I vent'anni di “TEATRO E COLLINE”. Il festival di Calamandrana Alta festeggia
L'attore premiato a Cannes Elio Germano e tante altre ragioni per salire sulla collina del Teatro Contemporaneo
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Un vergognoso emedamento del centro destra
Di Luciano Nattino, Regista
Un atto parlamentare che si commenta da se.
Si erano inventati un emendamento proprio carino.
Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.
Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che
proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità". Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel
Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707:
- sen. Maurizio Gasparri (Pdl), un nome una garanzia
- sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
- sen. Gaetano Quagliariello (Pdl), quello sempre tutto compunto che si è battuto contro l'"omicida" Beppino Englaro;
- sen. Roberto Centaro (Pdl),
- sen. Filippo Berselli (Pdl),
- sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il
- sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).
Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina); il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...); il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti" mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
Emergenza in Libia
La petizione
Nel carcere di Misratah in Libia, ci sono stati duri scontri tra profughi eritrei, che avevano rifiutato di fornire le proprie generalità all'ambasciata del Paese da cui stanno fuggendo, e la polizia di Gheddafi.
Più di 200 persone sono state deportate con i container nel carcere di Brak, vicino a Sabah, nel deserto libico.
Tra loro anche una parte degli eritrei respinti in mare dalla marina italiana nell'estate 2009.
Se fossero arrivati in Italia probabilmente avrebbero avuto la protezione umanitaria.
Invece, in queste ore, oltre a subire le violenze della polizia libica, rischiano l'espulsione in Eritrea, paese dittatoriale da cui stanno fuggendo.
Tutto ciò deve essere fermato.
Invitiamo tutti a scrivere immediatamente al Presidente della Repubblica.
Cliccate qui per sapere come.
La comunità internazionale e le organizzazioni umanitarie si stanno mobilitando.
L'on.Tuadì ha presentato un'interrogazione parlamentare.
Le violenze e le ingiustizie in Libia ormai sono sotto gli occhi di tutti.
La politica dei respingimenti produce solo violenza e violazione dei diritti umani.
Il successo di Maroni è di aver reso l'Italia un Paese illegale rispetto alle convenzioni internazionali.
Ora tutto ciò va fermato.
Rinnovare le politiche sociali Per ridisegnare un nuovo modello di welfare locale
Di Salvatore Rao, La bottega del possibile
La crisi non è solo economico-produttiva ma anche sociale, culturale e valoriale.
La spesa per assistenza sociale è in costante diminuzione da alcuni anni, in termini di incidenza sul Pil la spesa sociale rappresenta l’1,9%.
Di fronte ad una domanda crescente non solo occorrerebbero più risorse ma certamente una diversa distribuzione delle attuali risorse disponibili
E’ opinione diffusa tra gli operatori e gli studiosi della materia come sia bassissima l’efficacia delle nostre politiche sociali di contrasto alla povertà
Il nostro paese, èsegnato da un grande divario territoriale.
Il nostro sistema di welfare è imperniato tuttora su un modello riparatorio
Il nostro sistema di welfare vive una sua crisi, ormai da tempo, che va anche ricondotta al passaggio da una societa fordista a quella post-fordista..
Un welfare che si trova a fare i conti, oggi, con la sfida delle domande crescenti, poste anche da una maggiore molteplicità di soggetti rispetto al passato:
Un quadro mutato
Si rende necessario un traghettamento delle nostre politiche sociali:
il passaggio da un welfare improntato dalle politiche attive di inserimento economico-sociale contro l’esclusione alle politiche per la coesione e sviluppo locale chiamate a fronteggiare, non solo più l’esclusione, ma anche la vulnerabilità.
Un nuovo sistema di welfare locale può affermarsi se vi sarà una partecipazione attiva e responsabile dei cittadini, dei soggetti e attori locali. Si realizza attraverso quel patto locale che viene stretto nella comunità dai suoi vari attori, soggetti pubblici e del privato sociale quale è appunto il PDZ.
La crisi ha evidenziato, ulteriormente, i limiti del nostro sistema di welfare specie sotto il profilo della tutela del reddito e degli ammortizzatori sociali.
Urgono politiche attive del lavoro, politiche abitative nuove, urgono politiche per la salute, di sostegno al consumo responsabile, di sostegno al risparmio e al credito, di alfabetizzazione finanziaria
Il nuovo welfare e la relazione
Un nuovo welfare non può non operare per la valorizzazione del lavoro sociale, necessita di definire l’ambito territoriale ottimale, passa anche attraverso la gestione associata dei servizi,
Infine un nuovo welfare potrà affermarsi se saremo capaci di praticare e avvalerci di un modello di sussidiarità virtuosa, generatore di processi di cambiamento, di partecipazione, di responsabilità sociale di tutti gli attori.
Il testo riprende l’intervento di Rao alla presentazione del n. 21 di culture La memoria del futuro, Centro S. Secondo 21 giugno 2010.
Pubblicato da: Redazione il 06/07/2010
in: Diritti e Rovesci
Tags: costituzione , crisi , lavoro , politica, leggi
Con la luna nei boschi dei Saraceni
Passeggiata notturna - Vinchio (At), 10 luglio 2010
Sabato 10 luglio alle ore 21.00 dal parcheggio della Riserva naturale della Val Sarmassa (sulla strada tra Vinchio e Cortiglione) parte la suggestiva passeggiata notturna “Con la luna nei boschi dei Saraceni” organizzata dall’Associazione culturale Davide Lajolo, il Comune di Vinchio e l’Ente Parchi Astigiani.
