentemente oggetto di autorevole apprezzamento da parte di studiosi di riconosciuto prestigio quali Jacques Le Goff, Paolo Prodi e Luciano Palermo.
Attivo da oltre 15 anni, il Centro Studi astigiano si è, infatti, affermato come spazio di coordinamento delle ricerche sul credito a livello europeo.
In questa prospettiva, in collaborazione con Ethica, Polo Universitario di Asti (ASTISS) e Progetto Culturale della Diocesi di Asti, ha programmato una interessante e inedita conferenza.
Venerdì 10 febbraio alle ore 17,30 presso il Polo universitario di Asti Studi Superiori (piazzale Fabrizio De Andrè, ex caserma Colli di Felizzano, Corso Alfieri 105, Asti), il professor Giacomo Todeschini, docente di Storia medievale all’università di Trieste, già visiting professor presso l’Ecole Normale Supérieure de Paris, fellow dell’Oxford Centre for Hebrew and Jewish Studies della Oxford University e membro dell’Institute for Advanced Study di Princeton animerà una conversazione sul suo volume, recentemente edito da “Il Mulino”,Come Giuda. La gente comune e i giochi dell’economia alle origini dell’epoca moderna.
L’ incontro, coerente con le linee di ricerca e approfondimento sull’etica economica proprie delle istituzioni organizzatrici, può costituire un’occasione di confronto sull’attuale congiuntura economica.
La partecipazione è libera e aperta a tutti.
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Fin dai primi decenni dell'era cristiana l'aspetto più inquietante della figura di Giuda è, al di là del suo tradimento, l'inadeguatezza della sua scelta economica: che tipo d'uomo poteva essere colui che aveva scambiato l'infinito valore del Cristo per la misera somma di trenta denari? Giuda diventa così il prototipo negativo di chi non sa riconoscere il vero valore delle cose, e, in particolare, di chi non riesce a comprendere le regole del mercato e dell'economia così come si sono venute assestando tra medioevo ed età moderna. Di contro, la figura della Maddalena, che "sperpera" i suoi beni per onorare il Signore, diventa emblematica dell'agire economico lungimirante e istituzionalmente corretto. Le conseguenze di questa contrapposizione si riflettono - come illustra il libro - nel codice di esclusione sociale che caratterizza la modernizzazione economica europea e alimenta lo stigma della gente comune di cui Giuda rappresenta la maschera.
Oggi la maggior parte delle persone non capisce il funzionamento della grande economia internazionale. I giochi della finanza, soprattutto, sono talmente cifrati e complessi da sfuggire alla comprensione dei non addetti ai lavori. La gente, oltre a non comprendere, è talmente convinta di non poter comprendere, da affidarsi ciecamente agli “esperti” ossia a quelli che già alla fine dell’Ottocento venivano definiti i sacerdoti della finanza. La ricostruzione di come la figura di Giuda Iscariota fu reinventata fra medioevo ed età moderna mostra come si è venuta producendo e diffondendo l’idea di una lontananza fra l’economia di tutti i giorni, quella di chi risparmia e va a fare la spesa, e la grande economia iniziatica sovranazionale gestita da gruppi anonimi o da personaggi invisibili. Giuda fu infatti sempre più rappresentato alla fine del Medioevo come il prototipo pesantemente negativo di tutti coloro che, accusati di perseguire soltanto i guadagni immediati più vantaggiosi per le loro famiglie, erano considerati incapaci di capire il senso e i segreti dell’economia ufficiale e dell’alta finanza raffigurate, invece, come funzionali per definizione ai bisogni della collettività e alla realizzazione di un’economia del “bene comune”. La lungimiranza economica venne quindi sempre più rappresentata come caratteristica di chi, esperto di economia e di religione, faceva parte di una ristretta minoranza di eletti, ed era quindi in grado di amministrare nel modo migliore sia le proprie ricchezze sia quelle della comunità sociale di cui era il più insigne rappresentante. La sfiducia della gente “comune” nella propria capacità di fare scelte economiche giuste, è dunque anche il frutto di un lungo percorso storico lungo il quale le persone appartenenti a gruppi sociali di scarso potere hanno gradualmente appreso a non fidarsi di sé in ambito economico.
