CultureIncontri
Blog di informazione culturale, turistica, paesaggistica e ambientale a cura dell'Associazione Davide Lajolo
Ideazione e direzione: Laurana Lajolo
Direttore responsabile: Valentina Archimede
 

Che cosa studio a fare?

Una studentessa e un'insegnante contro i privilegi delle scuole private (Da Vanity Fair)

Che cosa studio a fare?

E' mai possibile che appena guardo fuori dalla finestra della mia scuola io veda in continuazione gli studenti della scuola di fronte in pausa?
Io trascorro cinque ore la mattina e altrettante il pomeriggio in compagnia dell'allegro Seneca e del simpatico Aristotele, mentre lì davanti entrano alle nove ed escono a mezzogiorno (sempre se ci vanno), lo studio pomeridiano è vietato, hanno la pausa-sigaretta perenne, recuperano due anni in uno e usciranno dalla maturità più o meno con il mio stesso voto, olè. Basta che il papi sborsi. Ha dunque senso che io mi faccia il sederino?

CORNFLAKE



Sono insegnante in un istituto tecnico commerciale. Tempo fa, in un tranquillo zapping da domenica sera, finisco su Raitre, trasmissione Presa Diretta, tema della puntata "la scuola fallita". Si parla dei contributi pubblici alle scuole paritarie, adesso non si chiamano più private, così è tutto meno chiaro.
Si entra in questi istituti modello, in Lombardia, che vantano aule pulite, grandi laboratori, palestre, mense, piscine. Il tutto pagato dai genitori, con rette annuali dai seimila euro in su, salvo scoprire che la Regione Lombardia offre un contributo annuale di 1.050 euro alle famiglie che ne fanno richiesta, indipendentemente dal reddito: parliamo di famiglie con redditi dai 42 mila ai 198 mila euro annui; poi scopri ancora che lo Stato italiano ogni anno versa alle scuole paritarie una cifra doppia rispetto a quella che versa alle scuole pubbliche. Ci si sposta in Sicilia, agli antipodi: istituti pubblici che cadono a pezzi, laboratori inagibili, bambini di scuola materna in classe col cappotto perché il riscaldamento non funziona, alunni con grave handicap che si sono visti togliere l'insegnante di sostegno. Spero che il ministro Gelmini, quando fra un po' di anni accompagnerà la sua bambina in una di quelle scuole di élite, provi ogni mattina, varcando il cancello, una leggera fitta al petto, verso sinistra, dove di sotto sta il cuore, che le ricordi che il diritto all'istruzione nel nostro Paese non è uguale per tutti, e che sua figlia entra in quella scuola fantastica con i soldi del popolo italiano, sottraendoli ai bambini costretti a stare in aula col cappotto.

Anna Maria Boldrini

Pubblicato da: Redazione il 27/03/2010

in: Le mappe del tesoro

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Giovanna Marini in Quartetto Vocale - Le Fosse Ardeatine

per non dimenticare l'eccidio compiuto a Roma io 24 marzo 1944

Canto composto da Giovanna Marini per non dimenticare l'eccidio compiuto a Roma io 24 marzo 1944 dalle truppe tedesche di occupazione, in cui furono barbaramente uccisi 335 italiani. La registrazione è stata effettuata il 9 marzo 2009 al Teatro della Tosse di Genova. Insieme a Giovanna Marini hanno cantato da sinistra Patrizia Nasini, Patrizia Bovi, Francesca Breschi.

 

Oggi 24 Marzo 2010 ricorre l'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui vennero assassinati brutalmente 335 italiani, come atto di rappresaglia all'attacco partigiano del 23 Marzo di Via Rasella in Roma in cui morirono 33 soldati tedeschi appartenenti alle SS.
Il responsabile della strage era l'allora tenente colonnello Herbert Kappler, capo della Gestapo a Roma. Lo stesso ufficiale che era stato responsabile il 16 ottobre 1943 della deportazione di 1.023 ebrei romani verso i Lager.

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Pubblicato da: Redazione il 24/03/2010

in: Diritti e Rovesci

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Un museo che è una miniera

Da "Luoghi di Sicilia - Periodico telematico di cultura 77/78 - Marzo/Aprile 2010

Un museo che è una miniera

PRIMO PIANO La Sicilia dei “carusi” e dei minatori torna a vivere in provincia di Caltanissetta.
Dopo sei anni di lavori, costati oltre cinque milioni e mezzo di euro, riapre la ex miniera Trabia-Tallarita, trasformata in museo delle solfare. E’ stata tra le più grandi miniere in Europa.