E’ l’occasione per percorrere i sentieri nei boschi della Valle della Morte accompagnati da un mare di lucciole là dove la leggenda racconta che il marchese Aleramo nel 935 sconfisse i Saraceni.
Nel punto più profondo della Valle alla luce dei fari si potranno osservare, con l’aiuto del paleontologo Piero Damarco dell’Ente Parchi Astigiani, gli affioramento di fossili deposti durante l’età pliocenica dai 5 ai 2 milioni di anni fa.
Si consigliano scarpe comode e chiuse e una torcia.
Al ritorno, alle ore 23.00 al Bricco di Monte del mare nel cuore della Riserva naturale della Val Sarmassa, alla luce delle fiaccole, si svolgerà nella pineta un affascinante concerto di musica e poesia “Omaggio a Federico Garcia Lorca: Voci suoni e colori gitani” con Mario Nosengo voce recitante, Simona Scarrone flauto, Andrea Bertino violino, Mario Gullo chitarra.
In conclusione uno spuntino con degustazione dei vini della Cantina di Vinchio - Vaglio Serra.
>> leggi tutti i dettagli su www.davidelajolo.it
>> vedi il programma del concerto
Pubblicato da: Redazione il 06/07/2010
in: Le mappe del tesoro
Tags: asti, cultura , culture/incontri , lajolo , parchi e riserve
Proviamo ad indignarci
di Claudio Sasso
Tracce della prima prova, tipologia b, saggio breve o articolo di giornale, Ambito storico politico. Argomento: Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader.
Quattro i documenti proposti: il primo è quello di Benito Mussolini.
Non un discorso del ’19, non uno dei tanti discorsi sulla gioventù fascista, ma proprio il discorso del 3 gennaio 1925, quello dell’assunzione di responsabilità del delitto Matteotti, quello con cui si affossa definitivamente il parlamento e con cui si dà inizio al regime fascista. Quello che afferma che ” se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”.
Il discorso, tra l’altro, viene proposto con il ripetuto corredo degli applausi(“vivissimi e reiterati applausi”) e di alcune selezionate voci che si levano dalla Camera dei deputati (“Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!”). L’unico passaggio del brano scelto dal ministero in cui si fa cenno alla gioventù è il seguente:
”. . .se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa!(Applausi)”
Si potrebbe obiettare: il candidato è libero di condannare, deprecare, spiegare; a volte i documenti proposti dal ministero non sono del tutto condivisibili e bisogna esercitare la propria capacità critica su di essi, eventualmente contestandone le affermazioni.
Sembra che l’obiezione non tenga: non risulta che mai siano state introdotte nei documenti dell’esame di stato affermazioni di delinquenti o malfattori e qualsiasi documento proposto in tale sede assume di per sé una sua rispettabilità e viene affrontato come dotato di veridicità e serietà.
Inoltre mentre gli altri documenti proposti sono centrati sui giovani e la politica, che è l’argomento su cui produrre il saggio o l’articolo, questo non lo è affatto se non quando afferma che i giovani che hanno usato l’olio di ricino ed il manganello sono “la migliore gioventù italiana”.
Anche se degne di nota si possono anche superare le osservazioni che derivano dall’accostamento del documento in questione con il successivo di Palmiro Togliatti: quello che non si può tollerare assolutamente è la attribuzione di veridicità e dignità ad un discorso che, come scrive Adriano Prosperi su Repubblica”” gronda sangue”, quello in cui si giustifica l’olio di ricino, il manganello, lo squadrismo e, in particolare, il delitto, l’omicidio degli oppositori politici. Non un testo di Giacomo Matteotti, martire della libertà, ma del suo omicida morale.
Non molti tra i colleghi (ho apprezzato particolarmente l’intervento critico di Antonella Martina in un’intervista su “La stampa”) con cui mi sono confrontato hanno sentito la stessa indignazione per un atto gravissimo ed anche molti organi di stampa hanno dato la notizia in maniera neutra, come se questo discorso di Mussolini fosse un normale documento su cui discutere in un esame di stato accanto a quello di Aldo Moro, di Palmiro Togliatti e di Giovanni Paolo II.
Evidentemente il livello di assuefazione allo stillicidio di attacchi alla costituzione antifascista, al Presidente della Repubblica, alla Corte costituzionale, alla Magistratura, al Parlamento(“aula sorda e grigia”) da parte di questa maggioranza ha ormai pervaso tutti e tutto e l’esercizio continuo(cui non è estraneo del tutto neanche il centro sinistra) di equiparazione di fascisti ed antifascisti e di “sdoganamento” a tutti i livelli del fascismo e delle sue efferatezze ci pervade ed ottunde.
Magari in pochi, ma protestiamo, invece, in tutte le sedi e le modalità che ci vengono offerte, contro questo palese affronto alla nostra coscienza di cittadini di una repubblica per ora dichiaratamente democratica prima che i manipoli di qualcuno bivacchino di nuovo nelle sedi della nostra democrazia
Invio questa breve nota ad alcuni di coloro che so essere di solito sensibili e spero che a loro volta la inoltrino a quanti desiderano, in modo che si discuta e si protesti come si può.


















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