L’autore
Giacomo Todeschini insegna Storia Medievale all’Università di Trieste dal 1979, è titolare della cattedra di Storia Medievale (I fascia) presso la medesima Università dal 1994 ed è autorevole membro del comitato Scientifico del Centro Studi “Renato Bordone”, sui Lombardi, sul credito e sulla banca di Asti. È tra i massimi esperti a livello internazionale sui temi dell’etica economica e dei meccanismi di inclusione ed esclusione sociale. I suoi studi hanno come oggetto lo sviluppo delle teorie e dei linguaggi economici medievali, la dottrina cristiana riguardante l’infamia e l’esclusione dalla cittadinanza e dal mercato, e il ruolo politico-economico degli ebrei nel mondo cristiano medievale e moderno. E’ stato visiting professor presso l’Ecole Normale Supérieure (Paris, 2001), fellow dell’Oxford Centre for Hebrew and Jewish Studies (Oxford University, 2004/2005), e member dell’Institute for Advanced Study (Princeton, 2007/2008). E’ stato interpellato in qualità di referee da: Royal Holloway University (London), Institute for Advanced Study (Princeton), Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (Paris), Bar Ilan University (Ramat Gan – Tel Aviv), Rothschild Foundation (London). E’ stato membro di commissione in Jury de Thèse dottorali presso le Università di Paris Ouest (Nanterre), Lyon 2, Nice Sophia-Antipolis. Ha partecipato come relatore a numerosi congressi e seminari di studio in Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Israele e Stati Uniti (vedi la lista delle pubblicazioni). Nel corso del 2010 ha organizzato, su richiesta della Harvard University, e in collaborazione con il professor Baber Johansen, il workshop “Christian relations to Jewish Finance in Europe (12th-16th centuries)” (18-19 febbraio 2011, Harvard University, Divinity School).
Dall’Introduzione del volume Come Giuda. La gente comune e i giochi dell’economia alle origini dell’epoca moderna, Bologna, Il Mulino, 2011
Giuda oggi non viene preso sul serio: quando se ne parla, le persone sorridono, e cioè danno a capire che ritengono (che si ritiene in generale) questa figura una figura ovvia. Tutti sanno che era un traditore, un personaggio talmente brutto, così proverbialmente malvagio e infido, da diventare ridicolo. In effetti parlarne o scriverne, benché da ultimo vi sia una nuova attenzione per l'apostolo infame, continua ad apparire superfluo. O è faccenda da teologi, o è questione da eruditi, e magari da moralisti. Non per caso Giuda e la sua storia hanno circolato fra Otto e Novecento nelle retoriche del patetico e del romanzesco: il cattivo dei Vangeli, salvo rare eccezioni, è stato appreso per lo più per il tramite di narrazioni fantasiose e grottesche, apparentemente non inquietanti. Sin dal Medioevo, del resto, e dalla «leggenda» che lo immortalò come mostro perversamente incestuoso e parricida, Giuda è stato rappresentato e divulgato nel segno dell'anomalia e della eccezione. Insomma, stando a quello che risulta dal discorso pubblico e quotidiano, Giuda non è persona che «ci» riguardi. A tal punto Giuda è estraniato da quanto chiamiamo «noi», che il nome che lo designa si è trasformato in parola dispregiativa {un giuda), scivolando sino a significati traslati appartenenti alla lingua più comune e quotidiana, quella apparentemente più neutra {un judas in francese indica una piccola apertura, uno «spioncino» da cui, segretamente, si può vedere non visti). Poiché divenuto elemento linguistico comune, Giuda compare poi anche e spesso nel discorso quotidiano per contrassegnare certi oggetti, in modo apparentemente tranquillo (dall'internazionale albero di Giuda, al bran de Judas francese, la macchia di rossore sul viso).
Il fatto che taluni economisti abbiano fatto uso dell'espressione l’economia di Giuda per riflettere sull'esplosione recente di un'economia finanziaria e improduttiva su scala planetaria, conferma l'inserimento di quanto e implicato da «Giuda» nel profondo apparentemente non analizzabile dei discorsi economici. Proprio perché, come oggi avviene, è quotidiana la domanda che gli economisti pongono a se stessi a proposito delle crisi del mercato e della fiducia e sul perché del dilagare di un'anonima logica della finanza in grado di trascinare nella sua spirale milioni di credule persone «qualunque».