Leggi tutto l'articolo nel .pdf allegato
oppure su www.luoghidisicilia.it

 

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Lettera aperta di una scrittrice albanese a Silvio Berlusconi

Di Elvira Dones

Lettera aperta di una scrittrice albanese  a Silvio Berlusconi

Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

"Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi".
Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione. "
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate.
A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.
Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.
E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo
Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.
Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente.. . Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. 
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente
camminare a spalle dritte e testa alta.
L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.
Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle
azioni di uomini come Berlusconi e company. Pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne è messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi.
Mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi"

Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all'Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

Pubblicato da: Redazione il 23/03/2010

in: Punti di vista

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(Ultimo 27/03/2010 ore 14:01)

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Il TG1 ha censurato i 150.000 di Milano

Lettera di protesta di Libera - Così il TG1 tradisce il ruolo del Servizio Pubblico

Il TG1 ha censurato i 150.000  di Milano

Al Presidente della Rai Paolo Garimberti
Al Consiglio di Amministrazione della Rai
E per conoscenza alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana
All'Usigrai
Al Comitato di redazione del Tg 1


La Fondazione Libera Informazione denuncia fermamente il modo vergognoso in cui il Tg 1, principale giornale televisivo del Servizio Pubblico, ha trattato la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie che si è svolta a Milano il 20 marzo su iniziativa di Libera e di Avviso Pubblico.
Nell'edizione delle 13:30 il Tg 1 ha ignorato l'evento, mentre in quella delle 20:00 vi ha dedicato una notiziola di meno di trenta secondi, coperta da generiche immagini, in coda al notiziario e addirittura dopo la notizia dell'estrazione del lotto.
Si è ignorato così in modo offensivo e grottesco un grande corteo di 150.000 persone (cifre riportate dalla stampa di opinione come il Corriere della Sera e La Stampa) che si è svolto nel cuore di Milano riempiendo piazza Duomo, in ricordo delle Vittime delle mafie, presenti centinaia di familiari, per denunciare l'avanzata degli interessi criminali che mettono in pericolo la democrazia.
Il Tg 1 è venuto meno al fondamentale dovere di rappresentare la realtà nella completezza dell'informazione e al ruolo della Rai come Servizio Pubblico finanziato da tutti i cittadini.

Roberto Morrione
Presidente della Fondazione Libera Informazione

Pubblicato da: Redazione il 23/03/2010

in: Diritti e Rovesci

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Il governo elimina le tariffe agevolate

Anita Molino Presidente Fidare (Federazione Italiana Editori Indipendenti),

IL GOVERNO, DAL 31/03/2010, SENZA PREAVVISO, SENZA ALCUNA CONSULTAZIONE, HA ELIMINATO LE TARIFFE AGEVOLATE PER LA SPEDIZIONE DI LIBRI
Tutto è successo nel silenzio generale: con decreto del 30 marzo 2010, viene eliminata la tariffa ridotta editoriale e spedire un libro in pacco contrassegno passa dai circa € 2,84 (0,97 senza contrassegno) agli attuali € 5,50 fino a 2 chili e € 8,17 dai 2 ai 5 chili.
Ora come faremo? Come faranno i lettori? Questo provvedimento pregiudica il rapporto diretto con il lettore e quella vendita online che per le case editrici indipendenti è un´indubbia risorsa, ma in realtà colpisce duramente tutti coloro che operano nel settore editoriale.
Librerie, grossisti, distributori saranno ancora più ostacolati nel reperimento e invio dei libri. Il danno per il Paese intero nella sua dimensione culturale è incalcolabile.
Facciamo nostra la posizione dell´Associazione Italiana Editori, secondo la quale, con le parole del suo presidente Marco Polillo: "Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l´informazione del paese: il canale postale è infatti uno strumento fondamentale di diffusione dei libri, soprattutto in quelle zone d´Italia non servite da librerie."
Di fronte a provvedimenti di tal fatta crediamo sia lecito domandarsi quale sia il significato di tanti proclami sulla cultura e quale sia la funzione di tanti responsabili che a diversi livelli, compreso quello governativo, si occupano di cultura. È indispensabile che la decisione sia dunque rivista e ripristinate le agevolazioni al più presto.

Pubblicato da: Redazione il 22/03/2010

in: Diritti e Rovesci

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