Se la fiducia dei risparmiatori «qualunque» in chi promette loro improbabili ricchezze è l'odierna versione di una fede mal riposta e tuttavia enigmatica, come mai «Giuda», figura ed emblema a un tempo sia dell’inaffidabilità sia dell’incapacità economica,appare tanto lontano dalle indagini serissime che economisti e psicologi conducono sulle ragioni delle scelte economiche di individui e gruppi? ...
In che modo si fa una scelta economica? Perché si decide di comprare questo o quello? Come mai tanta gente decide, ha deciso, oggi come nell’Ottocento bancarottiere descritto da Emile Zola, di affidarsi a chi - apparentemente autorevole - le consigliava di investire i propri risparmi in titoli di credito a rischio? Perché questa folla si è fidata? La faccenda è tanto più misteriosa visto che tutte queste persone, di giorno in giorno, nello specifico delle loro vite, non sarebbero state disposte a mettere in pericolo quel poco che avevano da parte, né tanto meno ad affidarlo ad altri, per quanto ben conosciuti.
Elenco delle pubblicazioni
· 1980Un trattato francescano di economia politica: il De emptionibus et venditionibus, De usuris, De restitutionibus di Pietro di Giovanni Olivi (Roma, Istituto Storico Italiano per il Medioevo)
· 1989 La ricchezza degli ebrei. Merci e denaro nella riflessione ebraica e nella definizione cristiana dell'usura alla fine del Medioevo (Spoleto, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo)
· 1994 Il prezzo della salvezza. Lessici medievali del pensiero economico (Roma, La Nuova Italia Scientifica)
· 2002 I mercanti e il tempio.La società cristiana e il circolo virtuoso della ricchezza fra medioevo ed età moderna (Bologna, il Mulino)
· 2004Ricchezza francescana. Dalla povertà volontaria alla società di mercato (Bologna, il Mulino: traduzione francese, Verdier, Paris, 2008; traduzione inglese, St. Bonaventure University, New York, 2009)
· 2007Visibilmente crudeli. Malviventi, persone sospette e gente qualunque dal medioevo all’età moderna (Bologna, il Mulino)
· 2011 Come Giuda. La gente comune e i giochi dell'economia all'inizio dell'epoca moderna, (Bologna, il Mulino)
Articoli in Riviste Scientifiche
· 1976Oeconomica franciscana. Proposte di una nuova lettura delle fonti dell'etica economica medievale, "Rivista di Storia e Letteratura Religiosa" XII 1, pp. 15-77.
· 1977Oeconomica Franciscana II. Pietro di Giovanni Olivi come fonte per la storia dell'etica economica medievale, "Rivista di Storia e Letteratura religiosa" XIII 3, pp. 461-494.
· 1983 Teorie economiche degli ebrei alla fine del Medioevo. Storia di una presenza consapevole, "Quaderni Storici" 52 XVIII/1, pp. 181-225.
· 1987Una polemica dimenticata: Sombart e "Die Juden und das Wirtschaftsleben" nella discussione storiografica (1911-1920), in "Società e storia" 35, pp. 139-160.
· 1990 Familles juives et chrétiennes en Italie à la fin du Moyen Age: deux modèles de développement économique, in "Annales E.S.C." 45/4, pp. 787-817.
· 1992 "Quantum valet?" Alle origini di un'economia della povertà, in "Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo" 98, pp. 173-234.
· 1995Testualità francescana e linguaggi economici nelle città italiane del Quattrocento, in “Quaderni Medievali” 40, pp. 21-49.
· 1997"Judas mercator pessimus". Ebrei e simoniaci dall'XI al XIII secolo, in "Zakhor. Rivista di storia degli ebrei in Italia" I, pp. 11-23.
· 1998 Stereotipi antisemiti: il serbatoio e il ghiacciaio. A proposito di un seminario italo-francese di studi, “Zakhor. Rivista degli Ebrei d’Italia” II, pp. 157-166.












